
(TEMPOITALIA.IT) Negli ultimi giorni gli esperti hanno puntato lo sguardo su un’anomalia piuttosto evidente: il Vortice Polare sta mostrando valori insolitamente bassi per la stagione. Non parliamo di una semplice oscillazione, ma di uno dei livelli più deboli mai rilevati a fine Novembre e inizio Dicembre. A far scattare l’attenzione è stata soprattutto la velocità dei venti nella stratosfera superiore, un parametro chiave per stimare l’intensità della struttura. Se i venti rallentano, il vortice appare meno energico. Eppure, come spesso accade in meteorologia, la storia è un po’ più complessa.
Cosa sta succedendo in quota
Alcune analisi mostrano valori talmente bassi da far pensare a un vortice quasi inattivo. È una lettura possibile, ma non sufficiente per trarre conclusioni affrettate. In effetti, un vortice poco brillante tende a favorire incursioni fredde verso le medie latitudini. Tuttavia, un numero isolato non racconta tutto. Serve prudenza, perché una correlazione lineare tra vortice debole e gelo in Italia non esiste. L’atmosfera, come spesso ricordo, tende a seguire logiche meno intuitive di quanto sembri.
Cos’è davvero il Vortice Polare
Il Vortice Polare è una vasta struttura atmosferica che avvolge il Polo Nord tra 20 e 30 chilometri di quota. Non è un “mostro d’aria” come talvolta viene descritto, ma piuttosto un insieme ordinato di venti che ruotano in senso antiorario. Per valutarne la forza, gli scienziati osservano la velocità dei venti attorno ai 60° di latitudine nord. Proprio in quel settore, nell’ultima settimana, i venti sono risultati quasi nulli. Un dato sorprendente che, preso da solo, potrebbe far pensare a un vortice in crisi.
Perché non si può parlare di collasso
In realtà il Vortice Polare non è collassato. Rimane ancora compatto ai livelli più alti della stratosfera. L’apparente indebolimento deriva dal fatto che l’asse principale della struttura si è spostato: non attraversa più il punto in cui viene effettuata la misurazione. In sostanza il vortice si è deformato. È più allungato, laterale, quasi stirato verso una porzione diversa dell’Artico. È ciò che in meteorologia viene definito bilobazione o, in alcuni casi, split. I venti intensi, semplicemente, scorrono altrove. E i sensori rilevano un valore che sembra indicare una debolezza che, di fatto, non corrisponde alla realtà fisica dell’intera struttura.
Un possibile ricompattamento
Negli ultimi aggiornamenti emerge anche la possibilità di un ricompattamento parziale del vortice. Un ritorno graduale a valori più vicini alla media potrebbe concludere questa fase di debolezza anomala. Alcune proiezioni suggeriscono che, dalla seconda metà di Dicembre, potrebbe affacciarsi una tendenza più mite sul nostro Paese. È un’ipotesi, nulla più, perché la previsione stratosferica richiede conferme continue.
La domanda cruciale
A questo punto arriva la richiesta inevitabile: un vortice così debole può condizionare l’inverno europeo? La risposta è sì, ma non in modo automatico. Perché un’anomalia stratosferica raggiunga l’Europa servono due condizioni precise. Prima di tutto un indebolimento reale e dinamico della struttura, non una deformazione temporanea. Poi è essenziale che il disturbo riesca a propagarsi verso il basso, dalla stratosfera alla troposfera. È in quel livello che nascono le perturbazioni che influenzano direttamente il tempo sull’Italia.
A volte il nocciolo gelido punta verso i Balcani, altre verso il Mar Nero, altre ancora resta confinato sull’Artico. E non porta alcun effetto da noi. Ecco perché un valore molto basso non basta per annunciare gelo imminente. Certo, non abbiamo un anticiclone ingombrante sopra la testa, e questo è già un elemento interessante. Ma proclamare nevicate diffuse o ondate di gelo, al momento, sarebbe prematuro.
Credit: analisi basata sui dati dei modelli ECMWF, NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (TEMPOITALIA.IT)









