
(TEMPOITALIA.IT) L’inverno dell’emisfero settentrionale potrebbe presto cambiare volto, entrando in una fase decisamente più incisiva tra la fine di gennaio e il mese di febbraio 2026. Le più recenti analisi modellistiche evidenziano infatti una profonda riorganizzazione del Vortice Polare, con dinamiche stratosferiche che, se confermate, aumenterebbero sensibilmente la probabilità di ondate di freddo durature su Nord America ed Europa. Non siamo di fronte a un semplice raffreddamento episodico, ma a un possibile e radicale cambio di assetto della circolazione emisferica.
Il Vortice Polare e il ruolo della Stratosfera
Il Vortice Polare è una vasta circolazione ciclonica che si sviluppa ogni inverno alle alte latitudini, estendendosi dalla troposfera fino alla stratosfera. In condizioni di normalità, quando il vortice è compatto e ben strutturato, l’aria artica rimane confinata nelle aree polari, mentre le medie latitudini sperimentano flussi occidentali miti.
Tuttavia, quando il vortice viene indebolito o deformato, si aprono canali di scambio meridiano, l’aria artica può scendere verso sud, influenzando direttamente il clima degli Stati Uniti e del continente Europeo. In questo contesto, la stratosfera agisce come un regolatore a bassa frequenza, capace di condizionare il meteo al suolo per intere settimane.
Assetto attuale: vortice allungato e baricentro nordamericano
Le analisi a 10 hPa e 50 hPa mostrano un Vortice Polare già fortemente disturbato. Il nucleo principale risulta stirato e dislocato verso il Nord America, sotto la spinta di un robusto anticiclone stratosferico. A quote inferiori, il vortice appare parzialmente frammentato, con un lobo dominante tra il Canada e gli Stati Uniti.
Questa configurazione favorisce la formazione di un vero e proprio corridoio artico diretto verso il cuore del continente americano. Le proiezioni indicano temperature molto inferiori alla media su vaste aree degli USA centrali e orientali, con esclusione dei settori sud-occidentali e della Florida. In Europa, nella stessa fase, il raffreddamento risulta più attenuato e concentrato soprattutto sul Nord e sul Centro-Nord, mentre il Mediterraneo resta in parte protetto da masse d’aria più miti.
Verso un possibile Sudden Stratospheric Warming
Lo scenario più interessante emerge guardando oltre il breve termine. I modelli indicano un marcato indebolimento dei venti zonali stratosferici nel corso di febbraio, una configurazione tipicamente associata a un Sudden Stratospheric Warming (SSW). In questi eventi, la temperatura nella stratosfera aumenta rapidamente anche di decine di gradi, destabilizzando il vortice fino a provocarne lo split o il collasso totale.
Le simulazioni mostrano anomalie termiche stratosferiche estremamente elevate, superiori ai 50 °C rispetto alla media climatica, con venti zonali prossimi allo zero o invertiti. Sono segnali che, storicamente, precedono fasi invernali molto dinamiche e nevose alle medie latitudini.
Cosa succede dopo il collasso del vortice: il pattern tipico
L’esperienza climatologica insegna che, nei 10 o 30 giorni successivi a un SSW, tende a svilupparsi un blocco anticiclonico alle alte latitudini, spesso tra la Groenlandia e il Polo Nord. Contestualmente, una fascia di basse pressioni si estende verso sud, favorendo discese di aria artica su vasta scala. Sebbene non sia un automatismo, la probabilità che gli indici AO (Oscillazione Artica) e NAO (Oscillazione Nord Atlantica) diventino negativi aumenta sensibilmente, creando le condizioni ideali per irruzioni di gelo ripetute e persistenti.
Febbraio 2026: uno scenario da monitorare
Le proiezioni per febbraio 2026 richiamano proprio questo tipo di assetto. Sul Nord America il segnale freddo appare deciso, mentre sull’Europa il quadro resta più incerto ma con probabilità crescente di afflussi artici, soprattutto nella seconda parte del mese. Il comportamento della stratosfera nelle prossime settimane sarà determinante per capire se vivremo un finale di inverno severo.
Credit e fonti autorevoli: (TEMPOITALIA.IT)






