
Prima di spiegarvi le reali possibilità dell’arrivo di un’ondata di freddo precoce, voglio fare il punto della situazione con voi. Andiamo per gradi. Ci siamo lasciati alle spalle una prima settimana di ottobre davvero molto mite, non da record, ma comunque ben al di sopra delle medie di riferimento. Adesso avremo alcuni giorni incerti, con qualche pioggia qua e là e qualche debole temporale, per poi avere un periodo un po’ più tiepido e stabile. Ed è proprio in questo frangente che la situazione meteo inizia a farsi particolarmente interessante e, soprattutto, difficile da decifrare. Gli scenari che i principali modelli matematici stanno delineando per il periodo compreso tra il 12 e il 15 ottobre sono infatti molto diversi tra loro. E spuntano novità davvero clamorose.
Analizziamo la modellistica
Da una parte troviamo simulazioni (soprattutto per quanto riguarda il modello europeo ECMWF) che prospettano un deciso ritorno dell’alta pressione, con condizioni atmosferiche nuovamente più stabili e un conseguente rialzo delle temperature. Sia chiaro, nessun caldo estivo: avremmo comunque temperature piuttosto fresche di notte e, durante il giorno, si potrà andare occasionalmente in maniche corte, ma senza certo parlare di caldo vero e proprio. I valori termici settembrini e, a maggior ragione, quelli di luglio e agosto sono un lontano, lontanissimo ricordo. Dall’altra, invece, alcuni modelli, come quello americano ma in parte anche l’europeo, dopo un paio di giorni stabili vedono arrivare una clamorosa onda fredda precoce.
Tra le ipotesi più interessanti, allettanti per chi ama freddo e neve, c’è quella proposta ormai da diversi giorni dal modello americano GFS, che continua a intravedere la possibilità di una vera e propria irruzione fredda di matrice artica. Secondo questa simulazione, nel corso della prossima settimana una massa d’aria decisamente più fredda punterebbe verso l’area dei Balcani e rischierebbe, con le sue propaggini, di portare un vero e proprio crollo delle temperature sul nostro Paese.
Vasta saccatura in arrivo dalle alte latitudini verso di noi? È una probabilità che va tenuta in considerazione, visto che da un paio di giorni alcuni modelli continuano a perseguire questa strada.

Che cosa comporterebbe
Chiariamo subito che la probabilità non è altissima, ma non è affatto trascurabile. Questo perché la colata fredda non è per niente piccola e, quando parliamo di masse d’aria gelida così estese, aumenta la probabilità che lo scenario si concretizzi. L’ingresso dell’aria fredda, soprattutto a cominciare da venerdì 16, potrebbe infatti favorire la formazione di una depressione ben strutturata, potenzialmente in grado di insistere soprattutto sulle regioni centro-meridionali. Per quelle settentrionali, invece, ci sarebbe un ingresso di forti venti di favonio, che da un lato mitigano ma dall’altro, una volta cessati, potrebbero addirittura portare le primissime gelate, proprio nel fine settimana del 17-18 ottobre.
Ma non sarebbe tutto. L’aspetto più interessante di questa eventuale evoluzione riguarderebbe proprio il raffreddamento delle quote medio-alte, che potrebbe riportare la neve sui rilievi appenninici. Impossibile dare dati precisi, ma si tratterebbe di ottime imbiancate all’incirca sopra i 2000-2500 metri. Per quanto riguarda invece le Alpi, lo scenario è ancora più incerto, perché bisogna vedere se effettivamente il ciclone riuscirà a spostarsi un po’ a ponente. Qualora ce la facesse, sarebbero badilate di neve sui rilievi piemontesi, anche se questi ultimi sono già alle prese con una bella imbiancata al di sopra dei 2000 metri.
Addirittura il modello europeo fiuta la possibilità di un profondo ciclone di stampo quasi invernale sul nostro paese, da domenica 18 in poi. Si tratta indubbiamente di un’evoluzione meteo che va seguita in maniera molto attenta, perché comporterebbe davvero un ribaltone totale rispetto a quanto paventato fino ad adesso.

Ma quali sono le reali probabilità?
Arrivati a questo punto, è fondamentale sottolineare che non siamo ancora di fronte a una previsione meteo, ma a uno scenario a una decina di giorni. La distanza temporale e la fisiologica discordanza tra i modelli impongono infatti grande prudenza.
Basti pensare che, qualora la massa d’aria scivolasse troppo a oriente, paradossalmente l’Italia finirebbe sotto l’influenza di un grosso anticiclone e tutto verrebbe gettato alle ortiche. Ecco perché bisogna stare attenti: sussiste il rischio che solo il medio-basso Adriatico e le regioni meridionali possano risentire maggiormente dell’afflusso più fresco, con un calo delle temperature comunque inserito in un contesto prevalentemente stabile e asciutto. C’è ancora molto da decifrare per i modelli meteo, ma una cosa pare certa: la seconda metà di ottobre non dovrebbe essere tiepida, stabile e soleggiata come la prima parte, esattamente come la climatologia ci insegna.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE
