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Meteo, l’Europa imprigionata dal Blocco a Omega, ma il freddo prepara l’assalto di marzo

Antonio Romano di Antonio Romano
24 Feb 2026 - 12:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) L’ultima parte del mese di Febbraio 2026 sta imprimendo una svolta molto netta alla circolazione atmosferica del Continente Europeo. Dopo diverse settimane in cui hanno dominato le irruzioni di aria gelidae e le nevicate diffuse sul comparto orientale e settentrionale e fasi di maltempo intenso nel settore occidentale e meridionale del territorio europeo, il quadro sinottico evolve verso un assetto completamente opposto. Una possente struttura di Alta Pressione di matrice subtropicale si sta espandendo sopra il cuore della Europa, assumendo gradualmente la fisionomia caratteristica di un Blocco ad Omega. Il risvolto immediato è una pesante anomalia termica positiva, con condizioni che, per moltissime regioni, ricordano più la metà di Aprile che la fine della stagione invernale.

 

Il dominio dell’anticiclone

La stagione dell’Inverno 2025-2026, almeno fino alla metà del mese corrente, è stata segnata da un flusso atlantico molto vivace. Una successione di cicloni e saccature ha colpito ripetutamente la Penisola Iberica, la Francia e l’area del Mar Mediterraneo Occidentale, portando fenomeni meteorologici persistenti. In questo lasso di tempo si sono verificati accumuli di pioggia localmente critici, nevicate copiose sui Pirenei, sul Massiccio Centrale, sulle Alpi e lungo l’Appennino Settentrionale. Tuttavia, con l’inizio dell’ultima decade, il disegno barico cambia in modo drastico. Il getto polare, anziché scorrere in modo teso verso oriente, inizia a ondulare vistosamente flettendosi verso le latitudini meridionali dell’Oceano Atlantico. Questa manovra favorisce, per un meccanismo di compensazione, la risalita verso le Isole Britanniche e l’Europa Centrale di un promontorio anticiclonico alimentato da aria calda nordafricana.

 

La dinamica del blocco ad Omega

Nelle mappe in quota la morfologia atmosferica diventa inconfondibile, mostrando una cresta di pressione molto pronunciata stretta tra due zone di bassa pressione laterali. Questa disposizione richiama la forma della lettera greca omega, definendo quello che gli scienziati chiamano Blocco ad Omega. All’interno di questa struttura si sviluppa una vera Cupola di Calore, sostenuta da movimenti d’aria discendenti chiamati subsidenza, i quali comprimono e riscaldano la massa d’aria nei bassi strati. Questa condizione stabilizza l’intera colonna d’aria, azzera la nuvolosità e garantisce un forte soleggiamento diurno, per fortuna in questa stagione ancora relativo per motivi astronomici.

 

Conseguenze sulla circolazione atmosferica

Questa configurazione interrompe la normale circolazione dei venti occidentali. Il flusso perturbato viene deviato verso la Scandinavia e la Russia Settentrionale, lasciando l’Europa Centro, Occidentale in una stasi meteorologica assoluta. Le precipitazioni diventano assenti, la ventilazione si placa e l’escursione termica tra il giorno e la notte si fa marcata. Nonostante il bel tempo, nelle zone di pianura come la Val Padana o nelle vallate della Germania, l’aria ferma può causare la formazione di nebbie fitte e un pericoloso accumulo di sostanze inquinanti sopra i grandi centri abitati.

 

Anomalie di temperatura e l’illusione della primavera

L’effetto più evidente di questo Anticiclone è rappresentato dalle temperature eccezionali. Le proiezioni indicano scostamenti dalle medie stagionali anche superiori ai 10 gradi Celsius o 15 gradi Celsius su ampie porzioni della Francia, della Germania e del Benelux. Nelle aree pianeggianti i valori massimi superano spesso i 15 gradi Celsius, con punte di oltre i 20 gradi Celsius tra la Spagna, il sud della Francia e l’Italia. Per le popolazioni locali il salto è notevole, passando in pochi giorni dai paesaggi innevati a scenari quasi primaverili che risvegliano la natura in modo precoce.

Il problema della neve sulle Alpi

Questo cambio di scenario meteorologico colpisce duramente le Alpi, che avevano appena ricevuto abbondanti nevicate. Il calo del freddo determina un assottigliamento veloce della neve sotto i 1800 metri, l’umidificazione del manto e un aumento del deflusso d’acqua nei torrenti montani. La combinazione tra i terreni già saturi e lo scioglimento rapido può innescare criticità idrauliche nei bacini minori. Anche la stabilità dei versanti più ripidi è messa alla prova, rendendo il monitoraggio del pericolo valanghe fondamentale per la sicurezza in quota.

 

Le prospettive per marzo e il possibile ritorno del freddo

Sebbene queste strutture siano celebri per la loro persistenza, i primi segnali di cedimento iniziano a comparire nei calcolatori. Alcuni scenari ipotizzano una discesa di aria fredda dal Nord Atlantico verso l’Europa Occidentale capace di erodere il muro dell’alta pressione. Un ritorno a una circolazione più dinamica potrebbe concretizzarsi nei primi giorni di Marzo, portando un calo termico e una ripresa delle piogge su buona parte del Continente. L’assaggio di primavera di fine Febbraio non deve essere considerato un addio definitivo all’inverno, poiché la climatologia europea è ricca di colpi di coda gelidi proprio alle porte della nuova stagione.

 

Credits:

ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts: ecmwf.int

NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration: noaa.gov

Meteo France – Service météorologique national: meteofrance.com

Deutscher Wetterdienst (DWD): dwd.de (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: alta pressioneblocco omegacaldo anomalocupola caloregelo tardivoinquinamento ariainversione termicameteo marzoneve alpiprevisioni europa
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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