Civiltà nate all’ombra dei vulcani
Molto spesso le grandi civiltà sono state fondate e sopravvivono da alcuni millenni in prossimità di vulcani attivi, vulcani che hanno avuto poi eruzioni devastanti, procurando vittime e distruggendo magari i centri abitati. Oppure si costruiscono intere civiltà su aree fortemente sismiche, e si continua a edificare e a sopravvivere anche in età moderna in quei luoghi che per loro sono la “casa”. La nostra, quella contemporanea, ha realizzato persino dei grattacieli in queste città. Faccio l’esempio di Taiwan e del Giappone, aree ad altissima sismicità dove però si costruisce ovunque, davvero ovunque. Nella giornata del 10 agosto un violento terremoto con una magnitudo di 7.4 ha interessato la Colombia, profondità del sisma circa 100 chilometri: la scossa è stata percepita in tutto il Paese e persino a Panama. Siamo nella catena delle Ande, un’area sismica per eccellenza, e possiamo ricordare il grande terremoto del Cile, un mostro.
Nelel Ande, il terremoto di Valdivia, il più potente mai registrato
Il terremoto di Valdivia del 1960, noto anche come grande terremoto del Cile, si è verificato il 22 maggio 1960 alle 14:11 ora locale (19:11 UTC), ed è a oggi il più potente terremoto mai registrato nella storia, con una magnitudo di 9,5. Il suo epicentro fu localizzato nei pressi di Cañete, a circa 900 chilometri a sud di Santiago, ma la città più colpita fu proprio Valdivia. Dopo la scossa principale, una serie di fenomeni sismici continuarono a sconvolgere il sud del Paese fino al 6 luglio.
Il megasisma fu avvertito in differenti parti del pianeta e produsse un maremoto, con onde alte fino a 25 metri, che colpirono diversi Stati fino alla sponda opposta dell’Oceano Pacifico: Hawaii (devastando Hilo), Giappone, Filippine, Nuova Zelanda, Australia, le Isole Aleutine in Alaska e Hong Kong. Lo stesso fenomeno fu inoltre causa dell’eruzione del vulcano Puyehue. Il numero esatto di perdite umane e materiali è sconosciuto, ma le stime più credibili parlano di tremila morti, più di due milioni di sfollati e danni tra 400 e 800 milioni di dollari statunitensi dell’epoca (tra i 3,7 e i 7,4 miliardi di dollari del 2021), dati comunque piuttosto contenuti in confronto all’entità del sisma.
Italia, un Paese che convive con le faglie
Ebbene, si costruisce ancora in queste aree sismiche e questo succede anche in Italia. L’Italia, ad esempio, è un Paese che registra terremoti con tempi di ritorno neanche così ampi, e anche devastanti. Gli ultimi hanno interessato diverse zone dell’Italia centrale, ma l’Italia meridionale è particolarmente vulnerabile: parliamo della Campania, della Basilicata, della Calabria, della Sicilia, tutte aree a fortissimo rischio sismico. Anzi, i maggiori terremoti possono addirittura verificarsi da queste parti. Poi, a nord, i grandi terremoti del Friuli: come dimenticarli.
Eppure la vita continua, si continua a costruire, si fanno progetti e investimenti, le persone creano famiglia e vivono in queste aree ad alto rischio sismico. Lontano, là nell’Oceano Pacifico, c’è la California che aspetta il Big One: San Francisco potrebbe essere interessata da un terremoto devastante che potrebbe raggiungere anche Los Angeles, aree metropolitane densamente abitate. Basta pensare poi che un sisma a San Francisco andrebbe a intaccare i grandi server della valle informatica più grande del mondo, la Silicon Valley, che non è molto distante dalla città. Cosa potrebbe succedere al mondo informatico in quel caso nessuno lo sa.
Lisbona, Atene, Istanbul: l’Europa che trema
Viviamo su un terreno come se fosse galleggiante: gran parte del pianeta è a rischio terremoti, anche quelle lande che ci sembrano così tranquille. Faccio un esempio in Europa. C’è una grande città che ci appare quieta, un luogo per passare le vacanze dove magari tutto si vive con minor velocità, con più calma rispetto all’Italia: Lisbona. Lisbona è una città tranquillissima, dal clima fantastico, eppure ha avuto uno dei maggiori terremoti d’Europa e fu distrutta sia dal sisma sia dal maremoto che ne seguì.
Un’altra grande città europea a rischio è Atene, ma tutta la Grecia è esposta ai terremoti: pensate che la fantastica isola di Santorini che è un supervulcano. E ancora, il grande sisma si attende in un’altra metropoli che, unita alla sua parte asiatica, è praticamente tra le più ampie aree urbane del continente: parliamo di Istanbul. Anche quest’area è caratterizzata da un’elevata sismicità e si aspetta prima o poi l’avvento di una scossa violenta.
Napoli, la città stretta tra due giganti
Poi torniamo in Italia e parliamo di Napoli. Napoli, quante volte potremmo dirlo: la bella città, la città tanto amata dagli americani che vennero durante la Seconda guerra mondiale e se ne innamorarono. Ha un vulcano, lo sapete tutti, si chiama Vesuvio, ma ce n’è un altro e si chiama Campi Flegrei. I Campi Flegrei sono un supervulcano: Napoli si trova tra due colossi, e poi ci sono i vulcani sommersi nei fondali del Golfo, poi quelli delle isole del basso Tirreno. Per non parlare del gigante che si trova in Sicilia, il grande Etna.
Ma si è costruito anche nelle piccole isole dell’Oceano Atlantico: Tenerife, con il suo grande vulcano, il più alto d’Europa, pensate, il Teide. Un vulcano che ha avuto più volte eruzioni anche devastanti, tanto da raggiungere il mare. Eppure l’isola di Tenerife è densamente abitata. Ogni tanto si parla di rischio vulcanico e, sapete, se ne parla un po’ dappertutto: pensiamo solo a quello che sta succedendo negli ultimi tempi nel napoletano. Ecco, però la vita continua, e questo è fantastico per certi versi, ma allo stesso tempo mi chiedo come possa accadere.
Terre fertili, terre pericolose
Eh sì, le civiltà, le grandi civiltà, sono sorte su territori ad alto rischio, ma perché quei territori erano anche estremamente fertili. Oggi la fertilità di un terreno è più relativa, soprattutto in Europa e nei Paesi occidentali: la ricchezza ci consente di creare suoli produttivi e di programmare le coltivazioni. In ambito agricolo non siamo sicuramente all’epoca degli Egizi, all’epoca dei Babilonesi, che costruirono le loro civiltà a fianco di fiumi capaci di allagare ampi territori, dove poi si coltivava.
E allora – forse – siamo anche un po’ masochisti noi umani, forse: non saprei: costruiamo e viviamo in queste aree a così grosso rischio sismico e vulcanico. Meglio non pensarci. Ma fare prevenzione, questo si.
Credit e link per approfondimenti
USGS Earthquake Hazards Program
NOAA NCEI, Global Historical Tsunami Database
Smithsonian Institution, Global Volcanism Program – Campi Flegrei