
(TEMPOITALIA.IT) Il nuovo inverno è iniziato da poco, almeno dal punto di vista meteorologico, ma il tema del possibile arrivo del gelo continua a essere al centro dell’attenzione. L’ultima decade di Novembre ha già mostrato la capacità dell’atmosfera di produrre irruzioni artiche incisive, con diversi giorni caratterizzati da temperature inferiori alle medie. È un segnale importante, soprattutto considerando che negli ultimi anni ci eravamo abituati a valori termici molto più alti. Prima di questo raffreddamento, infatti, lo scenario non appariva pienamente in linea con il periodo.
Dopo il freddo, la parentesi più mite
La fase attuale racconta un passo indietro dell’inverno. Le correnti atlantiche, tornate protagoniste, stanno riportando aria più umida e valori termici in risalita. A ridosso dell’Immacolata ci si attende persino un’anomalia positiva significativa rispetto alla climatologia. È comprensibile che qualcuno si chieda se questo inverno abbia già mostrato tutto, ma siamo solo nella fase iniziale e la dinamica atmosferica non consente conclusioni affrettate.
Le prime indicazioni verso metà e fine dicembre
Le simulazioni più recenti continuano a segnalare movimenti dell’aria gelida sull’Europa orientale, un segnale che merita attenzione. La potenziale avanzata del freddo dai settori orientali non costituisce una garanzia per l’Italia, ma rappresenta una configurazione che negli ultimi anni non è stata affatto frequente. Alla luce dei cambiamenti barici osservati nelle ultime settimane, l’idea che parte di quel freddo possa scivolare più a ovest non è fuori luogo.
La seconda metà di Dicembre, in particolare il periodo natalizio, potrebbe quindi diventare un momento di transizione verso scenari più invernali. Ogni valutazione, comunque, richiederà conferme modellistiche solide, perché le oscillazioni previsionali rimangono rilevanti.
Perché l’inverno potrebbe comunque lasciare il segno
L’evoluzione della stagione non si esaurisce a Dicembre. Gennaio e Febbraio rimangono i mesi con la maggiore probabilità di eventi freddi se le grandi configurazioni emisferiche lo consentono. Non è possibile prevedere ora se tali dinamiche si attiveranno davvero, ma l’assetto generale dell’atmosfera – con un Vortice Polare non sempre compatto e frequenti ondulazioni a larga scala – suggerisce che esistano margini per possibili irruzioni fredde più consistenti.
Si tratta di scenari ipotetici, certamente, ma non così distanti da ciò che portò all’ultima grande ondata di gelo ricordata da molti, quella del 2012. È una possibilità e non una previsione, ma uno sguardo ai modelli e ai pattern climatici indica che l’inverno 2025-2026 ha caratteristiche tali da non essere considerato un inverno già concluso.
Uno scenario aperto e in evoluzione
In sintesi, non si può ancora capire se l’inverno mostrerà eventi davvero importanti oppure se rimarrà più vicino alla normalità recente. L’atmosfera è in una fase in cui piccoli cambiamenti nella disposizione delle alte e delle basse pressioni possono determinare evoluzioni molto diverse. È quindi necessario procedere con cautela, seguendo passo dopo passo i dati dei modelli, consapevoli che il potenziale per un episodio gelido esiste e resta da monitorare.
Credit: analisi basata sulle elaborazioni di COPERNICUS e NOAA. (TEMPOITALIA.IT)









