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Gelo e neve in primo piano: perché preoccupa Gennaio e Febbraio

Perché gennaio e febbraio sono i mesi ideali per le ondate di gelo: il ruolo del freddo siberiano

Federico De Michelis di Federico De Michelis
15 Dic 2025 - 18:15
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Il motivo per cui, soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio, si registrano le ondate di gelo più intense è legato al fatto che il freddo siberiano tende a espandersi in maniera straordinaria. In parole semplici, la sua estensione diventa talmente ampia che, cercando sbocchi attraverso i canali atmosferici aperti – che altro non sono se non le configurazioni ideali per la sua propagazione – può invadere vaste aree dell’Eurasia, arrivando talvolta fino all’Europa.

 

Il gelo siberiano, a causa della forza di Coriolis, tende naturalmente a muoversi verso oriente. È infatti la Siberia orientale la zona dove si registrano le temperature più basse, rispetto a quella occidentale. In queste aree si formano ampie e intensissime zone di alta pressione, accompagnate da fortissime inversioni termiche. Proprio queste condizioni danno origine a un gelo estremo, con valori che possono localmente toccare anche i -70°C. Parliamo di temperature estreme, ma che vengono registrate ogni anno in queste zone, in particolare nella Siberia orientale, dove valori inferiori ai -60°C non sono affatto rari.

 

È un freddo difficile persino da immaginare. Basta osservare alcuni video realizzati dai pochi avventurieri che si sono spinti in quelle aree per rendersene conto. Qui vi lascio un video che mostra come si vive a quelle temperature.

 

Questo gelo, come detto, può diventare così esteso da cercare degli sbocchi – situazione che avviene anche per il gelo canadese. Tuttavia, gli sbocchi verso ovest, cioè verso l’Europa, vengono in genere bloccati dalle correnti occidentali.

 

In passato – soprattutto tra gli anni ’80 e ’90 – non era sempre necessario un forte riscaldamento stratosferico (lo Stratwarming) affinché le correnti orientali riuscissero a giungere in Europa. I modelli matematici previsionali, infatti, riuscivano a intravedere l’arrivo del vento siberiano anche in assenza di importanti eventi in stratosfera.

 

Un esempio recente si è verificato alla fine di settembre, quando si è osservato un breve episodio di correnti fredde siberiane che hanno raggiunto perfino l’Italia. Naturalmente, non essendo in pieno inverno, l’effetto del freddo è stato fortemente mitigato dalla stagione. Questo conferma che il vento dalla Siberia può giungere in Europa anche senza l’apporto determinante dello Stratwarming, il quale però ne accentua fortemente la portata e l’intensità, come accaduto ad esempio nel 1985 o nel 2012.

 

In queste circostanze, si invertono le correnti della troposfera – cioè la parte dell’atmosfera dove si sviluppano i fenomeni atmosferici. Il vento, anziché soffiare da ovest verso est, inizia a spirare da est verso ovest. Così, il freddo estremo – seppur progressivamente mitigato nel suo tragitto – può comunque raggiungere l’Italia. Storicamente, nei periodi della Piccola Era Glaciale o durante annate particolarmente fredde del XX secolo, il gelo siberiano riusciva a raggiungere rapidamente l’Italia, facendo precipitare le temperature su valori gelidi.

 

Un esempio concreto è il gennaio 2017, quando ampi tratti del Danubio, uno dei fiumi più grandi d’Europa, si gelarono a causa del freddo intensissimo. In quell’occasione il gelo colpì in particolare il Sud Italia, le regioni adriatiche e lo stesso mare Adriatico, con nevicate abbondanti fino alle coste e temperature sotto lo zero anche durante il giorno.

 

 

Il vento freddo che proviene dalla Siberia può essere paragonato, per intensità, a quello che investe il Nord America provenendo dal Canada. Tuttavia, nella Siberia orientale si raggiungono spesso temperature ancora più basse, anche se queste non hanno alcun effetto sull’Europa, essendo troppo distanti. Il freddo che arriva fino a noi proviene piuttosto dalla Siberia centrale o, più frequentemente, da quella centro-occidentale.

 

Quando il vento siberiano si espande e per vari giorni non viene disturbato dalle correnti oceaniche, il freddo sull’Europa si intensifica, si autorigenera e si instaurano nuove inversioni termiche, abbassando ulteriormente le temperature. Un caso emblematico fu il gennaio del 1985, con gelate eccezionali. A titolo di esempio, in Toscana si toccarono addirittura i -23°C a Firenze, mentre valori attorno ai -20°C vennero registrati in numerose altre località della regione.

Anche la Pianura Padana visse un periodo di gelo estremo: in alcune stazioni meteorologiche amatoriali vennero segnalati quasi -30°C, mentre quelle ufficiali registrarono valori comunque vicini ai -28°C. Un freddo davvero incredibile.

 

 

Nel più recente febbraio 2012, durante una delle più forti ondate di gelo del nuovo millennio, si toccarono -20°C in alcune aree del Piemonte, mentre a Milano Linate si registrarono temperature inferiori ai -10°C per diversi giorni. Valori piuttosto significativi per quella zona.

 

 

È evidente che oggi non si stanno più verificando con la stessa frequenza le condizioni ideali per avere un trasporto naturale del gelo siberiano verso l’Europa, senza l’intervento dello Stratwarming. Tuttavia, i modelli matematici periodicamente continuano a prospettare linee di tendenza che vedono il gelo siberiano cercare di raggiungere l’Europa.

Ma si tratta, appunto, di proiezioni su carta. Occorre quindi attendere che eventi simili si concretizzino, anche in assenza di un forte riscaldamento stratosferico, come già avvenuto in passato.

 

Fonti e riferimenti: (TEMPOITALIA.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Meteo France – Météo-France Official Site
  • DWD – Deutscher Wetterdienst (Servizio Meteorologico Tedesco)
  • UK Met Office – United Kingdom Meteorological Office
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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