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Cicloni esplosivi: ci riguardano da vicino?

Antonio Romano di Antonio Romano
08 Ott 2025 - 12:45
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Un ciclone esplosivo, conosciuto anche come bomb cyclone o ciclogenesi esplosiva, è una depressione extratropicale che subisce un approfondimento rapidissimo: la sua pressione centrale diminuisce di circa 24 millibar in 24 ore a latitudini intorno ai 60°, un calo che innesca un’accelerazione estrema del sistema e ne amplifica la potenza. In termini più semplici, è come se una normale perturbazione venisse improvvisamente “gonfiata” da un’energia enorme, fino a trasformarsi in un vortice di vento, pioggia o neve di intensità eccezionale.

 

La soglia di definizione cambia con la latitudine: più ci si avvicina all’equatore, minore è la caduta di pressione necessaria per classificare un evento come “esplosivo”. Sebbene questi fenomeni siano più tipici durante l’inverno meteorologico, possono manifestarsi in qualsiasi stagione se esistono contrasti termici marcati e una forte interazione tra oceano e atmosfera.

 

Un ciclone esplosivo può generare venti fino a 150 km/h, piogge torrenziali o nevicate intense, oltre a mareggiate e onde molto alte lungo le coste. Le sue caratteristiche lo rendono paragonabile a un uragano di categoria 1 sulla scala Saffir–Simpson, ma di natura extratropicale.

 

Durante la fase di formazione, la massa d’aria fredda di origine artica o nord-atlantica incontra aria più mite e umida sopra le acque oceaniche. Questo contrasto termico agisce come un motore, facendo precipitare la pressione e intensificando la rotazione del sistema. Spesso, nei livelli alti dell’atmosfera, l’ingresso di aria secca stratosferica contribuisce a potenziare il vortice, mentre la condensazione del vapore acqueo rilascia calore latente che ne amplifica ulteriormente la forza.

 

L’evento esplosivo registrato nei primi giorni di ottobre in Scozia ha mostrato in modo evidente questa dinamica. Una profonda depressione nata sull’Oceano Atlantico settentrionale ha colpito la Scozia con raffiche tempestose, piogge torrenziali e danni diffusi a infrastrutture e linee elettriche. Le immagini del mare in tempesta lungo le coste occidentali hanno testimoniato la potenza del fenomeno.

 

Ma il volto più drammatico di un ciclone esplosivo si manifesta quando entra in gioco l’elemento neve. Un caso emblematico è la tempesta di Buffalo, nel nord-est degli Stati Uniti, scatenata da un sistema esplosivo che interagì con masse d’aria gelide. Il contrasto termico fra l’aria polare e quella più mite proveniente dal Lago Erie provocò un impressionante effetto lake-effect, facendo cadere oltre un metro e mezzo di neve in poche ore. I venti fortissimi crearono cumuli e visibilità nulla, mentre le temperature scesero sotto i –10 °C.

 

La città rimase paralizzata: strade impraticabili, quartieri isolati, vittime per ipotermia e incidenti causati dalle condizioni estreme. Le autorità furono costrette a chiudere la viabilità e a mobilitare mezzi di emergenza per giorni.

 

Fenomeni simili possono verificarsi anche in Europa, benché più raramente, specie in presenza di forti contrasti tra aria fredda continentale e aria umida proveniente dal Mar Mediterraneo o dall’Oceano Atlantico. I cicloni esplosivi si formano con maggiore frequenza nel Nord Atlantico, nel Nordovest del Pacifico, nel Sud Pacifico e nell’Oceano del Sud, regioni dove l’interazione fra correnti marine calde e flussi d’aria gelida crea le condizioni ideali per la ciclogenesi rapida.

 

Negli ultimi decenni, numerosi studi climatologici hanno osservato un aumento della frequenza e dell’intensità di questi cicloni, probabilmente legato al cambiamento climatico e alle variazioni termiche oceaniche. Ciò che li rende particolarmente temuti è la combinazione di rapidità di sviluppo, violenza dei venti, precipitazioni estreme e mareggiate distruttive, capaci di colpire vaste aree in pochissime ore.

 

Studiare la ciclogenesi esplosiva, comprendere il ruolo dei processi baroclinici e diabatici, e monitorare con precisione le interazioni aria–mare è oggi essenziale per migliorare le previsioni e ridurre i danni causati da questi fenomeni meteorologici tanto affascinanti quanto pericolosi.

 

Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica principalmente dei dati di ECMWF e Global Forecast System del NOAA. (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: bomb cycloneBuffalocambiamento climaticociclogenesi esplosivaciclone esplosivodepressione extratropicaleecmwfglobal forecast noaamareggiateScoziatempesta di nevevento 150 km/hvento forte
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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