(TEMPOITALIA.IT) La data è ormai definita. Lunedì 15 Dicembre rappresenta un passaggio chiave tra la lunga fase anticiclonica e una nuova configurazione atmosferica più dinamica. Non si tratta di una svolta invernale classica, ma di un cambiamento strutturale del tempo che interrompe settimane di staticità.
Il peggioramento sarà innescato da un’ampia ondulazione ciclonica sull’Europa occidentale, in estensione verso il Nord Africa. Questo movimento andrà a erodere la struttura dell’Alta Pressione, favorendo la formazione di un vortice secondario la cui traiettoria resta ancora incerta. Proprio questa incertezza rende la fase potenzialmente severa, soprattutto per alcune aree del Paese.
Piogge intense al Centro-Sud, attenzione alla neve sul Nord-Ovest
Nella giornata di Lunedì 15 Dicembre il quadro sarà molto diverso da zona a zona. Lungo la fascia tirrenica e tra le due Isole Maggiori sono attese precipitazioni abbondanti, localmente a carattere di nubifragio temporalesco. Un contesto decisamente perturbato, alimentato da correnti umide meridionali.
Sul Nord-Ovest, invece, a partire dalla serata, il parametro chiave sarà la quota neve. I modelli matematici indicano nevicate diffuse sull’arco alpino occidentale, con coinvolgimento anche dell’entroterra ligure. Un segnale tutt’altro che scontato, considerando l’assenza di una vera irruzione fredda di origine artica.
Quota neve bassa, possibili sorprese anche in collina
Le simulazioni più recenti mostrano una quota neve particolarmente contenuta, con la possibilità di nevicate abbondanti anche in collina tra la sera del 15 e il pomeriggio del 16 Dicembre. Alcune mappe nivometriche spingono l’ipotesi fino al piano, in particolare nel cuneese e nelle colline dell’entroterra ligure padano occidentale.
È uno scenario che inevitabilmente solleva una domanda. Come può nevicare così in basso senza aria artica o gelo continentale?
Il ruolo decisivo del Cuscinetto freddo padano
La spiegazione è tecnica, ma chiara. Tutto ruota attorno al Cuscinetto Padano, ovvero allo strato di aria fredda intrappolata nei bassi livelli della Val Padana, in particolare nel suo settore sud-occidentale. Un prolungato periodo anticiclonico, come quello appena vissuto, favorisce inversioni termiche molto marcate specie durante la notte.
Il freddo si deposita al suolo, mentre l’aria più mite tende a disporsi in quota. Un serbatoio freddo silenzioso, spesso invisibile sulle mappe sinottiche classiche, ma fondamentale per la neve a bassa quota.
Nord-Ovest favorito dalla configurazione orografica
Questo meccanismo può verificarsi anche altrove, ma quella porzione di Nord-Ovest presenta caratteristiche ideali. L’orografia chiusa, le vallate e l’assenza di ventilazione efficace permettono all’aria fredda di stazionare più a lungo nei bassi strati. In presenza di Alta Pressione, senza ricambio d’aria, il cuscinetto si consolida.
Quando poi arriva una perturbazione con precipitazioni intense, la neve può cadere anche senza un raffreddamento marcato in quota.
Previsioni delicate, basta mezzo grado per cambiare tutto
Serve però prudenza. Situazioni di questo tipo sono estremamente sensibili. Mezzo grado in più o in meno può fare la differenza tra pioggia e neve, tra collina imbiancata e pianura bagnata. Per questo motivo il condizionale resta d’obbligo.
Resta però un dato. L’Inverno non è fatto solo di irruzioni artiche. A volte, è proprio la staticità anticiclonica a preparare il terreno per nevicate sorprendenti a quote bassissime, soprattutto sul Nord-Ovest.
Articolo elaborato sulla base delle analisi dei modelli previsionali di ECMWF, NOAA – GFS, DWD ICON, AROME e ARPEGE. (TEMPOITALIA.IT)






