Stiamo vivendo una fase climatica che ha dell’incredibile, poiché dopo un febbraio così mite, arrivato peraltro in modo repentino dopo un periodo decisamente più fresco, specialmente per quanto riguarda il Nord Italia. L’Anticiclone Africano ha pilotato verso di noi temperature smisuratamente elevate, del tutto inattese, le quali sono cresciute in modo drastico. In molte zone del Paese si sono superati agevolmente i 20 gradi Celsius, ma gli eccessi più preoccupanti si sono registrati sui monti. In alta quota i valori sono saliti a dismisura a causa dell’aria calda e secca, mettendo a dura prova il manto nevoso accumulato durante le recenti competizioni internazionali.
Verso un calo termico
Dobbiamo ora analizzare una trasformazione meteorologica che inizierà a manifestarsi lentamente. Questo passaggio verso un clima più freddo rimane una delle ipotesi sul tavolo, dato che non tutti i modelli matematici mostrano una visione unanime. Mentre il Nord America affronta sbalzi termici di grande rilievo, in Europa si è osservato un riscaldamento insolito, con la Germania e la Polonia che sono passate dalle nevicate a temperature superiori ai 15°C. Un mutamento di regime così imponente non è affatto rassicurante, in quanto potrebbe celare una virata improvvisa verso scenari puramente invernali. Nonostante guardando le mappe a una settimana la situazione sembri immobile, appare probabile un nuovo crollo del Vortice Polare capace di spingersi con vigore verso il Vecchio Continente.
Prima metà di marzo tra pioggia e neve
Non è il caso di attendersi un evento epocale come quello dei primi di gennaio, ma piuttosto una fase di freddo con colonnina di mercurio sotto la media, accompagnata dal ritorno delle precipitazioni. In questo contesto, la neve tornerebbe a imbiancare le Alpi e gran parte dell’Appennino. Questa linea di tendenza si proietta verso marzo inoltrato, dato che i primi giorni del mese manterranno un sapore primaverile, sebbene con un aumento della copertura nuvolosa.
Ipotesi estreme dopo il 7 marzo
Il tempo inizierà a mostrare il suo lato più instabile soprattutto dopo il 7 marzo, una data che segnerà l’apertura di scenari davvero estremi. Potremmo assistere a intrusioni di aria gelida oppure, al contrario, a nuove risalite di aria africana. Queste oscillazioni così marcate sono figlie del Cambiamento Climatico, un fenomeno che sta ridisegnando le stagioni in modo radicale. Non è solo la memoria dei più anziani a dircelo, poiché negli ultimi 15 anni l’inverno è mutato completamente e le ultime cinque stagioni estive sono state tutte caratterizzate da ondate di calore paragonabili a quella storica del 2003, con termometri vicini o superiori ai record assoluti.
La chiusura dell’Inverno e il volto di marzo
Con la fine di febbraio si chiude ufficialmente l’inverno meteorologico e il 1° marzo inaugura la primavera meteorologica. Da questo momento in avanti, ogni irruzione fredda sarà considerata un colpo di coda invernale. Sebbene tali blocchi d’aria possano cambiare rotta all’ultimo momento, il rischio potenziale resta elevato. Le proiezioni del Centro Meteo Europeo, valide fino a 46 giorni, indicano che marzo potrebbe trascorrere con temperature sotto la media e piogge superiori alla norma. Si preannuncia quindi un mese tendenzialmente invernale, quasi a voler riscattare un febbraio che ha deluso le aspettative degli amanti del gelo.
Anomalie europee dalla Francia alle Isole Canarie
Mentre in Italia gli effetti del caldo sono stati evidenti, nel sud-ovest della Francia si sono toccati i 28°C, così come in Spagna. Fenomeni bizzarri si osservano ovunque, dalle Isole Canarie colpite da grandinate insolite alla neve tornata a imbiancare il vulcano Teide. In un panorama così instabile, ipotizzare eventi di freddo estremo non è affatto fantascienza, così come non lo è il rischio di picchi termici verso l’alto, tipici di una stagione che corre veloce verso l’estate.
Il risveglio dei temporali e il rischio grandine
Le primavere recenti non hanno brillato per il caldo precoce, bensì per una spiccata dinamicità e per i colpi di coda dell’inverno. Un elemento ricorrente è l’abbondanza di piogge, specialmente sul Nord Italia. Proprio in queste zone, visti i valori termici attuali, potremmo assistere ai primi temporali già con l’arrivo dei primi cambiamenti. Questo comporterebbe il rischio delle prime grandinate, magari con chicchi inizialmente piccoli ma potenzialmente dannosi per un’agricoltura che si sta già risvegliando.
Scambi meridiani e neve in pianura
Sebbene la neve in pianura rimanga un’ipotesi improbabile, la caoticità del periodo non permette di escludere nulla. Abbiamo assistito a previsioni che passavano dalla neve al sole pieno con 17°C nel giro di poche ore. Questo caos è innescato dalle differenze di temperatura sempre più accentuate tra le regioni polari e quelle tropicali. Con il riscaldamento dei tropici, si intensificano gli scambi di masse d’aria lungo i meridiani, portando il gelo verso sud e il caldo verso nord in tempi brevissimi. Siamo ancora vulnerabili alle correnti orientali, che nelle stagioni intermedie sembrano ritrovare vigore, e dovremo monitorare costantemente ogni possibile ondata di calore improvvisa.
Credit
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
Copernicus Climate Change Service