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Vortice Polare inversione dei venti mai vista cosi presto
Vortice Polare della Stratosfera in condizioni normali, prima dell’inversione dei venti.

In Stratosfera di quota sopra il Polo Nord sta succedendo qualcosa che non si era mai visto così precocemente: il Vortice Polare si è indebolito al punto che i suoi venti, al 7 Novembre, girano a poco più di 3 chilometri orari, quando normalmente in questa data corrono a circa 94 chilometri orari.

Il Vortice Polare è un grande anello di venti che ogni inverno si forma sopra l’Artico, molto più in alto rispetto a dove nascono nuvole e piogge, e svolge un lavoro prezioso perché tiene il freddo più intenso nell’area polare. Quando il Vortice viene definit forte e compatto il gelo resta intrappolato in quell’area, mentre quando si indebolisce o si deforma qualche pezzo di aria fredda può scivolare verso sud, anche se non sempre succede e soprattutto non sempre nella nostra direzione, ovvero l’Europa.

 

Perché si parla di record

Il punto che sta facendo discutere tutti è il calendario, perché i principali modelli matematici, a partire da quello europeo dell’ECMWF, danno praticamente nella totalità degli scenari una inversione dei venti tra l’11 e il 21 Novembre: i venti che di norma girano da ovest verso est inizierebbero a soffiare al contrario, da est verso ovest, almeno per qualche giorno. Quando questo accade si parla di Stratwarming maggiore, che in parole semplici è un riscaldamento improvviso dell’aria ad alta quota sopra il Polo, e non è un fenomeno raro in sé, visto che capita più o meno un inverno ogni due, solo che di solito arriva tra Gennaio e Febbraio, quando il Bortice è nel pieno della sua intensità.

Nelle registrazioni iniziate nel 1959 nessun evento del genere si era mai verificato prima del 28 Novembre, data raggiunta nel 1968 e poi di nuovo nel 2025, quindi se le previsioni venissero confermate il primato verrebbe anticipato di un paio di settimane abbondanti, cosa che come avevamo già scritto potrebbe fare la storia. Inoltre, nell’area polare della Stratosfera si registrano già sino a circa 8°C in più rispetto al normale per la stagione, segno che sta iniziando il riscaldamento che porterà ad una situazione di stallo del Vortice, con potenziali conseguenze in Troposfera, dove si realizzano i fenomeni atmosferici.

 

Cosa dicono gli esperti

Judah Cohen, ricercatore del MIT e tra i massimi esperti mondiali di Vortice Polare, ha definito l’evento senza precedenti e ha ammesso di non aver mai osservato un comportamento così sorprendente, aggiungendo che ormai la questione non è più se questo disturbo influenzerà il tempo al suolo, ma in che modo lo farà. Sulla stessa linea si muove il Met Office britannico, che con Jeff Knight parla dell’episodio probabilmente più precoce degli ultimi 75 anni, mentre i ricercatori dell’ECMWF non ricordano un disturbo così anticipato e Andrew Charlton-Perez dell’Università di Reading ha detto di non averne mai visto uno simile.

Météo-France lo considera un evento senza precedenti, precisando però che le conseguenze sulla Francia restano molto incerte, e la NOAA americana lo tratta come una fonte di incertezza in più per le previsioni a tre-quattro settimane, in un quadro dove per gli Stati Uniti prevalgono ancora temperature sopra la media.

 

Il ruolo di El Niño

Nel Pacifico tropicale, c’è un altro protagonista, un El Niño molto intenso, uno di quelli che i meteorologi chiamano super, ovvero un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’oceano capace di modificare la circolazione dell’aria su mezzo pianeta. Come ha spiegato Aidan McGivern del Met Office, El Niño rinforza le grandi ondulazioni delle correnti più basse e queste onde risalgono verso l’alto fino a dare vere e proprie spallate al Vortice Polare stratosferico, deformandolo e allungandolo.

Il curioso è che, di solito, un El Niño forte favorisce Stratwarming più tardivi e inverni miti su parte del Nord America, per cui la combinazione di quest’anno rappresenta un territorio davvero inesplorato per chi studia questi fenomeni da decenni, e va detto che proprio per questo nessuno, oggi, può disegnare con sicurezza l’inverno che ci aspetta.

 

Cosa può cambiare per l’Italia

Veniamo al punto che interessa di più, e cioè se tutto questo porterà gelo e neve sull’Italia: oggi non ci sono segnali chiari di ondate di freddo imminenti, anche perché gli effetti di uno Stratwarming, quando arrivano, si fanno sentire al suolo con un ritardo che va da una a quattro settimane, quindi la finestra da seguire con attenzione è quella tra fine Novembre e Dicembre, come avevamo già scritto dei possibili effetti freddi a cavallo dei due mesi.

Molto dipenderà da dove andranno a piazzarsi i pezzi del Vortice, che per adesso sembrano orientati verso la Siberia, dove il freddo arriva fino a 30°C sotto la media, e verso il Nord America orientale, mentre su buona parte dell’Europa prevale un segnale complessivamente mite con correnti più movimentate sul Nord Atlantico. Lo stesso Cohen ha accennato a possibili infiltrazioni fredde da est verso l’Europa nella seconda metà del mese, precisando però che è troppo presto per fidarsi di questi segnali.

Per il Nord Italia, il Centro e il Sud il quadro rimane quindi aperto: se il Vortice favorisse la formazione di blocchi di alta pressione verso il nord del continente aumenterebbero le probabilità di correnti fredde orientali, mentre con l’alta pressione nella posizione sbagliata potremmo ritrovarci semplicemente con un periodo più piovoso o perfino mite. C’è poi un dettaglio non da poco sottolineato dal Met Office, perché così presto nella stagione l’aria davvero gelida disponibile sull’emisfero è meno abbondante di quella che troveremmo a Gennaio, e questo potrebbe attenuare eventuali conseguenze, come del resto ricordava anche il nostro Giuseppe Proietti spiegando che il freddo di questi giorni non dipende dallo Stratwarming.

 

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Le prossime elaborazioni dei modelli matematici diranno se l’inversione sarà breve e debole, come mostrano diversi scenari, oppure più robusta, e soprattutto se il disturbo riuscirà a scendere fino agli strati dove si forma il nostro tempo di tutti i giorni. Niente gelo imminente, perché la Stratosfera ci sta mostrando una storia eccezionale ma quello che accadrà sulla nostra Penisola si conoscerà solo nelle prossime settimane. A titolo di curiosità: dopo l’evento di dicembre 2025 seguì una fase rigidissima in Scandinavia sino all’Europa centrale, cadde la neve a più riprese a Londra e Parigi. Mentre il grande gelo interessò soprattutto il centro nord della Germania, la Polonia, i Paesi Baltici, gelando i fiumi ed il mar Baltico fino alle coste tedesche e polacche, tanto che si poteva camminare sopra.

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Coste della Germania gelate a gennaio 2026
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Coste della Germania gelate a gennaio 2026
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Coste della Germania gelate a gennaio 2026

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