Molto spesso parliamo delle medie climatiche di un tempo. Queste ci indicano solo ed esclusivamente come sarebbe dovuto essere l’attuale tempo atmosferico, il range delle temperature e delle precipitazioni. Ma in un’epoca di cambiamenti climatici galoppanti come questa, le medie climatiche sono, per così dire, superate: ogni riferimento rispetto al passato ci dice solo ed esclusivamente che il clima è cambiato, mentre non avremo più ciò che succedeva dieci o vent’anni fa.
Non avremo più l’alta pressione delle Azzorre, ma avremo l’alta pressione africana, e questa, negli anni a venire, sarà sempre più potente, più intensa, più aggressiva. Le stagioni estive saranno ciò che in passato era un’onda di calore isolata, della durata di pochi giorni, ma che nel futuro si protrarrà per tre o quattro mesi.
Già in quest’epoca, quelle che erano le vecchie ondate di calore durano non più solo una settimana, ma mesi interi. Il mese di Giugno si è concluso da record; siamo in attesa degli ultimi dati, ma probabilmente sarà da primato in Italia, probabilmente solo il 2020 e il 2003 hanno registrato un valore lievemente superiore: anni in cui si è scatenato un inferno climatico, e da allora le stagioni estive sono divenute un vero e proprio tormento.
Ma è soprattutto negli ultimi dieci anni che viviamo stagioni estive caldissime. A seguito di ciò, finalmente anche le istituzioni, e persino il Presidente della Repubblica Italiana, hanno chiesto di adeguarci al nuovo clima, perché non possiamo più svolgere le attività di vent’anni fa con le temperature attuali.
Dobbiamo rinnovare tutta una serie di infrastrutture, come ad esempio quelle che trasmettono l’energia elettrica, rivedere il sistema ferroviario, ripensare molte situazioni che, con le altissime temperature, entrano in crisi. In questa epoca, gli eventi di calura durano alcuni giorni, con valori stratosferici; ma se in futuro questi si andranno a raddoppiare, triplicare, quadruplicare, avremo delle criticità oggi non definibili, con lunghissimi periodi di blackout nelle grandi città e nelle aree industriali.
È necessario adeguarsi al nuovo clima come obiettivo prioritario da parte di aziende pubbliche e private. Senza fare allarmismo, ben sappiamo che il clima sta cambiando e dobbiamo prenderne atto, senza ascoltare le teorie di qualche negazionista, che praticamente vive in un suo mondo, in una bolla di ghiaccio, per così dire, dentro il congelatore di casa, dato che il clima è cambiato.
È sufficiente osservare gli strumenti sofisticati che misurano le temperature, e confrontarle con quelle del passato, per avere conferma e chiarezza: la sensazione del caldo non è un’impressione, è la realtà. E a questa realtà dobbiamo adeguarci e difenderci, anche perché dobbiamo continuare a lavorare, a vivere la nostra quotidianità, e soprattutto sopravvivere, dato che in questi giorni di ondate di calore si sta registrando un picco di mortalità.
Da più parti arrivano notizie di persone colpite da malori e, purtroppo, anche decedute. Persone che sono morte in spiaggia, al sole cocente, magari con problemi cardiaci preesistenti. Ma è ovvio che, con condizioni atmosferiche invivibili, non si deve andare in spiaggia ed esporsi al sole.
Bisogna fare prevenzione, ma questo spetta al singolo; e quando ciò non è possibile da soli, serve che ci sia una forma di istruzione: che i vari mass media, gli enti, e chi opera nei social network informi il cittadino su come comportarsi con il caldo.
Molto spesso leggiamo articoli fotocopia sui giornali su cosa fare col caldo: bere, mangiare leggero, eccetera. Ma qui parliamo di una vera e propria emergenza meteorologica e climatica.
Bisogna usare parole forti, anche spaventando le persone, perché è giusto che sia così: si rischia la vita con certe temperature, come sta succedendo.
È inutile condurre la vita che si faceva con 30 °C quando ce ne sono 35 o 38 °C. I pronto soccorso sono già strapieni in condizioni atmosferiche normali; ora, con queste situazioni di emergenza, c’è un flusso anomalo di pazienti colpiti da malori dovuti al grande caldo.
È necessario adeguarsi, è necessario finanziare anche l’acquisto di climatizzatori, soprattutto per le classi meno abbienti. Bisogna incentivare l’utilizzo del climatizzatore, perché il climatizzatore non è un mostro, è uno strumento utile.
Serve anche istruzione per saperlo utilizzare correttamente, perché non si può impostarlo a 20 °C se fuori ce ne sono 40, e poi dire che fa venire l’artrosi cervicale. Il climatizzatore va saputo gestire, deve essere di classe energetica elevata, per avere consumi contenuti in bolletta.
Nella mia abitazione di circa 100 mq a Milano, una città caldissima durante l’estate, siamo costretti a tenere accesi più di uno dei vari climatizzatori per 24 ore al giorno, ma paghiamo una bolletta che non supera i 30 euro al mese.
Abbiamo acquistato climatizzatori di alta classe energetica e, soprattutto, ne facciamo un uso consapevole.
Le mie parole sono molto forti, ma dopo aver letto una sfilza di articoli da vari quotidiani, e sentito tante versioni su cosa fare o non fare, qui serve un sistema di comunicazione univoco, chiaro ed efficace.
Serve un sistema di informazione alla salute per affrontare le ondate di calore, perché, a differenza di quelle di freddo, sul caldo siamo indifesi, non siamo pronti, anche perché queste ondate aumentano anno dopo anno, e soprattutto arrivano improvvisamente.
Col freddo, possiamo proteggerci, indossare abbigliamento adeguato e uscire anche con svariati gradi sotto zero. Col caldo, invece, non possiamo difenderci allo stesso modo. Questo significa che il caldo è un problema, ed è un problema che va affrontato con sistemi di comunicazione precisi, chiari ed efficaci.