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Anticiclone Siberiano: il grande gelo si avvicina, ecco quando può stravolgere tutto

Luca Martini di Luca Martini
09 Dic 2025 - 12:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Ogni inverno l’attenzione degli appassionati e dei professionisti si concentra sull’Anticiclone Russo-Siberiano, la vasta struttura termica che domina l’interno dell’Eurasia. È il principale accumulo di aria gelida del continente e, in condizioni favorevoli, può alimentare ondate di freddo capaci di raggiungere anche l’Europa e il Mediterraneo. Non sempre, però, il suo sviluppo comporta automaticamente un trasferimento di gelo verso ovest. Il comportamento del Siberian High (alta pressione termica siberiana) risponde infatti a un insieme di fattori emisferici complesso e variabile.

 

La formazione dell’anticiclone

Il Siberian High inizia a svilupparsi tra la fine dell’estate e l’autunno, quando l’interno dell’Asia nord-orientale si raffredda rapidamente a causa della riduzione delle ore di luce. Tra settembre e ottobre si organizza il primo nucleo freddo, mentre tra novembre e gennaio la struttura raggiunge la sua piena maturità. Nel cuore dell’inverno, cioè tra Dicembre e Febbraio, le vaste superfici innevate favoriscono un raffreddamento radiativo intenso che consolida il massimo barico al suolo. In diversi anni questa struttura rimane attiva fino a Marzo, pur con una graduale perdita di intensità.

 

Perché resta spesso confinato sulla Siberia

Nonostante la sua forza, l’Anticiclone Russo-Siberiano non riesce sempre ad agire sull’Europa. Molto spesso il nucleo gelido resta confinato nella Russia asiatica. Solo particolari configurazioni bariche consentono un’espansione verso la Pianura Russa, l’Europa orientale e, più raramente, il Mediterraneo. Il principale ostacolo è il flusso zonale atlantico: quando la corrente a getto scorre tesa da ovest verso est, le masse d’aria oceaniche prevalgono e impediscono una retrogressione delle masse fredde. Anche un anticiclone molto intenso, quindi, può non produrre effetti significativi sull’Europa centro-occidentale.

 

Teleconnessioni: NAO, AO e il ruolo degli indici

La possibilità che il nucleo russo-siberiano avanzi verso ovest aumenta quando entrano in gioco particolari pattern teleconnettivi. Una NAO negativa riduce la forza del flusso da ovest, mentre una AO negativa segnala un Vortice Polare meno compatto e più disturbato. A ciò si aggiunge l’eventuale rallentamento del flusso atlantico, che rende il getto polare più ondulato. In queste fasi diventano più frequenti le circolazioni meridiane, cioè quelle che consentono all’aria continentale gelida di muoversi retrogradamente. È in questo contesto che l’Europa centrale, i Balcani e talvolta l’Italia possono essere raggiunti da irruzioni fredde di origine siberiana.

 

Ural blocking: la configurazione tipica del gelo continentale

Una delle strutture più favorevoli alle irruzioni è l’Ural blocking, un blocco altopressorio quasi stazionario tra Urali e Siberia occidentale. Quando questo assetto si consolida, il disegno barico propone un minimo depressionario alle latitudini più basse e un anticiclone termico molto esteso a nordest. L’aria artico-continentale viene così canalizzata lungo il bordo sud-occidentale dell’alta pressione e può avanzare verso l’Europa orientale, i Balcani e, se il blocco si dispone in modo ottimale, anche verso l’Europa centro-meridionale. È lo schema classico delle grandi irruzioni siberiane registrate negli archivi climatologici europei.

 

Vortice Polare, stratosfera e ondate di gelo

Numerose ricerche hanno evidenziato il legame tra Anticiclone Russo-Siberiano e stato del Vortice Polare, soprattutto nella sua componente stratosferica. Eventi di riscaldamento stratosferico improvviso (SSW) possono indebolire gli indici AO e NAO, favorire blocchi altopressori alle alte latitudini e rinforzare la struttura anticiclonica siberiana nei bassi livelli. Quando il coupling tra stratosfera e troposfera è efficace, la risposta atmosferica porta più facilmente a configurazioni bloccate e a irruzioni gelide nel continente europeo, specialmente tra gennaio e febbraio.

 

Perché le irruzioni sono diventate meno regolari

Negli ultimi anni il comportamento del Siberian High appare più irregolare. Le cause includono variazioni nella copertura nevosa eurasiatica, anomalie termiche delle superfici oceaniche, riduzione del ghiaccio marino artico in aree sensibili come il Mare di Kara e la Siberia orientale, oltre a una maggiore instabilità del getto polare. Il risultato è una diminuzione della persistenza delle irruzioni siberiane, che si verificano comunque ma in modo più episodico. Non significa che il gelo intenso non possa più raggiungere l’Europa, bensì che richiede configurazioni bariche più delicate e meno frequenti.

 

Quando il gelo può raggiungere l’Europa

Per una vera espansione russo-siberiana servono alcune condizioni congiunte: indici NAO e AO negativi, blocchi altopressori tra Urali, Scandinavia o Groenlandia e un getto atlantico abbassato di latitudine. Solo in presenza di questa combinazione l’aria artico-continentale può scorrere lungo il bordo sud-occidentale dell’alta pressione e avanzare verso l’Europa. In assenza di queste dinamiche, anche un anticiclone molto forte tende a rimanere confinato sull’Eurasia orientale.

 

La stagione più favorevole al grande freddo

Dal punto di vista climatico, il periodo in cui l’Anticiclone Russo-Siberiano può influenzare il meteo europeo coincide con il trimestre Dicembre-Gennaio-Febbraio, con possibilità di primi effetti già a fine Novembre e residui fino all’inizio della primavera. Ogni irruzione, però, dipende da un allineamento preciso dei fattori emisferici: stato del Vortice Polare, valori di NAO e AO, blocchi sugli Urali o tra Scandinavia e Groenlandia. È proprio questa complessità a rendere ogni possibile irruzione siberiana un evento raro e particolarmente osservato dagli appassionati di meteorologia invernale in Italia e in Europa.

Fonti
Observed Trends and Teleconnections of the Siberian High – Panagiotopoulos et al., Journal of Climate (2005)
https://journals.ametsoc.org/view/journals/clim/18/9/jcli3352.1.xml

On the Non-Stationary Relationship between the Siberian High and the Arctic Oscillation – Huang et al., PLOS ONE (2016)
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0158122

Possible Impact of Boreal Winter Siberian High on ENSO Events – Fu et al., Frontiers in Earth Science (2022)
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2022.885846/full

Causes for an extreme cold condition over Northeast Asia: role of the Siberian High and blocking – Kim et al., Scientific Reports (2023)
https://www.nature.com/articles/s41598-023-29934-w

Ural Blocking as a Trigger of Stratospheric Polar Vortex Weakening – Kim & Kim, Scientific Reports (2016)
https://www.nature.com/articles/srep23141 (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: anticiclone russo siberianoaria continentalegelo europairruzione siberianateleconnessioni nao aoural blockingvortice polare
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Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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