Correnti atlantiche pronte a dominare il Mediterraneo
(TEMPOITALIA.IT) l maltempo sta per riprendersi la scena sul bacino del Mediterraneo e su larghe porzioni dell’Italia, mettendo in campo dinamiche atmosferiche molto distanti da quelle vissute recentemente. Le masse d’aria gelida di origine artica hanno ormai terminato la loro ritirata e, stando alle odierne analisi, non faranno ritorno prima di Lunedì 19 Gennaio. Al loro posto si instaurerà una circolazione occidentale, di evidente matrice atlantica, termicamente più mite ma decisamente più ricca di vapore acqueo. È qui che risiede il nodo cruciale della previsione. Si tratterà di aria meno rigida, ma satura di umidità, in grado di alimentare piogge estese e, localmente, rovesci di forte intensità. Uno scenario che, qualora venisse confermato, potrebbe evolvere nella genesi di un vero e proprio ciclone sulla Italia all’inizio della prossima settimana, con un concreto pericolo idrogeologico.
Primi segnali di maltempo tra Venerdì e Domenica
Le avvisaglie iniziali del peggioramento sono attese nella finestra temporale compresa tra Venerdì 16 e Domenica 18 Gennaio. In questo primo step, l’instabilità colpirà prevalentemente il Nord-Ovest e la Sardegna, portando precipitazioni frequenti e nevicate che si concentreranno alle quote medio-alte, specificamente oltre i 1200 metri sulle Alpi centro-occidentali. Saremo di fronte, almeno in avvio, a una configurazione coerente con la stagionalità. Un maltempo di stampo invernale, talvolta simile a dinamiche tardo-autunnali, privo ancora di elementi di estrema anomalia. Tuttavia, la situazione non rimarrà statica.
Il possibile ciclone tra Lunedì e Martedì
Le criticità si palesano con maggiore nitidezza osservando le simulazioni modellistiche valide per Lunedì 19 e Martedì 20 Gennaio. Le ultime emissioni dei centri di calcolo evidenziano la probabilità che il flusso perturbato atlantico possa affondare verso l’Africa settentrionale, agevolando la nascita di un ciclone mediterraneo ben organizzato. Il motore di questo processo sarebbe il netto contrasto tra le correnti nord-atlantiche, fresche e instabili, e le masse d’aria decisamente più calde che risalgono dal Sahara. Tale scontro termico potrebbe innescare la formazione di un vortice a ridosso della catena dell’Atlante, destinato successivamente a traslare verso il Mediterraneo centrale, posizionandosi tra le Baleari e la Sardegna.
Nubifragi e pericolo alluvioni
Se tale evoluzione dovesse trovare riscontro nella realtà, la struttura ciclonica assumerebbe connotati tipicamente autunnali, incamerando l’enorme quantità di energia e umidità presente nel basso Mediterraneo. Le piogge potrebbero divenire violente, con fenomeni persistenti e molto localizzati. Tra Lunedì e Martedì, le zone maggiormente esposte risulterebbero la Sardegna, la Sicilia, la Calabria e la Basilicata. Su queste regioni i rovesci potrebbero assumere carattere di nubifragio, specialmente sui versanti orograficamente più vulnerabili. La Sicilia orientale, la fascia ionica della Calabria, il Metapontino e il versante orientale della Sardegna rimangono le aree osservate speciali. Gli aggiornamenti più recenti suggeriscono accumuli pluviometrici che potrebbero superare i 200 millimetri nell’arco di 48 ore, specie vicino ai rilievi montuosi, dove l’effetto stau rischierebbe di amplificare ulteriormente le cadute d’acqua. Un quadro che configura un alto rischio alluvionale e che impone un monitoraggio costante.
Attenzione anche al Nord-Ovest
Anche la Liguria e il Piemonte rientrano nella lista dei territori da seguire con estrema attenzione. In questo frangente, però, il grado di coinvolgimento appare più incerto. La traiettoria del vortice, attualmente, lo colloca più prossimo al Sud e alle Isole Maggiori, ma precipitazioni intense potrebbero comunque interessare il Nord-Ovest, specialmente durante le fasi di richiamo umido. Tuttavia in questa zona le nevicate potrebbero raggiungere quote relativamente basse e ridurre, così, il rischio di piene fluviali. La previsione rimane in divenire e anche piccoli aggiustamenti nella posizione del minimo depressionario potrebbero determinare differenze sostanziali nella distribuzione dei fenomeni.
Fonti scientifiche internazionali: (TEMPOITALIA.IT)










