
(TEMPOITALIA.IT) L’ultimo scorcio di Luglio concede finalmente un break dopo l’insistenza del caldo sahariano che ha infuocato il Mediterraneo. L’arrivo di correnti settentrionali ha abbassato i termometri, reso le notti più vivibili e portato qualche rovescio pomeridiano sulle Alpi e lungo l’Appennino settentrionale. Il quadro rimane però quello di una stagione rovente ancora lunga, pronta a riprendere vigore non appena l’anticiclone africano troverà di nuovo spazio, come previsto a partire dalla seconda settimana di Agosto.
Autunno, primi segnali di continuità estiva
Le proiezioni più attendibili suggeriscono che Settembre e gran parte di Ottobre possano ereditare l’impronta calda dell’estate, soprattutto su Centro e Sud Italia. Le anomalie positive, spinte da un anticiclone subtropicale tutt’altro che domo, sembrano meno marcate su Alpi, Prealpi e alta Val Padana, dove l’afflusso atlantico proverà a riportare qualche precipitazione. Solo da Novembre il contesto barico diventa più dinamico e le piogge potrebbero tornare a cadere con maggior regolarità.
Pacifico e Atlantico, l’incastro delle anomalie
Il quadro globale ruota intorno alla possibile transizione verso una Niña debole o moderata, dopo il rapido spegnimento di El Niño che aveva caratterizzato l’inverno precedente. Quando le acque del Pacifico equatoriale si raffreddano, il getto polare tende a piegarsi verso sud, facilitando sortite di aria artica sull’Europa centro-meridionale. A questo fattore si somma la persistenza del NAWH, l’area più fredda del normale nel Nord Atlantico, che può favorire fasi di NAO negativa e spalancare varchi per discese artiche verso il Mediterraneo.
Inverno 2025-2026, lo scenario meteo in Italia
Sebbene sia impossibile formulare ad oggi una previsione puntuale, a grandi linee il contesto continentale vedrebbe le regioni settentrionali, con la Val Padana in testa, il versante adriatico e l’Appennino centrale esposti a possibili frequenti precipitazioni nevose. Il Sud resta tendenzialmente più mite, ma non si esclude qualche intrusione fredda, specie nella fase centrale della stagione. Molto dipenderà dall’evoluzione della QBO, dagli scambi energetici in stratosfera e dalla tenuta del vortice polare: elementi cruciali che decideranno se il prossimo inverno potrà riportare quella normalità fredda e nevosa che in molti rimpiangono. (TEMPOITALIA.IT)









