(TEMPOITALIA.IT) Molti meteo appassionati e comuni lettori ci chiedono quando arriva il vero freddo. Attenzione. Non vogliamo enunciare la data precisa. Ma andiamo secondo la statistica. Questo perché, oramai da decenni, il periodo settembrino e spesso anche quello ottobrino non sono certo da cappotto. In questo articolo andiamo ad analizzare alcune novità.
Una precisazione importante
È necessario sottolineare che si tratta di proiezioni di lungo termine, non di previsioni meteo puntuali. Queste ultime ci dicono come sarà il tempo nel giorno X. Mentre gli scenari evidenziano indicativamente quando potrebbe cambiare il pattern.
Le condizioni atmosferiche lasceranno presto spazio a correnti di matrice oceanica che porteranno valori termici contenuti: difficilmente le temperature massime supereranno i 20 gradi nei primi giorni di ottobre. Ciò significa che il clima autunnale potrebbe davvero presentarsi un po’ precocemente rispetto alle ultime annate. Diciamo come una volta. Già settembre sta risultando un mese nelle medie per le aree settentrionali.
Le tendenze
Guardando alle prossime settimane, appare quindi probabile che tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre le regioni settentrionali italiane vengano raggiunte da correnti fresche accompagnate da perturbazioni oceaniche. Questo sarebbe sicuramente qualcosa di normale. Non dobbiamo urlare al freddo improvviso.
Oltretutto, se ciò avvenisse non comporterebbe soltanto un sensibile abbassamento delle temperature, ma anche il ritorno della neve sui rilievi alpini. Alcuni decenni fa, già a metà ottobre le Alpi si imbiancavano anche al di sotto dei 2000 metri con una certa frequenza. Era ovviamente da dicembre a marzo che erano stabilmente innevate nei 1000 metri in su.
Però già in ottobre si vedevano numerosi cappucci ben imbiancati. Adesso la situazione è cambiata. Piove Paradossalmente di più, ma a quote neve più elevate e soprattutto tra una perturbazione e l’altra c’è un rimpiazzo di alta pressione molto più caldo. Questo vuol dire che la neve fonde prima.
Un’ulteriore precisazione
Non tutti sanno che le fasi più significative di accumulo nevoso in alta montagna non avvengono sempre in pieno inverno. Anzi, le stagioni intermedie, ovvero autunno e primavera, sono spesso quelle che garantiscono le precipitazioni più abbondanti, in particolare sui ghiacciai, almeno oltre 3000.
Questo accade perché le perturbazioni nei suddetti periodi risultano frequenti e intense, e quando sono accompagnate da un adeguato calo termico riescono a portare nevicate anche copiose sopra i 2500 metri. Mentre in inverno è il freddo che dovrebbe fare da padrone.
Nella stagione invernale nevica poco sulle Alpi. Perché i flussi sono più spesso da nord-ovest. E quindi le Alpi meridionali rimangono sottovento. Solo che se fa molto più caldo di un tempo, allora il rischio di vederle spoglie nel periodo invernale è quanto mai concreto.
