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Neve fitta e polverosa, dal passato al futuro per un’Italia sottozero

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
30 Nov 2025 - 12:10
in A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Quante volte, parlando tra amici o ascoltando i commenti sotto un post meteo, sarà capitato di chiedersi se in Italia possa mai tornare un inverno come quelli della Piccola Era Glaciale. La famosa PEG. Un periodo di freddi lunghissimi, in cui l’aria gelida siberiana dilagava quasi ogni anno sull’Europa e sulla penisola, piegando la quotidianità per settimane.
Un clima che oggi sembra lontano, quasi irreale. Eppure esistito. Eccome.

Quando il gelo sapeva ripetersi

Era un po’ come vivere un “gennaio 1985” ricorrente. Ma più intenso. Perché il freddo, insistendo giorno dopo giorno, scavava nella terra e nella pietra, abbassando le temperature fino a livelli difficili da immaginare ora.
Oggi il mondo, compresa l’Italia, si scalda. Le mappe globali colorate di arancione e rosso non sono un’impressione grafica: indicano temperature reali ben sopra la media.
Questo, però, non basta a blindare del tutto la porta alle irruzioni siberiane. Per carità, il ritorno di una mini Era Gaciale è fuori discussione – servirebbero condizioni astronomiche, vulcaniche e atmosferiche ben diverse – ma un affondo gelido dalla Russia può ancora capitare. E può cambiare, dall’oggi al domani, una stagione intera.

 

Indici climatici favorevoli

Vi abbiamo parlato di indici climatici favorevoli ad un Inverno più freddo dei predecessori, quello dove potrebbe nevicare anche in pianura, se ci saranno le condizioni sinottiche giuste, quelle che non possono essere previste, mentre molto più sappiamo del Vortice Polare debole, di un ripetersi del Riscaldamento della Stratosfera e del rischio che ci pompi il gelo dalla Siberia. E con tutto questo non vuol dire che succederà il gelo in Italia, ma che vi sono maggiori possibilità rispetto ad altri anni.

 

Un Paese poco preparato

E qui arriva la domanda, quella vera: saremmo pronti? Abbiamo perso l’abitudine. E la dimestichezza. Guidare su neve e ghiaccio non è più una competenza comune.
Le gomme invernali? Molti si affidano alle quattro stagioni, utili sì, ma solo fino a un certo punto. Basta ricordare gli anni 2012, 2017 e 2018: irruzioni fredde arrivate quasi all’improvviso, con nevicate diffuse e città paralizzate.
E poi quella nevicata del ponte dell’Immacolata, poco più di dieci anni fa. Ricordo bene il rientro caotico: migliaia di auto imbottigliate, gente bloccata in autostrada per 12, 18 ore. Un tormento. Le strade erano piene, i mezzi spazzaneve non riuscivano a intervenire. Bastarono venti centimetri scesi in poche ore per mandare tutto in tilt.

 

Una memoria corta, forse troppo

Viviamo in un Paese che ha visto bufere degne del Nord America, almeno nel passato. Eppure ce ne dimentichiamo.
E proprio oltreoceano, solo “ieri”, nevicate storiche arrivarono fino al Golfo del Messico e al Nord della Florida: città sul mare con –5°C e venti centimetri di neve.
Qualche anno fa, lo stesso successe nel Mar Egeo: isole miti, luoghi di vacanza per molti italiani, furono investite da aria gelida russa. Bufere, auto ibernate, muri ghiacciati. Foto incredibili di Santorini sotto una coltre bianca.
E vogliamo parlare di Madrid? Un evento quasi surreale: nevicata storica, accumuli oltre i 30–40 centimetri, gelate successive fino a –15°C. La città paralizzata.

 

Anche il servizioni meteo più efficiente può sbagliare

Alle Isole Britanniche capitò più volte: tempeste di neve improvvise. Il servizio meteorologico inglese — uno dei più avanzati — previde la prima, sottostimò la seconda, fu colto di sorpresa dalla terza.
Da allora, raccomandazioni costanti: le comunità rurali devono prepararsi, perché il Vortice Polare, soprattutto alle latitudini britanniche, sa essere un cliente difficile. Volubile. Capace di scatenare tempeste da un giorno all’altro.

 

Una storia che parla chiaro

Ora, guardando indietro agli inverni rigidissimi della Piccola Era Glaciale, è naturale chiedersi se qualcosa di simile possa ripetersi. Non parliamo dei –20°C di Bologna o dei –17°C di Venezia, certo. Ma non servono temperature così estreme per creare caos.
È sufficiente un’irruzione fredda ben organizzata, un incastro di venti e pressione, e la neve torna protagonista.
Non è una previsione. Non è un’allusione alla PEG. È solo un promemoria: il clima cambia, sì, ma anche la memoria del freddo si assottiglia. Troppo in fretta.

 

Riferimenti scientifici consultabili presso NOAA e ECMWF. (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: cambiamenti climaticieventi estremigelo siberianoinverni rigidinevicate ItaliaPiccola Era Glacialevortice polare
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Neve fitta in Valle Padana, finalmente le condizioni ideali tanto attese

Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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