(TEMPOITALIA.IT) Una settimana di scienza e diritto climatico ha acceso i riflettori su un tema scomodo ma ormai inevitabile: il “superamento”. Nella cittadina austriaca di Laxenburg, la prima conferenza internazionale dedicata al superamento ha riunito circa 200 ricercatori e giuristi per discutere se, come e con quali conseguenze il mondo possa oltrepassare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di 1,5 °C e poi rientrarvi “dall’alto”, grazie a rimozioni di CO₂ e a una mitigazione più rapida.
Che cosa significa davvero “superamento”
In climatologia, superamento non è solo “andare oltre”: implica riconoscere un mancato obiettivo e pianificare le azioni per ridurre al minimo il picco e accorciare la durata dell’uscita da 1,5 °C. L’IPCC nell’AR6 definisce i percorsi di superamento come traiettorie in cui la temperatura globale oltrepassa temporaneamente la soglia per poi tornare sotto 1,5 °C. Il messaggio di Jim Skea (presidente IPCC) è stato netto: serve terminologia precisa, perché un singolo percorso può superare nel breve e limitare nel lungo termine. Non ogni scenario sopra 1,5 °C è “overshoot”: lo è solo se la temperatura rientra sotto la soglia entro un orizzonte definito.
Dalla teoria ai grafici: percorsi diversi, rischi diversi
Gli scenari presentati mostrano superamenti più o meno pronunciati: si va da picchi alti, con rientro affidato a CDR su larga scala, a picchi modesti che si stabilizzano intorno a 1,5 °C. Più alto e più lungo è il picco, maggiori sono i rischi accumulati per società ed ecosistemi.
Ambizione, fattibilità e la “gestione del fallimento”
Per Joeri Rogelj (Imperial College London), prepararsi a gestire un mondo che supera 1,5 °C è un esercizio di “gestione del fallimento”: chiamare le cose col loro nome aiuta a minimizzare i danni e a definire azioni a breve termine per un’inversione a lungo termine. Nel dibattito, Hans Joachim Schellnhuber ha provocato (“1,5 °C è morto?”), mentre Ralph Regenvanu (Vanuatu) ha chiesto di rifiutare la normalizzazione del superamento: “ogni decimo di grado conta”.
Sul piano politico-giuridico, una recente pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia rafforza l’idea che gli NDC debbano riflettere la massima ambizione possibile per mantenere l’obiettivo di temperatura a lungo termine dell’Accordo di Parigi. Ma come ha ricordato Oliver Geden (IPCC WGIII), riportare il termometro a 1,5 °C non è ancora un progetto politico condiviso: perfino tra i paesi avanzati, solo la Danimarca ha fissato un traguardo netto negativo quantificato (−110% entro 2050, base 1990), mentre Finlandia e Germania stanno valutando obiettivi simili; paesi come Panama, Suriname e Bhutan sono già netto negativi.
Rimozione del carbonio: necessaria, ma con molte incognite
Per rientrare da un superamento serve arrivare a emissioni nette negative. Le opzioni vanno dalla riforestazione alla cattura diretta dall’aria, fino alla BECCS. Ma restano enormi lacune: quanto è efficace la CDR a diversi livelli di riscaldamento? Quanto sono irreversibili alcune risposte del sistema Terra? E soprattutto, esiste simmetria tra il riscaldamento “in salita” e il raffreddamento “in discesa” quando togliamo CO₂? A Laxenburg, questa domanda è risuonata spesso.
Un punto chiave è evitare la deriva del “CDR al posto della mitigazione”. La rimozione non può diventare una scappatoia: deve rafforzare, non indebolire, la decarbonizzazione rapida. Studi presentati hanno esplorato differenze regionali nella capacità di scalare la CDR, i rischi per la biodiversità di interventi terrestri su larga scala e i limiti legali all’uso della CDR come leva per raggiungere target netto negativi.
Impatti del superamento: non tutti tornano indietro
Superare 1,5 °C significa perdere di più: ghiacciai, risorse idriche, barriere coralline, ma anche vite umane per caldo estremo. Nuove analisi indicano che, su tutto il XXI secolo, uno scenario che supera 1,5 °C di 0,1–0,3 °C e poi rientra entro 2100 può portare a +15% di mortalità legata al caldo rispetto a un superamento minore. La temperatura di picco sembra contare molto per gli estremi, mentre per fenomeni cumulativi – come innalzamento del livello del mare – pesano soprattutto durata e velocità del rientro.
Geoingegneria solare: vincitori e vinti
In alcuni esperimenti di modellizzazione, utilizzare gestione della radiazione solare per “appiattire” il picco produce un mondo diverso da quello che rientra con tagli emissivi: precipitazioni riequilibrate in alcune regioni del Nord globale, ma siccità in vaste aree del Sud globale; in certe zone tropicali, notti più calde persino rispetto a un mondo a 2 °C senza geoingegneria. Il risultato? Questioni acute di equità e responsabilità.
Adattamento in tempi di superamento: pianificare l’incertezza
La ricerca su adattamento e superamento è ancora nascente, ha ricordato Kristie Ebi (University of Washington). Le città e i territori devono però attrezzarsi prima del picco, quando si costruisce la resilienza che consente di “passare dall’altra parte”. Nella pratica, questo significa rivedere piani infrastrutturali, valutare spazi di sollievo per le ondate di calore – come i “rifugi climatici” censiti nell’area di Lisbona – e integrare nei modelli fattori socio-politici spesso trascurati: governance, cohesione sociale, conflitti.
Un messaggio duro arriva dagli studi sullo sviluppo umano: all’aumentare del picco, ISU e capacità di recupero peggiorano, e anche negli scenari più ottimistici la quota di danni riassorbibili resta inferiore al 50%, senza contare gli impatti irreversibili come il mare che sale.
Diritto, perdite e danni: oltre lo “zero netto”
Il diritto internazionale sta facendo i conti con un mondo di superamento. La Corte Internazionale di Giustizia ha chiarito che 1,5 °C è l’obiettivo primario: ciò implica che gli Stati devono puntare non solo allo “zero netto”, ma anche a emissioni negative per riportare il clima entro la soglia. Servono norme su CDR e SRM, salvaguardie per biodiversità ed equità intergenerazionale, e un coordinamento che potrebbe passare da tappe come il Bilancio Globale 2028.
Sul fronte della giustizia climatica, il superamento sposta oneri su giovani e comunità vulnerabili, aumenta la domanda di finanza per l’adattamento e intensifica le competizioni per terra, acqua e materiali richiesti dalle tecnologie di rimozione. Le sessioni su perdite e danni hanno evidenziato limiti sociali rigidi e la necessità di includere più fattori – biofisici ed economici – nelle valutazioni di abitabilità.
Come comunicarlo: chiarezza senza eufemismi
Scienziati e comunicatori hanno lavorato a dichiarazioni congiunte per guidare la ricerca futura e l’informazione pubblica. La raccomandazione è di evitare un lessico confuso: al grande pubblico interessa sapere che cosa possiamo controllare oggi – le emissioni – e perché minimizzare il picco e accorciare il superamento riduce rischi, violazioni dei diritti umani e cambiamenti irreversibili nei sistemi sociali, ecologici e del sistema Terra.
Credit: Carbon Brief – Overshoot conference coverage, IPCC AR6 Glossary – Overshoot, International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) – Overshoot Conference, International Court of Justice – Advisory Opinion on Climate Change Obligations, Environmental Research Letters – Special issue on overshoot pathways










