
(TEMPOITALIA.IT) Dicembre è il primo mese dell’Inverno, indipendentemente dal criterio utilizzato per definirne l’inizio. Al di là delle convenzioni, ciò che conta è che questo mese introduce le dinamiche tipiche della stagione fredda. In tali dinamiche possono inserirsi fasi più stabili e soleggiate, e infatti l’Immacolata proporrà una marcata rimonta di alta pressione subtropicale con effetti immediati soprattutto sul piano termico. Un’evoluzione che rientra pienamente nelle possibilità di questo periodo.
Dicembre, comunque, in passato è stato capace di proporre episodi di gran freddo e talvolta anche condizioni di gelo. Non sarebbe affatto sorprendente, e non a caso molti continuano a sperare in un Natale con neve. La possibilità esiste, ma si tratta di un tema distinto rispetto al quadro generale dell’intera stagione.
Gennaio e Febbraio rappresentano il cuore dell’Inverno
Se si guarda alla climatologia, i mesi che esprimono la piena maturità della stagione invernale sono Gennaio e Febbraio. È in questo periodo che l’Inverno raggiunge il suo massimo potenziale, con dinamiche atmosferiche tipiche della fase più stabile e matura della stagione. Il paragone con Luglio e Agosto per l’Estate è immediato: allo stesso modo in cui quei due mesi rappresentano il picco anticiclonico estivo, Gennaio e Febbraio costituiscono il momento di massima efficienza delle configurazioni fredde.
Proprio per questo i prossimi mesi potrebbero offrire diversi elementi di interesse. Le condizioni attuali permettono di ipotizzare scenari anche incisivi sul piano termico e dinamico. Gennaio, tradizionalmente legato a periodi di “secche” e quindi a fasi dominate dall’alta pressione, va monitorato con attenzione soprattutto per le possibili manovre atmosferiche orientali. Il gelo proveniente dalle regioni siberiane rappresenta sempre una variabile potenzialmente decisiva.
Eventuali episodi freddi: perché Gennaio e Febbraio restano i candidati principali
Si parla spesso di possibili eventi freddi già in Dicembre, e a volte ciò può accadere, ne abbiamo avuto svariati esempi, tra i più eclatanti quelli del 1996, 2009 e 2010. Tuttavia, le probabilità più alte di un episodio invernale strutturato e persistente riguardano quasi sempre i due mesi successivi. Gli annali meteorologici indicano chiaramente che molti eventi storici, quelli rimasti nella memoria collettiva, si sono verificati proprio tra Gennaio e Febbraio. È una tendenza ben conosciuta da chi studia la climatologia invernale dell’Italia e dell’Europa.
Dicembre può avviare le manovre atmosferiche più profonde, ma l’evoluzione di dinamiche complesse richiede spesso tempo. Nella maggior parte dei casi è Gennaio a rappresentare la fase conclusiva di un processo iniziato settimane prima. Quando invece è Gennaio stesso a innestare un cambiamento dinamico, allora l’esito può manifestarsi pienamente nel mese di Febbraio.
Una stagione da monitorare con attenzione
La prossima evoluzione merita osservazione già nelle prossime settimane, perché i presupposti per una stagione dinamica sono effettivamente presenti. Le condizioni iniziali suggeriscono che l’Inverno 2024-2025 potrebbe disporre di una combinazione favorevole di fattori, utile a produrre configurazioni fredde anche significative. L’attenzione è ora concentrata su come si presenterà la fase di piena maturità invernale, quella nella quale Gennaio e Febbraio esprimono al massimo le loro potenzialità.
Credit: dati dei modelli stagionali ECMWF SEAS5, NOAA CFSv2, Met Office GloSea. (TEMPOITALIA.IT)






