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Agosto da record e una prima decade di settembre ancora rovente

Il mese appena archiviato è stato dichiarato dal Copernicus Climate Change Service, il servizio europeo di supporto all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici, il Agosto più caldo mai registrato a livello globale, davanti ai primati del 2023 e del 2024. Anche in Italia il bilancio è stato lo stesso, con una persistenza dell’anticiclone subtropicale senza precedenti nelle serie storiche.

Nemmeno la terza decade, di norma la fase più favorevole allo stemperamento dell’azione subtropicale, ha portato sollievo: l’onda calda ha insistito soprattutto sul Centro-Sud, risultando appena meno opprimente al Nord. E in questa prima decade di Settembre la matrice nordafricana continua a graffiare tutto lo stivale, con anomalie comprese fra 4°C e 7°C oltre la media, come già anticipato nei giorni scorsi quando si segnalava alta pressione africana e temporali anche con grandine.

Fino a martedì 8 un ultimo, probabilmente definitivo sussulto del promontorio anticiclonico riporterà i valori abbondantemente sopra la norma, di 3°C o 5°C, dopo il lieve ridimensionamento delle ultime ore. Le massime resteranno elevatissime, con picchi prossimi ai 38°C sulle aree interne adriatiche.

 

Un Mediterraneo trasformato in serbatoio di energia

L’elemento che rende lo scenario potenzialmente pericoloso non è la perturbazione in sé, ma l’enorme quantità di calore immagazzinata dal bacino. Rispetto ai valori del trentennio 1991-2020, le acque superficiali attorno alla Penisola presentano anomalie di 4°C o 5°C, con punte che sfiorano i 30°C sui bacini meridionali.

Un mare così caldo funziona come carburante per i sistemi perturbati. Il transito delle correnti fredde sopra uno specchio d’acqua surriscaldato innescherà un’evaporazione fortissima: il fronte incamererà dosi imponenti di vapore e convertirà l’energia termica in moti ascensionali violenti. È il meccanismo che alimenta alluvioni lampo, nubifragi e grandinate di grosse dimensioni, come già osservato nelle scorse settimane con caldo tropicale e temporali a raffica.

 

Martedì 8 settembre, le prime crepe nell’anticiclone

Martedì 8 rappresenterà l’ultimo baluardo dell’ondata di caldo sull’intero territorio nazionale. Il sole dominerà ancora quasi ovunque, ma nel pomeriggio la stabilità comincerà a scricchiolare: si tratta di instabilità pre-frontale, essenzialmente diurna.

I fenomeni interesseranno soprattutto i settori alpini e prealpini, in particolare quelli centro-orientali, e localmente l’Appennino, con maggiore probabilità sui rilievi abruzzesi e marchigiani meridionali. Rovesci irregolari e localizzati non si escludono nemmeno su qualche pianura settentrionale, con episodi temporaleschi fra la sera e la notte sui settori pedemontani veneti e lombardi. Le temperature resteranno ben sopra le medie stagionali, con caldo particolarmente fastidioso sulla Pianura Padana.

 

Mercoledì 9 e giovedì 10 settembre, il cuore del peggioramento

Dal Regno Unito un’ampia depressione nord-atlantica avanzerà verso est, collocandosi sulla Scandinavia e affondando con anse depressionarie verso l’Europa centrale e il Mediterraneo centrale. Ne nascerà una classica saccatura ben strutturata, con maltempo in scorrimento da nord verso sud.

Mercoledì 9 la perturbazione entrerà nel vivo sulle regioni settentrionali. Il rischio di fenomeni estremi, temporali forti accompagnati da grandine e raffiche di vento, risulterà elevato su Lombardia, Trentino-Alto Adige, gran parte del Veneto, Friuli-Venezia Giulia e sulla Liguria centro-orientale, aree dove i fenomeni potranno assumere carattere violento e generare criticità. A Milano e sull’alta pianura padana i primi rovesci arriveranno già in mattinata.

