• Privacy
giovedì, 28 Maggio 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A La notizia del Giorno

Meteo fino a Natale: il gelo snobba l’Italia, ma occhio alle sorprese nevose

Luca Martini di Luca Martini
12 Dic 2025 - 10:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
Share on FacebookShare on Twitter

(TEMPOITALIA.IT) L’inverno sembra aver smarrito la sua tabella di marcia, o quantomeno ha deciso di mettere in pausa le sue velleità più crude. L’analisi delle attuali configurazioni sinottiche non lascia molto spazio a interpretazioni divergenti: siamo di fronte a una fase di stasi atmosferica imponente, governata dal ritorno prepotente dell’alta pressione di matrice nordafricana. Non si tratta di una semplice parentesi di bel tempo, ma di una struttura barica solida che ha esteso la sua influenza su tutta l’Italia e su buona parte dell’Europa centrale.

Gli effetti di questa configurazione sono tangibili e delineano uno scenario che ha ben poco di invernale. Le perturbazioni atlantiche, che in questo periodo dell’anno dovrebbero scorrere regolarmente verso il Mediterraneo portando piogge e nevicate sui rilievi, trovano un muro invalicabile. Questa cupola anticiclonica agisce come uno scudo: devia i flussi instabili verso latitudini molto più settentrionali, costringendoli a scivolare sul bordo settentrionale dell’alta pressione senza riuscire a scalfire il dominio della stabilità sulle nostre regioni.

Una pausa prolungata delle dinamiche invernali

Non è solo una questione di assenza di precipitazioni. Il vero dato saliente è la totale mancanza di freddo, inteso come masse d’aria di origine polare capaci di abbattere le temperature e portare la neve a quote interessanti. Il mese di dicembre, tradizionalmente porta d’ingresso della stagione fredda, appare in questo frangente decisamente compromesso.

Osservando le proiezioni per la seconda decade del mese, il quadro muta di poco. L’alta pressione sarà la protagonista indiscussa, concedendo un unico cedimento. I modelli matematici individuano una rapida incursione instabile tra martedì 16 e mercoledì 17 dicembre. Si tratterà di una veloce perturbazione atlantica che, inserendosi in un contesto di pressioni ancora elevate, non avrà la forza di cambiare il volto della stagione.

Le precipitazioni associate a questo passaggio saranno per lo più modeste e confinate alle regioni del Centro-Sud e alle Isole Maggiori. Per quanto riguarda la neve, elemento tanto atteso dagli operatori turistici e dagli appassionati, farà la sua comparsa sulle Alpi occidentali, in modo discretamente abbondante soprattutto sul cuneese, zona in cui, insieme all’entroterra ligure di ponente, in cui potrebbe scendere fino a 600-700 metri di quota. È l’unica sorpresa attesa in tutta la seconda decade del mese, poi l’alta pressione riguadagnerà campo.

 

La crisi del freddo continentale

Analizzando la situazione su una scala temporale più ampia, emerge un trend che non può essere ignorato. Manca il “freddo vero”. Ci riferiamo a quelle irruzioni di aria gelida provenienti direttamente dal Polo Nord o dalle steppe della Russia, le uniche in grado di portare la neve non solo sulle cime delle montagne, ma anche a bassa quota e, occasionalmente, in pianura.

La mano del Riscaldamento Globale è un fattore che gli esperti sottolineano ormai con costanza. La frequenza delle ondate di gelo si è ridotta drasticamente negli ultimi vent’anni. Le incursioni polari che riescono a raggiungere il bacino del Mediterraneo arrivano spesso attenuate, prive di quella “cattiveria” termica necessaria per imbiancare le città. Se guardiamo alla storia recente, l’ultimo evento nevoso significativo a bassa quota sulle regioni del Centro-Sud Italia risale all’inverno del 2019. Da quel momento, si è registrato un vuoto quasi assoluto, interrotto solo da sporadici episodi che hanno interessato le quote collinari, senza mai scendere veramente al piano.

Ci sono state, è vero, eccezioni legate a ondate di gelo continentale negli ultimi due decenni, ma la loro frequenza è diventata così rarefatta da non rappresentare più la normalità climatica del nostro Paese. La neve in pianura sta diventando, di fatto, un evento di rara eccezionalità.

 

L’analisi tecnica: perché il gelo non arriverà a Natale

Molti lettori si chiedono come mai, nonostante il calendario indichi l’avvicinarsi del Natale, non vi siano segnali di un raffreddamento importante per almeno altri 15 giorni. La risposta risiede in una concatenazione di cause che vanno oltre la semplice presenza dell’alta pressione sull’Italia.

È pur vero che l’anticiclone subtropicale inizierà a perdere vigore intorno al 15 dicembre, ritirandosi gradualmente verso le sue latitudini d’origine, ma questo non basterà a richiamare il freddo. Il ritiro dell’alta pressione, infatti, lascerà il campo libero alle correnti occidentali, non a quelle settentrionali o orientali come facevano supporre alcune uscite dei modelli nei giorni scorsi.

Il vero nodo cruciale della dinamica atmosferica attuale si trova molto più a nord, precisamente tra il Polo Nord e il Nord Atlantico, dove risiede il motore delle nostre stagioni: il Vortice Polare. Attualmente, la disposizione di questa vasta area di bassa pressione non favorisce in alcun modo la discesa di aria fredda verso il Vecchio Continente.

