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La Niña in Atlantico e nel Pacifico: una rara coincidenza meteo. Perché ci riguarda

Luca Martini di Luca Martini
04 Set 2024 - 14:00
in Ad Premiere, Meteo News
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Nel 2024, il fenomeno meteo della Niña Atlantica sta catturando l’attenzione degli esperti, poiché si sta verificando contemporaneamente a un Niña Pacifico. Questa combinazione rara potrebbe avere effetti significativi sulla stagione degli uragani nell’Atlantico, pur essendo, in generale, i fenomeni meteo atlantici meno intensi rispetto a quelli del Pacifico. Tuttavia, la presenza di una Niña Atlantica può indebolire i La Niña, riducendo i venti estivi che favoriscono l’upwelling, un processo che raffredda le acque del Pacifico orientale.

 

Tra luglio e agosto 2024, i meteorologi hanno osservato un raffreddamento lungo l’equatore, un segnale di un possibile sviluppo della Niña Atlantica. Questa osservazione ha sorpreso molti, dato che fino a giugno i venti superficiali erano deboli e le temperature del mare piuttosto calde. Contemporaneamente, anche il Pacifico orientale mostrava segni di raffreddamento, con previsioni di condizioni di La Niña entro ottobre o novembre.

 

Una mappa delle anomalie delle temperature superficiali del mare ha rivelato un raffreddamento nelle regioni tropicali dell’Atlantico e del Pacifico orientale, mentre i Caraibi mostravano temperature molto superiori alla media. Sebbene una combinazione simultanea di Niña Pacifico-Atlantico sia rara, non è impossibile. Più comuni, invece, sono le combinazioni di La Niña con Niña Atlantico o El Niño con Niña Atlantico.

 

La comparsa della Niña Atlantica potrebbe sembrare un segnale positivo per chi vive in zone a rischio di uragani. Infatti, le acque più fredde al largo delle coste africane possono ostacolare la formazione delle onde orientali africane, che spesso evolvono in tempeste tropicali o uragani. Poiché queste tempeste traggono energia dall’evaporazione delle acque calde superficiali, un raffreddamento dell’Atlantico tropicale potrebbe indebolire il processo, riducendo la probabilità di formazione di cicloni tropicali.

 

Tuttavia, la NOAA, nell’aggiornamento delle previsioni sulla stagione degli uragani atlantici rilasciato all’inizio di agosto, prevede comunque una stagione estremamente attiva per il 2024. Le tempeste tropicali, infatti, raggiungono il picco tipicamente tra l’inizio e la metà di settembre.

 

Due fattori principali alimentano questa previsione intensa: in primo luogo, le temperature della superficie del mare, prossime a livelli record in gran parte del Nord Atlantico, possono rafforzare gli uragani. In secondo luogo, lo sviluppo di un La Niña nel Pacifico tende a indebolire il wind shear, ovvero il cambiamento nella velocità del vento con l’altitudine, che può distruggere gli uragani. Di conseguenza, gli effetti potenti della La Niña potrebbero prevalere su qualsiasi impatto associato alla Niña Atlantica.

 

Negli ultimi due anni, le temperature oceaniche sono state eccezionalmente elevate nell’Atlantico e in gran parte degli oceani mondiali. Anche se la presenza di entrambe le Niña potrebbe offrire un temporaneo sollievo di raffreddamento in alcune regioni, questo effetto potrebbe non durare a lungo. Oltre ai cicli naturali, il trend di riscaldamento globale causato dall’aumento delle emissioni di gas serra continua a innalzare le temperature di base, alimentando la formazione di uragani di grande entità.

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Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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