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Sono sicuro che molti di voi ci chiederanno perché il peggioramento è stato cancellato. Dobbiamo fare chiarezza in questo articolo e utilizzare termini decisamente più scientifici. Intanto, nessuno aveva parlato di previsione meteo precisa, ma semplicemente di un’eventuale e probabile ondata di maltempo a partire dal prossimo fine settimana. Stavamo parlando di una tendenza oltre i sette giorni, quindi soggetta a modifiche talvolta anche sostanziali.

Che cosa sarebbe successo

Un profondo ciclone sui nostri mari: l’Italia sarebbe stata interessata da una fase di maltempo anche piuttosto diffusa, con il coinvolgimento soprattutto del Nord-Ovest, delle regioni centrali tirreniche e della Sardegna. In un secondo momento, il vortice depressionario si sarebbe spostato verso sud, estendendo piogge e temporali anche al medio e basso Tirreno, in un contesto pienamente autunnale.

Una simile evoluzione avrebbe comportato la permanenza della circolazione depressionaria sul nostro Paese per diversi giorni. Secondo alcuni run modellistici, il vortice sarebbe stato persino quasi bloccato sul Mediterraneo, ostacolato e condizionato dalla presenza di un potente anticiclone posizionato appena oltre l’arco alpino. Un vero problema, perché con una configurazione del genere il rischio di alluvioni estese sarebbe stato davvero alto.

Il profondo ciclone che, secondo i modelli, doveva essere previsto per il prossimo fine settimana

La nuova tendenza

Le nuove proiezioni dei modelli suggeriscono piuttosto un indebolimento contenuto del campo barico, accompagnato dall’ingresso di correnti settentrionali. Una configurazione di questo tipo favorirebbe condizioni di variabilità soprattutto al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori, con la possibilità di rovesci e temporali, comunque da tenere sott’occhio, ma lontani dallo scenario di un vero e proprio ciclone. Le regioni settentrionali, invece, rimarrebbero in gran parte sottovento rispetto alle correnti dominanti, beneficiando più facilmente di cieli sereni o poco nuvolosi. Un bel cambiamento, direte voi!

Ecco che cosa è cambiato: il ciclone c’è, ma più spostato verso oriente e questo cambierebbe tutto

Perché, paradossalmente, è meglio così?

Tante volte, gentili lettori, avrete sicuramente letto nei nostri articoli che auspicavamo l’arrivo di piogge diffuse. Si veniva da un periodo fin troppo secco e le precipitazioni cadute, purtroppo anche con dei danni, lo sappiamo, sono state molto importanti per rimpinguare, almeno in parte, gli strati superficiali dei terreni, decisamente aridi.

Eppure in questo paragrafo vi diciamo che è meglio un’alta pressione rispetto a un ciclone. Ma perché? Secondo alcune valutazioni che condividiamo appieno, se il promontorio anticiclonico “sparisse” di colpo e arrivasse un ciclone, con il mare ancora particolarmente mite, il rischio di fenomeni molto abbondanti e persistenti sarebbe davvero elevato, con tutto quello che ne consegue. Per avere precipitazioni più diffuse e meno violente servono temperature più basse, sia del mare sia della terraferma. Ultimamente, come ben sappiamo, le anomalie, soprattutto della temperatura superficiale marina, sono molto marcate, pertanto una ciclogenesi profonda e organizzata con mari così caldi rappresenterebbe un ulteriore rischio. Già di per sé è un pericolo anche nel cuore dell’inverno, figuriamoci adesso che il contributo di vapore acqueo è estremo.

Ecco perché auspichiamo una sorta di fase di transizione, con episodi di maltempo meno violenti ma soprattutto distribuiti nel tempo. Se da un lato c’è la necessità di recuperare il deficit idrico accumulato negli ultimi mesi in molte aree italiane, dall’altro, perché le vere piogge autunnali arrivino senza fare danni, la speranza è che faccia meno caldo. Per questo vorremmo condizioni meteo più fredde e di stampo autunnale: questi peggioramenti hanno ancora un’impronta tardo-estiva e creano parecchi danni proprio perché il calore accumulato è enorme.

Credit

L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE

 

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