Quattordici nomi in poco più di sei mesi. Non era mai capitato così spesso. Il semestre compreso tra l’autunno 2025 e l’inizio della primavera 2026 verrà ricordato come uno dei più tempestosi degli ultimi decenni per l’Italia, con una sfilza di perturbazioni cicloniche talmente intense da meritare, una dopo l’altra, un nome ufficiale nell’ambito del progetto Storm Naming di EUMETNET. Parliamo solo delle denominazioni attribuite dai servizi meteorologici nazionali – il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare per l’Italia, insieme a Météo-France, AEMET, IPMA e agli altri enti europei – e non dei nomi di fantasia che non hanno alcun valore ufficiale. La distinzione non è pignoleria: un nome univoco, assegnato da una fonte autorevole, rende più efficaci le allerte e più riconoscibile l’evento anche a distanza di anni.

 

L’autunno 2025, da Alessio ad Adel

Il semestre si è aperto presto, il 22 settembre 2025, con la tempesta Alessio, nominata dall’Aeronautica Militare, seguita il 5 ottobre da Barbara. Poi, il 23 ottobre, è toccato a Benjamin, battezzata da Météo-France: una vasta depressione atlantica che ha investito mezza Europa e la cui coda ha raggiunto la nostra Penisola con piogge violente e nevicate copiose sulle Alpi, tanto da spingere l’Aeronautica Militare a emettere un avviso di fenomeni intensi per Liguria di levante, Emilia-Romagna occidentale, alta Toscana, alto Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Poi è arrivato il suo turno a fine mese del versante adriatico con la tempesta Adel del 25 novembre, nominata dal servizio meteorologico ellenico. In un Novembre complessivamente fresco (rispetto agli ultimi anni, non che fosse freddo, sia inteso) e avaro di piogge su gran parte del Nord, il Medio Adriatico e la Puglia hanno chiuso il mese in surplus pluviometrico proprio per l’azione delle perturbazioni orientali, Adel in testa. Un copione, quello delle depressioni che risalgono dallo Ionio e dai Balcani, che chi segue il comportamento sempre più energico del Mediterraneo conosce ormai a memoria. Il 3 dicembre è poi transitata Cassio, ancora un nome italiano.

 

Ciclone Harry, la tempesta simbolo del semestre

Se c’è un nome che resterà negli annali, è quello di Harry. Nominato da AEMET e attivo tra il 16 e il 23 gennaio 2026, questo ciclone mediterraneo di matrice nordafricana ha colpito duramente Sicilia, Sardegna e Calabria ionica, con la Protezione Civile costretta a diramare l’allerta rossa per tre giorni consecutivi. I numeri fanno impressione ancora oggi. Una boa della Rete Ondametrica Nazionale, tra Portopalo di Capo Passero e Malta, ha misurato un’onda massima di 16,6 metri: un valore da tempesta oceanica, non da Mediterraneo. Onde di 8 metri sono state registrate al largo di Mazara del Vallo, oltre 5 metri davanti a Catania.

Le mareggiate hanno divorato tratti di litorale, danneggiando la linea ferroviaria in quattro punti tra Messina e Taormina e fermando la circolazione dei treni. A Cagliari scuole, università e uffici pubblici sono rimasti chiusi per tre giorni. Il conto finale è stato di circa due miliardi di euro di danni, di cui oltre un miliardo nella sola Sicilia, con lo stato di emergenza nazionale deliberato il 26 gennaio e un miliardo stanziato dal Governo a metà Febbraio. Gli effetti non si sono fermati ai nostri confini: sull’Adriatico croato, nei pressi di Rovigno, una trentina di imbarcazioni è finita incagliata. E secondo le prime analisi di attribuzione, i venti al suolo associati a Harry sono risultati più forti di circa il 15% rispetto a quanto ci si sarebbe atteso in un clima non alterato dal Riscaldamento Globale, un tema che sta cambiando il volto dell’inverno mediterraneo.

 

Il treno di tempeste tra gennaio e febbraio

Harry, però, non ha viaggiato da solo. Gennaio 2026 ha visto transitare sull’Italia varie perturbazioni, tre delle quali classificate come vere tempeste: Francis – la tempesta dell’Epifania, nominata dall’IPMA portoghese e giunta da noi il 6 gennaio -, lo stesso Harry e poi Kristin, il 28 gennaio. Risultato: un surplus di pioggia del 64,5% sulla media, che ha reso questo il nono gennaio più piovoso dal 1950. Kristin, va detto, faceva parte di un vero e proprio “treno di tempeste” atlantiche, un fenomeno di storm training che tra il 22 gennaio e l’8 febbraio ha investito a ripetizione Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Regno Unito, con una raffica da 208,8 km/h misurata a Soure, in Portogallo.

Febbraio non ha cambiato linee di tendenza. Dopo Marta, arrivata l’8 febbraio, il 13 febbraio è stata la volta di Oriana: un minimo barico stimato attorno ai 978 hPa in avvicinamento alle coste sarde, valore degno del cuore dell’Atlantico, con una doppia mareggiata sovrapposta sul Tirreno e venti burrascosi su tutto il Paese. Il 19 febbraio ha chiuso il mese la tempesta Pedro. A conti fatti, l’inverno meteorologico ha totalizzato 32 perturbazioni, di cui 7 tempeste ufficiali, con un surplus di precipitazioni del 44% e un’anomalia termica di +1,6°C: mite e bagnato, insomma, ma tutt’altro che tranquillo. Attenzione, il Nord Italia, invece, ha visto precipitazioni inferiori alla media, con una nevosità nelle Alpi decisamente inferiore a meno della media della media trentennale.

 

Marzo, il colpo di coda

L’inizio della primavera non ha portato la calma sperata. Samuel ha raggiunto l’Italia il 16 marzo, nominata – curiosità non da poco – dal piccolo servizio meteorologico di Andorra. Poi l’Aeronautica Militare è tornata protagonista con Deborah, il 25 marzo, ed Erminio, il 31 marzo. Nei giorni di Deborah il vento ha fatto la voce grossa: raffiche fino a 147 km/h sul monte Rest, nel Pordenonese, mareggiate con onde fino a 10 metri sulla Sardegna occidentale e mari in burrasca sul Medio Adriatico, in un contesto da pieno inverno con neve fin sulle colline. Una stagione, quella 2025-2026, che nel sud-ovest europeo ha fatto segnare il numero più alto di tempeste nominate da quando esiste il progetto. Un semestre da studiare, ad esempio, nella Penisola Iberica si è abbattuto per settimane un treno di perturbazioni associate ad un fiume atmosferico proveniente dall’area dei Caraibi, generando piogge alluvionali, ed un totale di precipitazioni in Spagna e Portogallo record. Piogge eccessive, da record, hanno interessato anche le Isole Canarie. Come non citare Fuerteventura e Lanzarote divenute verdi come se fossero l’Irlanda. A Fuerteventura in poche settimane furono misurati oltre 800 mm di pioggia.

 

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