(TEMPOITALIA.IT) A metà Novembre, la domanda è inevitabile: che inverno ci aspetta davvero? Le grandi aspettative su un avvio precoce della stagione fredda si sono affievolite strada facendo, complice un anticiclone di blocco che ha blindato buona parte dell’Europa e ha sbarrato la strada alle irruzioni più gelide. Sembrava l’inizio giusto, invece no. Almeno per ora.
Allargando però lo sguardo oltre l’oceano – questione di prospettiva, insomma – salta all’occhio ciò che sta succedendo dall’altra parte dell’Atlantico. Una tempesta invernale di tutto rispetto sta affondando il colpo sugli Stati Uniti, con temperature crollate su valori da record fin quasi alla Florida. Freddo vero, quello che ti punge le mani non appena apri la porta di casa.
Non è un caso isolato. È il segnale, piuttosto chiaro, di un Vortice Polare in affanno, che si indebolisce e modifica il gioco delle onde planetarie, spalancando corridoi per discese gelide verso le medie latitudini. E qui la faccenda ci riguarda da vicino: le sorti dell’inverno europeo, e quindi anche dell’Italia, passano spesso da lì, dal respiro del Vortice Polare.
Sorprese in vista? Possibile. Quando il Vortice Polare è troppo compatto trattiene l’aria gelida a ridosso del Circolo Polare Artico. Quando invece perde colpi – e succede – il freddo riesce a sfondare e a dilagare verso le cosiddette zone temperate. È la differenza tra un inverno addormentato e uno che sa graffiare.
Sul Vecchio Continente, però, serve ancora pazienza. Non sempre l’Europa risponde come il Nord America. Un anticiclone così coriaceo come quello di questo Novembre non è un dettaglio da poco e ricorda da vicino certi inverni recenti, imbrigliati da una presenza scomoda e persistente. Diciamolo: non il segnale migliore, ma la partita non è chiusa.
Occhi puntati su Vortice Polare e Stratosfera
Quando si consolidano figure del genere, sradicarle diventa complicato e il rischio di persistenza è concreto. Eppure, a differenza di alcuni anni scorsi, non siamo davanti a un Vortice Polare già granitico alla vigilia dell’inverno. E questo lascia spazio a una speranza realistica di sblocco entro la terza decade di Novembre. Una finestra, non una promessa.
Il focus, nelle prossime settimane, sarà sul Vortice Polare Stratosferico. Nome un po’ tecnico, d’accordo, ma sostanza molto concreta. La stratosfera – quella fascia dell’atmosfera tra circa 10 e 50 chilometri sopra la superficie terrestre – dialoga con ciò che accade più in basso. Non sempre, non subito, ma quando lo fa può cambiare la musica anche in troposfera, dove si formano le nostre perturbazioni.
Qui entra in scena lo Stratwarming – o Riscaldamento Stratosferico – uno dei fenomeni più intriganti per chi ama capire come funzionano davvero le stagioni. Quando la stratosfera si riscalda rapidamente, il Vortice Polare Stratosferico può indebolirsi o addirittura spezzarsi. E allora sì che il freddo può imbrigliare meglio le onde, scendere di latitudine e portare fasi meteo più incisive, più turbolente, più invernali sulle medie latitudini dell’Europa e dell’Italia. Non sempre succede, non sempre nello stesso modo, ma l’effetto è noto e documentato.
E le teleconnettività? AO e NAO, gli indici che misurano rispettivamente l’Arctic Oscillation e la North Atlantic Oscillation, restano gli altri due tasselli del mosaico. Quando virano su fasi negative, di solito aumentano le chance di scambi meridiani e di freddo verso il Mediterraneo. È un equilibrio delicato, una partita a scacchi con l’atmosfera.
Per ora il messaggio è chiaro: scenario in evoluzione, porte non chiuse. Se l’anticiclone molla la presa e il Vortice Polare continua a perdere simmetria, l’inverno potrebbe decidere di alzare la voce proprio tra fine Novembre e l’inizio di Dicembre. Domanda retorica: siamo pronti al cambio di passo? (TEMPOITALIA.IT)










