Dopo una pausa durata oltre sessanta giorni, ecco che una potente struttura anticiclonica di origine Nord-Africana si riaffaccia con prepotenza sulla scena europea. Le condizioni meteorologiche si trasformeranno radicalmente, assumendo connotati pienamente primaverili per diverse giornate consecutive. Bisogna prestare molta attenzione, poiché non ci troviamo di fronte alla solita e fugace alta pressione di passaggio, quella che negli ultimi due mesi si era spesso inserita temporaneamente tra una perturbazione nata sull’Oceano Atlantico e quella successiva, garantendo soltanto brevi momenti di stabilità atmosferica.
L’anticiclone africano torna a dominare
In questa circostanza siamo alle prese con una configurazione nettamente più robusta e tenace, destinata a influenzare lo scenario fino alla fine di Febbraio e probabilmente anche durante l’esordio di Marzo. La sua ingombrante presenza sta già determinando condizioni meteo spiccatamente miti su tutta la Penisola. Ovviamente, nulla esclude che nel corso del mese di Marzo si possano verificare bruschi cali delle temperature, rigurgiti di stampo invernale, nuove fasi di instabilità e ulteriori precipitazioni, che potrebbero palesarsi sotto forma di pioggia o persino di neve in diverse aree dell’Italia. Per il momento, tuttavia, non si scorge nulla di simile all’orizzonte, almeno non in modo chiaro e inequivocabile, poiché il muro eretto dall’alta pressione sembra impenetrabile.
Zero termico alle stelle
Un fattore di estrema rilevanza riguarda proprio l’incremento termico previsto per i rilievi, lungo l’intero stivale, dalle Alpi fino agli Appennini Meridionali. L’alta pressione, eccezionalmente potente alle alte altitudini, favorirà un innalzamento sensibile dei termometri su colline e montagne. In particolar modo, lungo l’arco delle Alpi e sull’Appennino Settentrionale, si assisterà a un balzo vertiginoso della quota dello Zero Termico, ovvero il livello oltre il quale la temperatura rimane costantemente negativa, anche nelle ore diurne. Tra il 25 Febbraio e il 27 Febbraio si stima che questo limite possa superare i 3000 metri di altezza su gran parte della dorsale dell’Appennino Centro-Settentrionale e sui massicci alpini.
Il rischio per il manto nevoso
Un rialzo così repentino e marcato dei valori termici in montagna rischia di minare seriamente la tenuta del manto nevoso depositatosi negli ultimi due mesi. Di conseguenza, la fusione della neve risulterà decisamente accelerata e intensa. È lecito attendersi valori superiori ai 10 gradi Celsius persino a 2000 metri di quota, proprio in quelle località dove attualmente si misurano oltre 200 centimetri di neve al suolo. Si tratta di una problematica che purtroppo si ripresenta con regolarità. Il vero punto critico non è tanto il verificarsi di qualche giornata di alta pressione, fenomeno esistente anche un secolo fa, quanto la facilità con cui queste ondate di calore africane così potenti riescono a raggiungere i nostri territori. Fortunatamente simili episodi non si erano manifestati negli ultimi due mesi, ma occorre ricordare che a metà dicembre si registrò una breve ma intensa parentesi con lo Zero Termico oltre i 3200 metri. Situazioni meteo che un tempo sarebbero state considerate fortemente anomale, ora stanno diventando una sorta di preoccupante nuova normalità nel cuore della stagione fredda.
Crediti:
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts: https://www.ecmwf.int
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration: https://www.noaa.gov
DWD – Deutscher Wetterdienst: https://www.dwd.de