(TEMPOITALIA.IT) Siamo quasi a trent’anni. Tre decenni filati in cui la Groenlandia non fa altro che perdere pezzi, dimagrire, cedere acqua all’oceano. L’ultima volta che questo gigante bianco è riuscito a crescere, a mettere su un po’ di massa vera, correva l’anno 1995-96. Altri tempi, un altro clima, verrebbe da dire.
E anche questa volta, chiusa la stagione di scioglimento 2024-25, il bilancio è rosso profondo: persi 105 miliardi di tonnellate di ghiaccio.
Ma quest’anno c’è qualcosa di diverso, qualcosa che stona anche per chi è abituato alle cattive notizie climatiche. Lo scioglimento non si è fermato quando doveva. È andato avanti, imperterrito, fino a Settembre. In un mondo “normale” – o meglio, in quel mondo ipotetico dove le nostre emissioni non avessero stravolto tutto – vedere i ghiacciai groenlandesi sudare a settembre sarebbe un evento rarissimo, roba da annali, e comunque limitato all’estremo sud. E invece.
Vediamo com’è andata davvero in questi ultimi dodici mesi, perché i dettagli raccontano una storia più complessa dei semplici numeri.
Il bilancio superficiale: un’illusione ottica?
Per capire cosa succede lassù, bisogna distinguere tra quello che accade in superficie e quello che succede “ai margini”. Le stagioni in Groenlandia sono un affare serio: l’inverno è buio, lungo, spietato. Dieci mesi di gelo. L’estate? Una parentesi breve, da fine maggio a fine agosto.
I glaciologi usano il 1° settembre come capodanno glaciologico. Da lì in poi, la neve inizia ad accumularsi, coprendo il ghiaccio nudo. Poi arriva il sole, le temperature salgono e da metà giugno si comincia a perdere quello che si è guadagnato. Ecco, se guardassimo solo la superficie – il cosiddetto “Surface Mass Balance” (SMB) – l’anno non sembrerebbe nemmeno andato male. Anzi.
Secondo i calcoli, basati sui modelli climatici e sui satelliti Sentinel, la Groenlandia ha chiuso con un guadagno superficiale di circa 404 miliardi di tonnellate. È il 15° valore più alto in 45 anni, ben sopra la media storica 1981-2010. Insomma, ha nevicato. Parecchio. Soprattutto a sud e a nord-ovest.
Ma allora, dov’è il problema? Il problema è che questo bilancio ignora il “controsenso” di un’estate che si allunga.
Un’estate che non vuole finire
C’è un segnale che preoccupa più dei tonnellaggi: la durata. I modelli climatici lo predicevano da tempo, ma vederlo accadere fa un certo effetto. L’estate si sta allungando. L’anno 2024-25 ha visto picchi di fusione anomali a Settembre, specialmente a nord e lungo la costa occidentale. È come se l’autunno si fosse dimenticato di arrivare in orario.
E non è solo la fine a essere slittata. Anche l’inizio è stato precoce. Il 14 maggio 2025 – ben 12 giorni prima della media – più del 5% della calotta stava già fondendo. A nord-ovest il ghiaccio marino si è rotto così presto che la tradizionale caccia al narvalo è iniziata con un anticipo mai visto. Segnali, piccoli e grandi, di un sistema che sta perdendo i suoi ritmi naturali.
A metà luglio, poi, è successo l’impensabile. O quasi. Per tre giorni consecutivi, oltre l’80% dell’intera superficie della calotta groenlandese era in fusione. Il picco? 81,2%. Un record assoluto nel dataset che parte dal 1981. Immaginate fiumi d’acqua che scorrono su una distesa che dovrebbe essere perennemente bianca.
Il conto totale è in rosso
Se la superficie ha guadagnato neve, perché diciamo che la Groenlandia ha perso 105 miliardi di tonnellate? Qui sta l’inghippo. Il bilancio totale (Total Mass Balance) non guarda solo la neve che cade o si scioglie sopra. Guarda anche – e soprattutto – i bordi. Il ghiaccio si perde perché i ghiacciai scivolano verso il mare e si staccano (il calving, la formazione di iceberg) o perché l’acqua dell’oceano, sempre più calda, li scioglie da sotto.
Nonostante le abbondanti nevicate invernali, le perdite ai margini sono state feroci. Risultato? È il 29° anno consecutivo che il bilancio netto è negativo. L’ultima volta che la Groenlandia ha messo in cassaforte più ghiaccio di quanto ne ha perso? Era il 1996. Un’altra era geologica, praticamente.
A confermarlo non sono solo i modelli matematici, ma anche “Tom e Jerry”. No, non il cartone animato. Sono i due satelliti della missione GRACE e GRACE-FO della NASA e del Centro Aerospaziale Tedesco. Si inseguono a 220 chilometri di distanza e misurano le variazioni impercettibili della gravità terrestre. Se il ghiaccio sparisce, la gravità in quel punto cambia leggermente. I loro dati sono impietosi: circa 55 miliardi di tonnellate perse secondo le loro rilevazioni (una differenza tecnica rispetto ai modelli, ma la tendenza è identica). Dal 2002 a oggi, questi satelliti hanno visto svanire nel nulla quasi 5.000 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Abbastanza da alzare il livello globale dei mari di 1,5 centimetri.
Il meteo strano: caldo da noi, fresco lassù
C’è un’ultima ironia in questa storia. L’estate 2025 è stata rovente per l’Europa meridionale e il Nord America. Ondate di calore, siccità, record infranti. E in Groenlandia? Lì ha fatto relativamente “fresco”.
Colpa – o merito – della circolazione atmosferica. Si è creata spesso una configurazione a “Omega” (Ω). Il Jet Stream, quel fiume d’aria che scorre in alta quota, si è bloccato. Le “gambe” dell’Omega portavano aria calda su di noi e sul Canada, mentre al centro, proprio sulla Groenlandia, stazionava una bassa pressione più fresca. Eppure, nonostante questo “scudo” meteorologico, il ghiaccio ha continuato a ritirarsi. Segno che il sistema è ormai così fragile che non serve nemmeno un’estate torrida per fargli del male. Basta un’estate normale, in un mondo che normale non è più.
Fonti e approfondimenti:












