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Dal freddo all’anticiclone, cambia la circolazione, per quanto

Piero Luciani di Piero Luciani
10 Gen 2026 - 08:30
in Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) L’inverno torna a farsi sentire con decisione sull’Italia e lo fa senza mezze misure. Dopo il gelo intenso dei giorni scorsi, una seconda ondata di freddo e neve è pronta a interessare il Paese, confermando una fase stagionale che, almeno per qualche giorno ancora, mantiene caratteristiche pienamente invernali. Non si tratta di un semplice strascico, ma di un nuovo impulso perturbato inserito in una circolazione atmosferica ampia e ben strutturata, che coinvolge gran parte dell’Europa. Subito dopo, però, lo scenario è destinato a cambiare in modo sensibile, con una svolta barica che porterà conseguenze evidenti sul tempo della prossima settimana.

 

Nuova perturbazione e aria fredda in arrivo da nord-ovest

La dinamica che sta interessando l’Italia nasce da un contesto sinottico complesso, dominato da una vasta area di bassa pressione sul Continente europeo. Dopo il primo affondo gelido che ha colpito duramente l’Europa centrale e parte del Mediterraneo, una nuova perturbazione si appresta a raggiungere la Penisola, sospinta da correnti nord-occidentali e accompagnata da un ulteriore contributo di aria fredda di matrice polare.

Questo nuovo impulso non avrà la stessa intensità del precedente, ma sarà sufficiente a mantenere temperature rigide, condizioni di instabilità e nuove nevicate a quote medio-basse, soprattutto sulle regioni del Centro-Sud. La traiettoria delle correnti favorirà infatti un coinvolgimento più diretto dei settori appenninici e delle aree esposte ai flussi freddi in arrivo dal nord Europa, mentre il Nord resterà in parte ai margini dei fenomeni più organizzati.

 

Un gelo significativo dopo anni di inverni deboli

Il freddo che ha raggiunto l’Italia in questa fase rientra tra i più rilevanti degli ultimi anni. Un dato che assume un significato particolare se si considera il contesto recente. Dopo una lunga serie di stagioni invernali spesso caratterizzate da anomalie termiche positive, assenza di irruzioni fredde strutturate e scarsa neve anche in montagna, l’inverno 2025-2026 sta mostrando segnali diversi.

Non si tratta di eventi eccezionali in senso assoluto, ma di situazioni che rientrano pienamente nella climatologia invernale del nostro Paese. L’Italia torna a essere interessata da incursioni artiche, con il gelo protagonista anche su scala europea. Un ritorno a una certa normalità stagionale che, proprio per la sua rarità negli ultimi anni, viene percepito come straordinario.

 

Weekend invernale con neve a quote relativamente basse

Il prossimo fine settimana rappresenterà il cuore di questa seconda fase fredda. Il tempo si manterrà spiccatamente invernale, con rovesci, ventilazione sostenuta e nevicate sui rilievi del Centro-Sud. Le aree appenniniche saranno tra le più esposte, insieme ai rilievi della Sardegna, dove il limite della neve tenderà a scendere fino a 600–700 metri, localmente anche più in basso nei momenti di maggiore intensità delle precipitazioni.

Con il passare delle ore, l’instabilità tenderà a spostarsi verso i versanti adriatici, maggiormente esposti all’ingresso di nuove masse d’aria fredda. In queste zone, soprattutto nella giornata di Domenica, saranno possibili episodi di neve a bassa quota, in particolare su Marche, Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata. Si tratterà di fenomeni discontinui, ma localmente intensi, favoriti dalla combinazione tra aria fredda in quota e instabilità residua.

 

Nord ai margini dei fenomeni ma con clima rigido

La disposizione delle correnti penalizzerà ancora una volta il Nord Italia sul fronte delle precipitazioni. Dopo qualche debole nevicata che ha interessato nelle ultime ore l’est della Lombardia e il Triveneto, i fenomeni tenderanno a essere scarsi o assenti. Questo non significa condizioni miti. Al contrario, il clima resterà freddo e secco, con gelate notturne diffuse e temperature spesso inferiori alla media del periodo.

Le Alpi potranno vedere qualche nevicata sui settori di confine, ma il quadro generale sarà dominato da cieli spesso sereni o poco nuvolosi, con un freddo secco che si farà sentire soprattutto nelle ore notturne e al primo mattino.

