Succede quasi ogni anno, verso la fine di agosto. L’anticiclone perde colpi, il flusso atlantico riprende quota e le Alpi tornano a fare quello che sanno fare meglio: raccogliere aria umida, sollevarla, restituirla sotto forma di temporali. Fin qui, niente di nuovo. Stavolta però c’è un elemento in più, e non è affatto secondario: la durata.
Nelle fasi instabili delle settimane precedenti il maltempo aveva attraversato il Nord quasi di corsa, un pomeriggio di rovesci e via. Qui invece la faccenda si allunga, si distende su più giorni, e proprio questo cambia la prospettiva. Ne abbiamo già discusso parlando dello strano decadimento estivo di questo finale di mese.
Venerdì 21 agosto, il primo affondo
Il modello ECMWF, il globale del centro europeo di Reading, disegna per venerdì 21 agosto una fascia di precipitazioni molto marcata addossata al settore alpino centrale e ai rilievi lombardi, con propaggini fino al Piemonte e all’alta pianura. Il GFS statunitense, prodotto dal NOAA, vede la stessa struttura ma la distribuisce in modo più uniforme lungo l’arco alpino, con nuclei più concentrati fra Valle d’Aosta e Alto Adige.
E l’ICON-EU del DWD, il servizio meteorologico tedesco? Va oltre. Aggiunge un focolaio significativo fra Liguria di levante e alta Toscana, e allarga il campo instabile anche al Friuli-Venezia Giulia. Tre modelli, tre sfumature diverse, un’unica sostanza: le zone dove i quantitativi risulteranno maggiori saranno anche quelle colpite più duramente, e il carattere sarà spiccatamente temporalesco, con grandinate possibili.
Sabato 22 agosto, il giorno che preoccupa di più
ECMWF insiste su un doppio massimo: uno tra il basso Piemonte e l’entroterra ligure, l’altro sulle Alpi Giulie e verso l’Adriatico settentrionale. ICON-EU amplifica ulteriormente questo secondo nucleo e allunga il campo precipitativo fino all’Emilia e alla Romagna. Il GFS, più conservativo come spesso accade nelle situazioni convettive, resta su valori inferiori ma conferma la geografia del maltempo.
Tradotto: sabato 22 agosto sarà probabilmente la giornata più movimentata dell’intera sequenza. Aria fresca in quota, suoli e mari ancora caldissimi, contrasto termico spinto. Le premesse ci sono tutte. Abbiamo approfondito le zone maggiormente esposte nell’analisi dedicata ai temporali autorigeneranti dal 20 al 23 agosto.
Domenica 23 e lunedì 24, l’instabilità non molla
Domenica 23 agosto i quantitativi previsti da tutti e tre i modelli si ridurranno sensibilmente, con residui confinati alle Alpi occidentali e a qualche zona appenninica. Sembra una tregua. È una tregua, ma breve.
Perché già nella seconda parte di lunedì 24 agosto l’ECMWF rilancia, riportando precipitazioni organizzate sul Nord-Ovest, sull’arco alpino e verso la Liguria. E guardando ancora più avanti, verso mercoledì 26 agosto, ricompare un ulteriore impulso instabile con focus fra Alpi orientali, Friuli e alto Adriatico. Insomma, non un evento singolo ma una successione di impulsi, ciascuno capace di generare temporali localmente intensi.
I mari come serbatoi di energia
Va detto, e va detto con chiarezza: il carburante di questa fase sarà l’acqua. Mar Ligure, Tirreno settentrionale, Mare di Corsica e forse anche una porzione del Mare di Sardegna forniranno enormi quantità di energia ai sistemi temporaleschi. Lo stesso discorso vale per l’Adriatico settentrionale, che d’estate si comporta come una gigantesca piastra riscaldata.
Chi frequenta la costa in queste settimane lo percepisce senza bisogno di strumenti: l’acqua è tiepida anche di notte, l’aria appiccicosa, il cielo che verso sera si carica di torri cumuliformi verso l’interno. È esattamente questo il meccanismo dei temporali marittimi mediterranei, capaci di trasformarsi in mostri di maltempo.
Il forte contrasto termico apre poi un altro capitolo: le tempeste elettriche. Ovvero una quantità davvero notevole di lampi e fulmini associati ai singoli temporali. Non è un dettaglio scenografico, è un indicatore di quanta energia il sistema sta liberando.
Pianura padana, il paradosso della siccità
C’è un aspetto che merita più attenzione di quanta di solito ne riceva. In Pianura Padana i quantitativi previsti risultano inferiori rispetto alla regione alpina, e questo potrebbe rassicurare. Sbagliato.
Localmente si potranno verificare temporali autorigeneranti, cioè sistemi che continuano a rialimentarsi nello stesso punto per ore, scaricando grosse quantità di pioggia su aree ristrette. E qui entra in gioco il paradosso: dopo settimane siccitose il terreno non assorbe bene l’acqua, si comporta quasi come una superficie impermeabile. Il rischio di allagamenti, quindi, esiste. Di questo parleranno eventualmente gli enti preposti; da parte nostra possiamo soltanto fare una previsione meteorologica, segnalando che il calo termico atteso porterà anche un ridimensionamento delle massime e, in misura più lieve, delle minime. Un raffrescamento temporaneo, sia chiaro. A Milano, a Torino e a Trieste la percezione sarà comunque netta rispetto ai giorni scorsi.
Quello che nessun modello può dirci
Sarei disonesto a promettere di più. La formazione di celle autorigeneranti, di sistemi mesoscalari ben organizzati o di veri e propri gruppi temporaleschi non è prevedibile con giorni di anticipo. Nessun modello matematico, per quanto raffinato, lo consente. Si possono però intuire le aree potenzialmente più a rischio, ed è esattamente ciò che stiamo facendo. Il resto lo diranno i radar e le immagini satellitari nelle ore immediatamente precedenti, quando il fenomeno sarà già in costruzione, come accaduto con il derecho mediterraneo di questi giorni.
Al Centro-Sud si gonfia la bolla rovente
Mentre il settentrione farà i conti con acqua e fulmini, il Centro-Sud resterà in larga parte fuori dai giochi. Anzi, nel corso del fine settimana si consoliderà una bolla di aria molto calda che produrrà un fortissimo aumento della temperatura.
Inizialmente sembrava una faccenda circoscritta alla Sicilia. Poi il quadro si è allargato: coinvolta anche la Sardegna, e a questo punto pure il Lazio, l’Abruzzo e il Molise, oltre alle regioni meridionali. Un’Italia spaccata in due, insomma, come raccontato analizzando la svolta di fine agosto. Chi si trova a Palermo, a Cagliari o a Roma vivrà giorni molto diversi da chi guarderà il cielo dalla Val Padana.
Due Italie meteorologiche a poche centinaia di chilometri di distanza. Non è una novità assoluta, per carità. Ma raramente il confine risulta così netto.