(TEMPOITALIA.IT) Lunedì 1° Dicembre chiuderemo definitivamente l’Autunno meteorologico per entrare nell’Inverno, quello “ufficiale” per la climatologia, con quasi tre settimane d’anticipo rispetto alla più nota data astronomica. Un passaggio simbolico, certo, ma che spesso coincide con i primi veri movimenti della grande macchina atmosferica.
A guardare le mappe che abbiamo oggi tra le mani, la musica non cambia molto rispetto a quanto emerso nelle ultime 36-48 ore. Le alte pressioni staranno lontane dall’Italia, quasi ai margini del nostro settore: l’anticiclone delle Azzorre piazzato alle basse latitudini dell’Atlantico, un’altra area stabile tra l’estremo oriente europeo e la Russia. In mezzo, un corridoio aperto dove le depressioni potranno muoversi con decisione, portando instabilità diffusa sul bacino mediterraneo e quindi sulla nostra Penisola. Una sorta di “zona franca” atmosferica, dove il tempo è libero di cambiare con una certa irrequietezza.
Per capire meglio il quadro, vale la pena osservare la media degli scenari elaborata oggi dal modello ECMWF e valida per Venerdì 5 Dicembre. L’anticiclone delle Azzorre costringerà correnti nord-atlantiche, relativamente fredde, a scivolare nel Mediterraneo attraverso la Penisola Iberica e l’ovest della Francia. Il Mediterraneo, ancora più caldo rispetto alla massa d’aria in arrivo, reagirà generando nuove depressioni. Depressioni che, però, non riusciranno a muoversi verso levante, frenate dal muro anticiclonico piazzato più a est. Insomma, tutto sembra apparecchiato per un periodo instabile, a tratti perturbato, con nevicate confinate alle Alpi e occasionalmente all’Appennino centro-settentrionale. Per le quote basse? Nulla di fatto: le correnti, essendo occidentali, resteranno solo moderatamente fredde.
Questa specie di “stallo” atmosferico dovrebbe tenerci compagnia fino al termine della prima decade di Dicembre. La media degli scenari ECMWF per Lunedì 8 Dicembre, giorno dell’Immacolata, mostra un canale depressionario che taglia il Mediterraneo centro-occidentale come una lama. In quel frangente potremmo assistere a un calo termico più evidente al Nord, con la neve pronta a scendere un po’ più in basso del solito.
Poi, c’è l’altra storia. Quella che riguarda le aspettative, gli entusiasmi, le delusioni. Ogni anno gli appassionati inseguono le parole dei grandi esperti, scrutano i modelli sperando in un ribaltone. E invece, puntualmente, l’Europa finisce intrappolata nel solito “invernicchio”: anticicloni invadenti, perturbazioni annunciate e mai arrivate, nevicate rare, piogge circoscritte, freddo timido. Con, nelle città, il solito premio di consolazione: lo smog che rimpiazza la brina.
Quest’anno il quadro sembra ancora più paradossale: qualche nevicata precoce sì, un po’ di freddo pure (come già accaduto nel Novembre 2024), ma in Valpadana la nebbia è scomparsa dal palcoscenico, ridotta a una comparsa. Un’assenza che dice molto: persino i tratti più tipici dell’Inverno faticano a mostrarsi.
Il problema di fondo, lo sappiamo: cosa accada al Polo o in stratosfera conta fino a un certo punto, perché la risposta europea segue sempre lo stesso copione. Un flusso mite da ovest, leggermente ondulato, spesso disturbato dall’ingerenza anticiclonica. Proprio mentre scriviamo, l’alta pressione prova a sabotare le prospettive di un Dicembre dinamico, quello che prometteva perturbazioni almeno fino all’Immacolata, pur in un contesto termico ancora autunnale e localmente mite al Centro-Sud.
Le mappe mensili ECMWF confermano: poca neve, poca pioggia, molto anticiclone. Eppure, nell’ultima emissione giornaliera, spunta un segnale nuovo: la formazione dell’Anticiclone Russo nella previsione per l’8 Dicembre. Non ancora orientato a spingere il freddo verso l’area mediterranea, almeno fino a metà mese, ma comunque presente. Un indizio. Forse un possibile argine all’ingerenza dell’aria oceanica, o magari l’innesco di cicloni atlantici diretti verso le alte latitudini, lasciando l’Italia con qualche pioviggine e poco altro.
Insomma, il copione somiglia ancora a quello già visto troppe volte nell’ultimo decennio: un Inverno scarico, incapace di imporsi sul Mediterraneo. Una stagione che sembra inseguire se stessa come una fotocopia. Intanto, gli appassionati aspettano il “vero Inverno”, che un po’ come Godot continua a non arrivare.
Una speranza però c’è, piccola ma viva. Per darle un volto più concreto – sempre che non si riveli un fuoco di paglia, o meglio un cubetto di ghiaccio lasciato sul tavolo – servirà conferma nei prossimi aggiornamenti e, soprattutto, convergenza tra più modelli previsionali. Solo allora potremo parlare di un cambiamento reale e non dell’ennesimo miraggio meteo.