Nelle stesse ore il maltempo scivolerà verso i settori centrali, con precipitazioni consistenti su tutta la Toscana, poi su Umbria, Lazio settentrionale e Marche. Al Sud aumenteranno le nubi, soprattutto sul basso Lazio, sul Molise e sulla Campania nord-occidentale verso sera, ma con piogge scarse o del tutto assenti. I venti da sud attesi sulle regioni meridionali potranno anzi generare un momentaneo rialzo termico lungo la costa adriatica, in particolare fra Ravenna e Ancona. Il calo delle temperature sarà già apprezzabile al Nord ed entro sera su buona parte del Centro.

Giovedì 10 i sistemi instabili continueranno a interessare diffusamente le regioni settentrionali, con un miglioramento atteso soltanto sul Nord-Ovest, e quelle centrali. Nubi e fenomeni si estenderanno progressivamente al Sud, con acquazzoni e temporali sparsi, più intensi sulla Campania occidentale, fra Caserta e Napoli, e diffusi sul resto delle zone entro sera. Meno sostanziosi i fenomeni sulle aree ioniche e sulla Calabria centro-meridionale.

La temperatura subirà un ulteriore calo generale, più marcato al Sud. I valori si normalizzeranno su gran parte del Paese, restando forse leggermente sopra la norma sul basso Adriatico e all’estremo Sud, Sicilia compresa, ma con diminuzione comunque evidente. Localmente si potrà scendere sotto media, come sulla Sardegna, in Emilia-Romagna e sulla Pianura Padana centro-orientale.

 

Dove i modelli matematici non concordano

La collocazione delle precipitazioni fra il 9 e il 10 mette d’accordo i modelli matematici ECMWF, UKMO e ICON, che concentrano gli accumuli maggiori su Nord-Est, Liguria di levante e alto Tirreno.

Il modello matematico GFS propone invece uno scenario differente: precipitazioni più abbondanti sul Piemonte, maggiore insistenza delle piogge al Nord anche giovedì 10, spostamento verso il Centro soltanto venerdì 11 e coinvolgimento lento della sola Campania nella giornata di sabato 12. Trattandosi di un’ipotesi isolata rispetto agli altri centri di calcolo, la sua probabilità di realizzazione appare nettamente inferiore.

 

Venerdì 11 settembre, il crollo termico si completa

Venerdì 11 l’onda instabile evolverà con asse verso est. Resteranno rovesci e locali temporali residui al Nord-Est, su Alpi e Prealpi centro-orientali, sparsi sull’Appennino centro-meridionale e sulla Sicilia centro-orientale, più diffusi sul medio-basso Adriatico e sul basso Tirreno.

L’ingresso dei venti settentrionali determinerà un calo delle temperature di 6°C o 10°C, prima al Nord, poi al Centro e infine al Sud, riportando le colonnine di mercurio verso valori vicini alle medie climatologiche del periodo su tutto il territorio nazionale. Sarà la fine definitiva del caldo anomalo, con un clima decisamente più gradevole fra venerdì 11 e almeno domenica 13. Il quadro conferma quanto anticipato nei giorni scorsi a proposito della svolta con temporali dal 7 settembre.

 

La tendenza dopo il 13 settembre

Dopo l’azione di questa saccatura dalla connotazione dichiaratamente autunnale, la circolazione sull’Italia potrebbe restare per diversi giorni governata da correnti settentrionali e nord-occidentali. Ne deriverebbe un’instabilità a fasi alterne dal Nord al Sud, con giornate segnate da rovesci e locali temporali alternate ad altre asciutte, in un quadro termico stazionario intorno alla media del periodo.

I dati attuali lasciano ipotizzare una disfatta definitiva dell’estate. La saccatura nord-oceanica aprirebbe un varco fresco e instabile al flusso atlantico, difficilmente sormontabile da nuove rimonte subtropicali, in linea con le proiezioni stagionali per l’autunno che vedono precipitazioni in aumento progressivo fra ottobre e novembre.

 

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