(TEMPOITALIA.IT) La stagione degli Uragani sull’Atlantico, quest’anno, sembra meno rumorosa del previsto. Una pausa relativa che fa tirare un sospiro di sollievo lungo le coste dei Caraibi e del Golfo del Messico, ma che non va confusa con un “game over”. L’oceano d’autunno è come un amplificatore: basta la nota giusta perché il volume torni a salire.
Si è parlato molto di La Niña, spesso chiamata in causa quando si prova a spiegare i saliscendi dell’attività ciclonica. Vale però la pena precisare un punto: sul bacino atlantico, La Niña in media favorisce gli uragani riducendo il wind shear verticale. Se il conteggio stagionale appare sotto tono, è probabile che a pesare siano stati altri fattori di breve periodo, come polvere sahariana, periodi con shear locale più alto del normale o fasi meno favorevoli della convezione tropicale. In ogni caso, il calendario ci ricorda che il baricentro stagionale non è ancora del tutto alle spalle.
Nelle cronache circola anche il nome “Melissa”, evocato come possibile Uragano di categoria 5 tra Ottobre e Novembre sui settori caraibici più caldi, dove l’acqua sfiora i 30 °C. Qui la prudenza è d’obbligo: le piste dei modelli possono cambiare rapidamente e un eventuale sistema intenso andrebbe valutato sui bollettini ufficiali giorno per giorno.
Europa e Italia, però, che c’entrano? Più di quanto sembri.
Il doppio picco stagionale spiegato semplice
Il cuore statistico della stagione atlantica pulsa intorno al 10 Settembre, ma c’è spesso un secondo rialzo tra metà Ottobre e inizio Novembre. È il momento in cui il Mar dei Caraibi e il Golfo del Messico restano molto caldi, mentre le prime incursioni di aria più fresca a nord aumentano i contrasti. In pratica, un corridoio ideale per cicloni che possono ancora nascere o rinforzarsi prima di curvare verso nord-est.
Quando gli uragani cambiano pelle
Per l’Europa occidentale il vero tema non è l’arrivo di un uragano “puro”, ma la sua trasformazione. Man mano che risale di latitudine, un ciclone tropicale può diventare una tempesta extra-tropicale: cambia carburante, dall’energia dell’oceano caldo al contrasto fra masse d’aria. È già successo più volte, da Ophelia (2017) a Lorenzo (2019), con impatti significativi su Isole Britanniche, Francia e talvolta Penisola Iberica. Il passaggio di stato può ampliare il raggio dei venti e agganciare fronti atlantici esistenti, trasformando una “ex” in una depressione molto organizzata.
Il ruolo del Mediterraneo: miccia o freno
Quando una perturbazione atlantica entra nel Mediterraneo, incontra acque ancora tiepide e aria umida. È il contesto in cui una semplice saccatura può approfondirsi fino a un ciclone afro-mediterraneo, con piogge abbondanti, venti tesi e mareggiate sulle coste esposte. La differenza la fa la sinottica: un afflusso umido da sud-ovest con correnti tese in quota tende a esaltare i fenomeni, mentre traiettorie più occidentali e veloci possono “strappare” i nuclei piovosi e limitare gli accumuli sulle regioni interne di Italia e Spagna.
Perché Novembre è sempre delicato
L’Atlantico Nord entra nel periodo più dinamico proprio tra Ottobre avanzato e Novembre. Le onde di Rossby si allungano, i contrasti termici aumentano e il “treno” delle depressioni corre più rapido. Non è un caso se molte fra le tempeste autunnali più note alle Isole Britanniche sono maturate in questo mese. Per l’Italia il rischio maggiore si manifesta quando le saccature si allungano fino al Mediterraneo centro-occidentale e richiamano aria molto umida verso Liguria, Tirreno e versanti sopravento dell’Appennino.
Cosa aspettarsi (e cosa no)
È ragionevole considerare un rischio non nullo che i “resti” di sistemi tropicali, ormai extra-tropicali, possano contribuire a una o più fasi di maltempo fra Ottobre tardo e Novembre. Non significa attendersi un uragano “di categoria” sulle nostre coste, ma piuttosto depressioni atlantiche robuste, talvolta rinvigorite dall’apporto di calore e umidità del Mediterraneo. La preparazione migliore resta seguire i bollettini ufficiali, distinguendo tra scenari ipotetici e segnalazioni operative, e riconoscere che in autunno la finestra per eventi intensi in Europa resta aperta.
Credit: NOAA Climate.gov, National Hurricane Center – Climatology, Met Office – Hurricanes & ex-hurricanes, ECMWF – Extra-tropical cyclones, AMS Journals – Extratropical transition (North Atlantic), Reuters – Ex-hurricanes verso l’Europa (Ophelia, Danielle, ecc.) (TEMPOITALIA.IT)










