(TEMPOITALIA.IT) I Neanderthal, spesso descritti come rozzi e poco intelligenti, sono stati a lungo oggetto di dibattito tra gli studiosi. Grazie a campioni fossili e innovazioni in biologia, stiamo iniziando a scoprire indizi sull’intelletto di questi antichi ominidi. I Neanderthal sono tra i parenti più stretti dell’uomo moderno, condividendo il pianeta con gli Homo sapiens per migliaia di anni. I primi fossili di Neanderthal risalgono a circa 430.000 anni fa, e vissero accanto ai primi Homo sapiens fino a circa 40.000 anni fa, quando scomparvero dai reperti fossili. La loro estinzione è spesso attribuita agli esseri umani, ma le modalità restano incerte.
Intelligenza e confronto con Homo sapiens
Nel tempo, i Neanderthal sono stati dipinti come primitivi e poco intelligenti. Questa immagine è stata alimentata dai confronti con l’uomo moderno, facendo apparire i Neanderthal come incapaci di competere con l’intelligenza degli Homo sapiens. Tuttavia, recenti studi indicano che questa visione potrebbe essere frutto di stereotipi culturali. Spesso, infatti, i Neanderthal sono stati giudicati paragonandoli agli esseri umani moderni piuttosto che ai loro contemporanei.
Struttura cerebrale: dimensioni e specializzazione
Grazie ai progressi in paleoantropologia, abbiamo ora una visione più chiara della struttura cerebrale dei Neanderthal. È stato scoperto che il loro cervello era di dimensioni simili o addirittura più grande di quello umano, ma con una forma diversa. Uno studio su crani di umani moderni e di Neanderthal ha rivelato che questi ultimi possedevano aree cerebrali più ampie dedicate alla visione e occhi più grandi. Inoltre, i loro corpi massicci richiedevano una maggiore capacità di controllo motorio, il che potrebbe aver ridotto le risorse cognitive dedicate ai processi sociali complessi, limitando la loro capacità di formare gruppi sociali ampi.
Studi sul DNA: ricerche sui geni Neanderthal
La scoperta di DNA Neanderthal in una grotta in Germania ha aperto nuove prospettive di ricerca. Un recente studio ha estratto un gene Neanderthal e lo ha inserito nei cervelli di furetti, topi e organoidi cerebrali (“mini-cervelli”) creati da cellule staminali umane. Nei cervelli con DNA Neanderthal, le nuove cellule cerebrali si sono formate più lentamente, suggerendo che i Neanderthal potrebbero aver avuto un picco cognitivo inferiore rispetto agli Homo sapiens. (TEMPOITALIA.IT)






