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Un nuovo sguardo sulla nebulosa planetaria NGC 1514 grazie al JWST

Anna Molinari di Anna Molinari
18 Apr 2025 - 15:31
in Magazine
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NGC 1514, situata a circa 1.500 anni luce di distanza nella costellazione del Toro, è tornata sotto i riflettori grazie alle osservazioni ad alta risoluzione del James Webb Space Telescope (JWST). Le nuove immagini, realizzate con lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument), hanno svelato dettagli spettacolari e mai visti prima della sua struttura interna, cambiando la comprensione di questa enigmatica nebulosa planetaria.

Scoperta nel 1790 da William Herschel, la nebulosa aveva già messo in crisi le teorie astronomiche dell’epoca. Herschel la descrisse come una “stella solitaria avvolta da un’atmosfera luminosa”, portando così alla prima distinzione tra stelle e nebulose.

I misteriosi anelli visibili solo nell’infrarosso

Nel 2010, il WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer) aveva già identificato due anelli simmetrici attorno alla nebulosa, visibili unicamente nello spettro infrarosso. Il JWST, però, ha permesso per la prima volta di risolverli con chiarezza, evidenziando strutture filamentose e grumose che si estendono con sorprendente definizione.

Michael Ressler, scienziato principale del progetto al Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha guidato la nuova analisi, i cui risultati sono stati pubblicati su The Astronomical Journal.

Il cuore binario della nebulosa e le sue origini turbolente

Al centro di NGC 1514 si trova una coppia di stelle binarie. Una delle due è una nana bianca, l’altra una gigante evoluta. Questo sistema doppio, studiato già nel 2017 da David Jones dell’Institute of Astrophysics delle Isole Canarie, è responsabile dell’evoluzione e della forma bizzarra a clessidra della nebulosa.

Durante il processo evolutivo, la stella più massiccia ha espulso i propri strati esterni, creando un vento stellare lento ma denso, che ha formato la nebulosa polverosa e irregolare oggi visibile. La vicinanza del compagno, in alcune fasi, potrebbe aver alterato la simmetria del flusso di materia, dando origine a strutture ad anello.

Un’emissione dominata dalla polvere, non dalle molecole

I nuovi dati di MIRI mostrano che la luminosità degli anelli non è dovuta alle classiche emissioni di linee molecolari (come idrogeno molecolare o idrocarburi aromatici policiclici), ma è invece il risultato di emissioni termiche da polveri fredde. Solo circa l’1,5% del flusso osservato è legato a emissioni molecolari.

Questa caratteristica anomala distingue NGC 1514 da molte altre nebulose planetarie e suggerisce che i suoi anelli non siano stati formati da shock con il mezzo interstellare, ma da un processo interno e più tranquillo, seppur turbolento nella dinamica binaria.

La forma a clessidra e le teorie sulla formazione degli anelli

Secondo gli autori, la forma attuale potrebbe essere il risultato di getti rapidi o venti asimmetrici scavati nei poli dopo una fase di forte perdita di massa. Tuttavia, le osservazioni del JWST non permettono ancora di confermare con certezza questa ipotesi.

Il materiale nebulare appare estremamente complesso: gli anelli contengono nubi filamentose turbolente, mentre all’esterno si intravedono espulsioni più deboli e resti di interazioni passate. La struttura complessiva, vista dalla Terra, assomiglia a una lattina inclinata, ma in realtà si tratta di una forma tridimensionale simile a una clessidra.

Verso una nuova comprensione delle nebulose planetarie

Grazie al JWST, gli astronomi possono ora mappare con precisione la distribuzione e la natura del materiale residuo di stelle morenti. I dati raccolti su NGC 1514 contribuiranno a ridefinire i modelli evolutivi delle nebulose planetarie, soprattutto quelle influenzate da interazioni binarie complesse.

L’indagine scientifica prosegue, ma gli echi infrarossi di questa stella morente hanno già aperto nuove strade di ricerca nell’evoluzione finale delle stelle di massa intermedia.

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