 

Il ruolo determinante del Vortice Polare

Il Vortice Polare si presenta in gran forma, compatto e molto profondo. Al momento, questa imponente depressione gelida è allungata in una configurazione che abbraccia il Nord America e la Siberia. Questa geometria ha una conseguenza diretta e penalizzante per l’Europa: trattiene il nucleo del gelo alle altissime latitudini, impedendogli di scivolare verso sud.

Con il serbatoio del freddo bloccato al Polo, l’Europa rimane esposta alle correnti oceaniche. L’aria che giunge sull’Italia e sul resto del continente viene traghettata dai venti occidentali. Qui entra in gioco la termodinamica: le masse d’aria provenienti dalla Groenlandia o dal Nord Atlantico, dovendo attraversare vaste porzioni di oceano prima di arrivare da noi, subiscono un inevitabile riscaldamento nei bassi strati. L’oceano, che conserva il calore molto più a lungo della terraferma, mitiga queste correnti, rendendole fresche e umide, ma mai gelide.

Affinché arrivi il gelo vero, quello capace di portare la neve a Roma o sulle coste adriatiche, servirebbero correnti con una traiettoria diversa. Servirebbe un flusso da nord o da nord-est (la famosa aria artico-continentale o russa), che scorre sopra terre emerse già raffreddate e mantiene intatte le sue caratteristiche rigide. Al momento, però, queste correnti sono completamente assenti dallo scacchiere barico europeo.

 

La corrente a getto e le anomalie termiche

A complicare ulteriormente il quadro interviene la Corrente a Getto (o Jet Stream). Questo fiume d’aria che scorre ad alta quota sul Nord Atlantico sta subendo una rapida accelerazione. Quando il getto è così teso e veloce, tende a “spianare” le onde atmosferiche, favorendo un flusso zonale (da ovest verso est) e inibendo gli scambi meridiani (da nord verso sud).

Il risultato è una disposizione delle correnti dai quadranti occidentali su quasi tutta l’Europa. Questo significa che per almeno altre due settimane, le temperature rimarranno diffusamente superiori alle medie stagionali. Non si tratta di un’anomalia solo italiana.

Fino al 22 o 23 dicembre, i termometri segneranno valori miti su gran parte del continente. Persino la Scandinavia, che in questo periodo dovrebbe essere la roccaforte del gelo, vedrà le temperature aumentare gradualmente dopo la metà del mese. È un cane che si morde la coda: non è possibile parlare di freddo e neve in Italia finché manca la “materia prima” nelle zone cruciali per noi, come l’Est Europa e la Penisola Scandinava. Se manca il freddo su quei territori, che fungono da serbatoio per le nostre irruzioni, è impensabile che possa arrivare il gelo alle nostre latitudini.

Uno spiraglio a fine anno?

Tuttavia, in meteorologia le certezze assolute non esistono e le evoluzioni sul lungo termine possono riservare sorprese. Se la strada fino a Natale sembra segnata dall’assenza di inverno crudo, un possibile cambio di circolazione potrebbe concretizzarsi nelle battute finali di dicembre.

Subito dopo le festività natalizie, l’assetto del Vortice Polare potrebbe subire delle modifiche. Tutto dipenderà dalla sua tenuta: se dovesse andare incontro a una frammentazione o a un dislocamento più favorevole, le correnti gelide potrebbero finalmente trovare un varco verso sud. Ma al momento si tratta solo di ipotesi che necessitano di conferme nei prossimi aggiornamenti modellistici. Per ora, l’inverno resta in attesa.

 

Credit

  • NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): Climate Prediction Center – Stratosphere Analyses
  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): Seasonal Forecasts
  • WMO (World Meteorological Organization): State of the Global Climate
  • NASA GISS: Global Temperature Analysis
  • Met Office: Global long-range model probability maps

  (TEMPOITALIA.IT)

Seguici su Google News
Tags: alta pressionemeteo nataleneve italiaprevisioni dicembreriscaldamento globaletemperature invernovortice polare
CondividiTweet
Articolo precedente

Meteo Natale: alta pressione o irruzione artica? La partita è ancora aperta

Prossimo articolo

Meteo, svolta attesa da Lunedì 15: ecco cosa sta per cambiare

Luca Martini

Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

Prossimo articolo

Meteo, svolta attesa da Lunedì 15: ecco cosa sta per cambiare

I modelli GFS ed ECMWF confermano: lenta attenuazione del caldo da Giovedì 28

28 Maggio 2026
Instabilità e temperature in calo

I temporali aprono le danze a partire dal Nord Italia, calano le temperature

27 Maggio 2026

Il quadro meteo dell’ESTATE è sempre più chiaro: parliamone

27 Maggio 2026
Rapida evoluzione indici climatici in Giugno.

Oscillazione Artica e Nord Atlantica in rapido movimento in Giugno

27 Maggio 2026
El Niño arriva entro Estate 2026

Super El Niño in arrivo entro la fine dell’Estate 2026

27 Maggio 2026

Meteo: Prossime ore, dal grande Caldo ai forti temporali al Nord

27 Maggio 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.