 

Il picco del raffreddamento e gli ultimi effetti al Sud

La fase clou di questo raffreddamento è attesa tra la fine del weekend e l’inizio di Lunedì 12. In queste ore, l’instabilità indugerà ancora sulle regioni meridionali, dove saranno possibili ulteriori episodi di neve a bassa quota, in particolare tra Puglia e Lucania. Anche in questo caso, il ruolo delle correnti fredde sarà determinante nel mantenere basse le temperature e nel favorire fenomeni localizzati.

Si tratterà degli ultimi colpi di coda di una fase pienamente invernale che, pur senza eccessi estremi, avrà lasciato il segno su gran parte del Paese.

 

L’avanzata dell’anticiclone e il cambio di scenario

A partire dal 12 gennaio, la situazione atmosferica inizierà a modificarsi in modo più deciso. Da ovest si farà strada un promontorio anticiclonico, destinato a espandersi verso il bacino del Mediterraneo. Questo movimento segnerà un cambio di circolazione a scala euro-atlantica, con l’allontanamento verso est del vasto serbatoio di aria gelida che ha dominato la scena nei giorni precedenti.

Il tempo tenderà a stabilizzarsi, con una graduale riduzione dell’instabilità e un aumento delle schiarite. Le temperature resteranno inizialmente basse, soprattutto nelle ore notturne, per effetto del residuo afflusso di correnti fredde dai Balcani. Tuttavia, il segnale di fondo sarà quello di un progressivo addolcimento del clima.

 

Dal freddo artico alle correnti atlantiche più temperate

L’arrivo dell’anticiclone non sarà un evento isolato, ma la conseguenza di una riorganizzazione più ampia della circolazione atmosferica. Sul Vicino Atlantico, a ovest delle Isole Britanniche e della Francia, si approfondirà un nuovo vortice depressionario, dando origine a un’ampia saccatura. Questo sistema tenderà a spostarsi gradualmente verso est, favorendo la risalita di aria umida e più mite verso l’Italia.

Parallelamente, si assisterà a un rafforzamento delle correnti zonali alle alte latitudini, legato al ricompattamento del Vortice Polare. In queste configurazioni, le discese fredde verso il Mediterraneo risultano più difficili, mentre aumenta la probabilità di fasi più miti e perturbate di origine atlantica.

Una parentesi anticiclonica breve e nuove insidie

La fase anticiclonica che seguirà l’ondata di freddo non è destinata a durare a lungo. Già tra 14 e 15 gennaio, nuove insidie potrebbero affacciarsi sullo scenario meteo italiano. L’avanzata delle correnti umide atlantiche potrebbe determinare un peggioramento del tempo al Nord e su parte delle regioni centrali, con il ritorno delle precipitazioni.

In questo contesto, le temperature si porteranno su valori superiori alla media, segnando una pausa evidente rispetto al gelo dei giorni precedenti. La neve tornerà a interessare principalmente le zone montuose, in particolare l’Arco Alpino, mentre sulle pianure e lungo le coste prevarranno piogge e clima più mite.

Correnti meridionali e inverno in pausa

Le proiezioni attuali indicano una persistenza di correnti meridionali almeno fino al weekend del 17–18 gennaio. Questo assetto favorirà un contesto più umido e temperato, con un inverno che sembra destinato a prendersi una pausa. Una pausa che non va però interpretata come una fine definitiva della stagione fredda.

La seconda parte di gennaio potrebbe ancora riservare nuove sorprese, in un quadro che resta dinamico e tutt’altro che bloccato. La distanza temporale impone cautela, ma l’evoluzione sinottica lascia aperta la porta a possibili nuovi cambi di scenario.

Modelli previsionali e attendibilità della tendenza

Le considerazioni presentate si basano sull’analisi congiunta dei principali modelli numerici internazionali, che mostrano una buona convergenza sulle linee di tendenza generali. Resta comunque fondamentale seguire gli aggiornamenti, soprattutto in una fase di transizione come quella attesa a metà mese, in cui piccoli cambiamenti nella posizione delle strutture bariche possono produrre effetti significativi sul tempo al suolo.

 

Crediti: analisi ed elaborazione basate sugli aggiornamenti dei modelli ECMWF, GFS, ICON e UKMO. (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: cambio circolazionecorrenti atlantichegelo italiameteo invernoneve centro-sudseconda ondata freddovortice polare
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Piero Luciani

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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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