La Piccola Era Glaciale (PEG) fu un periodo meteo climatico caratterizzato da un generale abbassamento delle temperature globali, che interessò principalmente l’emisfero settentrionale tra il XIV e il XIX secolo. Non si trattò di un’era glaciale vera e propria, ma di un raffreddamento moderato, con fluttuazioni climatiche che portarono diversi inverni, non tutti, più rigidi ed estati più fresche rispetto alla media precedente.
Questo fenomeno ebbe un impatto significativo sull’agricoltura e la vita quotidiana delle popolazioni, causando carestie, migrazioni e cambiamenti nei modelli demografici. Tra i suoi eventi più noti si ricordano i ghiacci persistenti sui fiumi come il Tamigi a Londra, la Senna a Parigi e il congelamento della Laguna di Venezia. Inoltre, la PEG è stata associata a una maggiore attività vulcanica e a una diminuzione della radiazione solare durante il Minimo di Maunder, una fase di bassa attività delle macchie solari nel XVII secolo.
Nel dicembre del 1788, Napoli fu protagonista di un evento meteorologico senza precedenti storici. Una nevicata straordinaria avvolse la città in uno spesso strato di neve, raggiungendo un accumulo di mezzo metro, una misura eccezionale per una località dal clima tipicamente mite e mediterraneo.
L’ondata di freddo del 1788-1789
Siamo in un periodo chiamato Piccola Era Glaciale, noto come PEG. In Italia ed Europa si ebbero inverni davvero gelidi. La nevicata su Napoli si colloca all’interno di un contesto di fenomeni climatici estremi che caratterizzarono l’inverno del 1788-1789. Durante quel periodo, l’Europa fu investita da un’intensa ondata di freddo che raggiunse livelli eccezionali anche per l’epoca. A partire da novembre, temperature polari dominarono il continente. A Londra, ad esempio, il termometro scese fino a -21°C, mentre a Parigi il gelo paralizzò l’intera regione con valori simili.
In Italia, il freddo penetrò con forza, portando nevicate insolite e temperature rigide che interessarono tutte le aree della penisola, dal Nord Italia fino al Sud Italia. Roma, città nota per gli inverni temperati, sperimentò una nevicata significativa tra il 27 e il 29 dicembre. La capitale fu ricoperta da una neve abbondante, causando difficoltà alla popolazione che non disponeva di infrastrutture adeguate per affrontare simili condizioni.
Nel Centro Italia, la situazione fu altrettanto singolare. Al Nord Italia, Venezia vide la sua laguna ghiacciarsi completamente a partire dal 30 dicembre. La lastra di ghiaccio, che rimase intatta per ben 18 giorni, trasformò il paesaggio veneziano in uno scenario quasi irreale.
Il Nord e il gelo dei fiumi
Il Nord Italia, già abituato soprattutto allora a inverni rigidi, visse un’esperienza ancora più estrema rispetto ad altri inverni. Il fiume Po si congelò quasi interamente, bloccando le attività fluviali e interrompendo i collegamenti.
Anche i corsi d’acqua minori subirono l’effetto del gelo. L’entità di questo inverno polare non risparmiò alcun settore del Nord Italia, sottolineando la portata eccezionale di questa fase climatica.
Sud Italia e l’ondata di neve
L’inverno del 1788-1789 non si limitò alle regioni settentrionali e centrali. Nel Sud Italia, località notoriamente caratterizzate da climi miti, furono teatro di eventi straordinari. In Puglia, il fiume Ofanto si congelò al punto da consentire il passaggio di carri sopra la sua superficie ghiacciata.
A Napoli, la nevicata di dicembre divenne la più importante della storia nota cittadina. Le cronache descrivono l’evento come un momento di grande stupore e difficoltà. Per una città non abituata a fronteggiare neve abbondante, l’evento meteo del 1788 rappresentò un’esperienza unica.
Il meteo estremo del 1788-1789
L’inverno del 1788-1789 rappresentò un’eccezione nella storia meteo climatica europea. Fenomeni come il congelamento della laguna di Venezia, la nevicata su Roma e il gelo dei fiumi del Nord Italia furono accompagnati da episodi altrettanto memorabili nel Sud Italia.
Questi eventi meteo estremi testimoniando un’epoca in cui il meteo presento una situazione oggi impensabile, direi, avvenne nel periodo noto come “pre-industriale”, con una concentrazione di anidride carbonica in atmosfera che era quasi la metà dei giorni odierni, ma soprattutto in quel periodo ancora ad oggi quasi inspiegabile della Piccola Era Glaciale, che come detto non era una vera Era Glaciale, bensì un periodo di molti inverni rigidi e di tante estate fresche. Ma come detto, non tutte le stagioni furono contraddistinte da simili intemperie.