(TEMPOITALIA.IT) In Italia siamo abituati a pensare che la neve sia un privilegio del Nord, ma negli ultimi quindici anni Roma ha visto più eventi nevosi significativi di Milano, la città simbolo della Pianura Padana. Un paradosso solo apparente, spiegabile con la complessa interazione tra correnti fredde provenienti da est e perturbazioni umide che risalgono dal Mar Tirreno. Roma non è certo una città “da neve”: la sua altitudine modesta e la vicinanza al mare rendono le nevicate un evento raro e spesso effimero. Eppure, il clima degli ultimi due decenni ha regalato ai romani più di una sorpresa bianca.
Tra le principali nevicate degli ultimi vent’anni si ricordano quelle del gennaio 2005, con fiocchi anche sul centro storico, e quella del febbraio 2010, quando un episodio coreografico imbiancò gran parte della città. L’evento più importante del nuovo millennio resta la storica nevicata del febbraio 2012, che ricoprì la Capitale per due giorni consecutivi con accumuli fino a venti centimetri nei quartieri settentrionali. Più di recente, nel febbraio 2018, durante la celebre ondata di gelo “Burian”, Roma si è risvegliata sotto una coltre bianca di circa cinque centimetri, uno spettacolo che mancava da sei anni.
Queste nevicate avvengono quasi sempre in condizioni simili: un’irruzione di aria fredda da est nei bassi strati, seguita da una perturbazione umida proveniente dal Tirreno. Quando le due masse d’aria si incontrano, la pioggia si trasforma in neve anche a quote pianeggianti, regalando scenari insoliti e suggestivi.
Milano, dal canto suo, vive inverni più rigidi ma non sempre più nevosi. La città lombarda è infatti dominata dal cosiddetto “cuscinetto padano”, uno strato d’aria fredda che si forma nei bassi strati e che, per produrre neve, deve essere “attivato” dal passaggio di una perturbazione da ovest. Se l’aria mite in arrivo è troppo intensa, la neve si scioglie in pioggia. Tra le principali nevicate milanesi degli ultimi vent’anni si ricordano quella del dicembre 2009, con oltre venticinque centimetri di accumulo e traffico in tilt, quella del gennaio 2013 con dieci centimetri di neve e, più recentemente, la nevicata di Santo Stefano del 28 dicembre 2020, che portò circa venti centimetri di neve fresca in poche ore. Episodi isolati, ma capaci di trasformare il paesaggio urbano in un raro scenario invernale.
Anche più a sud, Napoli ha avuto la sua parentesi gelida nel febbraio 2018, quando la stessa irruzione siberiana che imbiancò Roma fece cadere fiocchi di neve persino nel centro cittadino e sul Vesuvio. Un evento quasi storico, se si considera che una nevicata simile non si verificava dal 1956. Come per Roma, anche nel caso di Napoli serve una perfetta coincidenza tra aria fredda proveniente dai Balcani e un fronte umido tirrenico in risalita: solo allora il miracolo bianco può avvenire.
Gli inverni del XXI secolo sono in generale più caldi e variabili, eppure la neve, pur meno frequente, tende a manifestarsi con episodi più improvvisi e intensi, spesso legati a configurazioni meteorologiche anomale o retrograde, in cui l’aria fredda arriva da est invece che da nord. In questo scenario, Roma può sorprendere e battere Milano non per temperature più rigide, ma per una più fortunata combinazione tra freddo e umidità. Negli ultimi vent’anni, la neve nella Capitale non è stata più un miraggio: quattro episodi in poco più di un decennio rappresentano un record per la Città Eterna. Milano rimane più fredda, ma non sempre più bianca. Il clima mediterraneo, con le sue improvvise inversioni di rotta, continua a ricordarci che, in Italia, anche la neve può essere questione di coincidenze.










