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Verso una fase di blocchi atmosferici: dal 5 Febbraio il meteo promette una svolta

Luca Martini di Luca Martini
27 Gen 2026 - 12:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Dopo il 5 Febbraio si profila una fase climatica di almeno una decina di giorni estremamente interessante per la circolazione atmosferica sull’Europa Nord-Occidentale e sul Regno Unito. I segnali che giungono dai centri di calcolo indicano una probabilità superiore alla norma per la formazione di pattern di blocco, capaci di innescare incursioni gelide ben più marcate rispetto alla media statistica del periodo. Non siamo ancora di fronte a una previsione certa, ma piuttosto a una finestra sinottica supportata da diversi indici emisferici e da una coerenza di fondo nella modellistica a lungo termine. L’atmosfera sembra intenzionata a preparare il terreno per configurazioni meno zonali e più meridiane, quelle che storicamente aumentano la variabilità e rendono possibili ondate invernali severe alle medie latitudini del Continente.

MJO e AAM puntano nella stessa direzione

Uno degli elementi di maggiore rilievo riguarda l’evoluzione della Madden,Julian Oscillation (MJO). Le proiezioni mostrano un passaggio progressivo dalle fasi 6,7 verso la fase 8, una traiettoria che solitamente si associa a una maggiore probabilità di blocchi anticiclonici sull’Atlantico Nord,Orientale. Questo movimento favorisce un indebolimento della circolazione zonale, riducendo l’indice Nao e aprendo la porta a scambi di calore tra nord e sud molto più pronunciati.

A rafforzare questo quadro contribuisce l’Atmospheric Angular Momentum (AAM), attualmente in fase di risalita. L’aumento dell’Aam è legato a un intenso trasporto di momento e al contributo dei torque orografici Asiatici, dinamiche che tendono a estendere il getto del Pacifico. Se nel breve periodo questo favorisce un clima mite negli Stati Uniti, su scala emisferica rappresenta spesso il preludio a una profonda riorganizzazione del flusso nell’Atlantico.

 

Atlantico in pausa e onde planetarie verso le alte latitudini

Con un getto pacifico più disteso, l’Oceano Atlantico tende a perdere parte della sua forza soppressiva. Ciò consente alle onde planetarie di amplificarsi con maggiore facilità verso nord, aumentando le chance di veder sorgere blocchi anticiclonici tra la Groenlandia e l’Islanda. È proprio questo tipo di assetto che, durante l’inverno, può deviare le perturbazioni verso latitudini più basse e favorire l’ingresso di masse d’aria fredda sulle Isole Britanniche e sull’Europa Nord,Occidentale. In presenza di tali ostacoli barici, le depressioni seguono traiettorie più meridionali, mentre l’aria gelida può affluire da settentrione o da nord,est, portando temperature sotto lo zero e condizioni pienamente invernali.

 

Il vortice polare e i disturbi provenienti dalla stratosfera

Spostando lo sguardo al piano stratosferico, i segnali di un indebolimento del Vortice Polare si fanno sempre più evidenti. Alcune simulazioni suggeriscono la possibilità di un riscaldamento stratosferico significativo, noto come Ssw (Sudden Stratospheric Warming), o comunque di un disturbo energetico importante nella prima decade di Febbraio. Se questo fenomeno dovesse propagarsi con efficacia verso la troposfera, gli effetti potrebbero manifestarsi nella seconda metà del mese, estendendo la propria influenza fino ai primi giorni di Marzo. La storia della climatologia insegna che eventi simili aumentano la frequenza di blocchi alle alte latitudini, anche se la distribuzione esatta del freddo dipenderà dalla posizione dei massimi di pressione.

 

Freddo o clima mite, una sfida di probabilità statistica

Nel lasso di tempo compreso tra il 5 e il 15 Febbraio, la combinazione tra la MJO in fase 8, l’AAM in crescita e un Vortice Polare disturbato rende più probabili scenari freddi o dinamici su Inghilterra, Francia e Nord Europa. Parallelamente, diminuisce la possibilità di assistere a una lunga fase dominata da correnti atlantiche miti e veloci. Bisogna tuttavia ribadire che si tratta di potenzialità e non di certezze assolute. La dispersione dei modelli resta significativa e molto dipenderà dall’esatta collocazione dei blocchi tra la Groenlandia e la Scandinavia. I prossimi aggiornamenti saranno decisivi per capire se questa finestra si tradurrà in una reale ondata di gelo per l’Europa.

 

Credit: National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), Met Office UK, World Meteorological Organization (WMO). (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: blocco atlanticofreddo Europameteo febbraiometeo regno unitomjo fase 8previsioni medio termineStratwarmingvortice polare
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Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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