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Cambiamento climatico, vedremo più la neve in pianura in Italia?

Che cosa è davvero il cambiamento climatico e perché sta trasformando il nostro pianeta

Andrea Meloni di Andrea Meloni
21 Ago 2025 - 16:48
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Cambiamento Climatico
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(TEMPOITALIA.IT) Il cambiamento climatico non è un concetto astratto, né un’ipotesi lontana. È la trasformazione a lungo termine delle temperature medie e delle condizioni meteorologiche della Terra, un processo che oggi si manifesta con una rapidità mai osservata prima nella storia recente.

 

Negli ultimi cento anni il mondo si è riscaldato con un ritmo accelerato. I modelli atmosferici che per secoli hanno regolato stagioni e cicli naturali stanno mutando, portando con sé nuove sfide. Secondo i dati del programma europeo Copernicus, tra il 2015 e il 2024 la temperatura media globale è stata di circa 1,28 °C superiore rispetto ai livelli preindustriali, cioè quelli di fine Ottocento. Un aumento che sembra piccolo ma che ha conseguenze gigantesche.

 

 

Il Met Office del Regno Unito ricorda come dagli anni Ottanta ogni decennio sia stato più caldo del precedente. Il 2024 ha segnato un primato storico: è stato l’anno più caldo mai registrato sul pianeta. Non si è trattato di un episodio isolato, ma del risultato diretto del cambiamento climatico, tanto che proprio nel 2024 per la prima volta si è superata la soglia di 1,5 °C di riscaldamento medio globale rispetto all’era preindustriale.

 

Perché l’uomo è il principale responsabile

Il clima della Terra è sempre cambiato, spinto da fattori naturali come le eruzioni vulcaniche o le variazioni dell’attività solare. Tuttavia, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), organismo dell’ONU, ha chiarito che il riscaldamento accelerato dell’ultimo secolo non può essere spiegato da cause naturali.

La responsabilità principale è delle attività umane, in particolare dell’uso massiccio di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas. Questi materiali, bruciati per produrre energia nelle case, nelle fabbriche e nei trasporti, rilasciano enormi quantità di anidride carbonica (CO2).

La CO2 ha un effetto paragonabile a una coperta che intrappola il calore nell’atmosfera, impedendo alla Terra di raffreddarsi. Dall’inizio della Rivoluzione industriale, la concentrazione di anidride carbonica nell’aria è cresciuta di oltre il 50%, raggiungendo livelli mai registrati nella storia recente del pianeta.

La chimica conferma questa origine: la CO2 derivata dalla combustione fossile ha una firma isotopica caratteristica, che corrisponde a quella osservata nell’atmosfera odierna. È la prova scientifica di un’impronta inequivocabilmente umana.

 

Effetti già visibili in tutto il Mondo

Gli impatti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti. Le condizioni meteorologiche estreme sono diventate più frequenti e intense: ondate di calore eccezionali, precipitazioni violente, tempeste devastanti.

Il ghiaccio artico si riduce ogni anno, mentre ghiacciai e calotte glaciali si sciolgono a un ritmo impressionante, contribuendo all’innalzamento del livello dei mari. Gli oceani, sempre più caldi, alimentano cicloni e uragani più potenti e minacciano gli ecosistemi marini.

Gli esempi concreti sono drammatici. Nel gennaio 2025 gli incendi di Los Angeles hanno provocato danni stimati superiori a 100 miliardi di dollari, entrando nella storia come uno dei disastri naturali più costosi negli Stati Uniti. Secondo gli esperti di World Weather Attribution (WWA), il cambiamento climatico ha reso più probabili le condizioni di caldo e siccità che hanno innescato quelle fiamme.

Nel 2022, l’Africa orientale ha vissuto la peggiore siccità degli ultimi 40 anni. Più di 20 milioni di persone sono finite sull’orlo della fame. Gli studi della WWA hanno dimostrato che eventi simili sono oggi almeno 100 volte più probabili a causa del riscaldamento globale.

Le conseguenze non sono distribuite in modo uniforme. Alcune comunità risultano più vulnerabili di altre, spesso quelle che dispongono di meno risorse per difendersi o adattarsi.

 

ALa neve in Italia, tornerà: amplificazione artica e i paradossi dell’Inverno italiano

L’amplificazione artica è un fenomeno climatico innovativo e potente: la regione artica si riscalda più rapidamente rispetto al resto del globo, anche fino a tre volte di più. Ciò altera la gradiente termica tra le alte e basse latitudini, rendendo la corrente a getto più ondulata e persino stagnante. In presenza di dette configurazioni, masse d’aria gelida artica possono scivolare verso l’Italia, producendo ondate di freddo intenso e nevicate anche durante inverni tendenzialmente più miti.

Altri fattori atmosferici giocano un ruolo essenziale. Le sconnessioni tra vortice polare, l’oscillazione artica (AO) e la oscillazione nordatlantica (NAO) possono facilitare l’ingresso di aria fredda invadente nel Mediterraneo. Quando l’AO o la NAO entrano in fase negativa, aumenta la probabilità di blocchi atmosferici che favoriscono il trasporto di masse d’aria gelida verso sud, con possibili nevicate a bassa quota, in particolare nelle regioni del Centro‑Nord e lungo gli Appennini, sebbene le coste rimangano di solito più miti.

Anche il getto di Rossby, spesso rallentato, può contribuire a blocchi atmosferici persistenti: quando ciò accade, condizioni bizzarre come nevicate ad alta quota o ondate di freddo sono più frequenti. Sebbene l’inverno medio in Italia risulti più tiepido, l’interazione tra amplificazione artica, modelli di circolazione atmosferica e la disposizione geografica del Paese – incastrato tra Mar Mediterraneo e rilievi montuosi – rende possibili eventi freddi isolati e intensi.

 

Perché la soglia di 1,5 °C è così importante

Nel 2015 quasi 200 Paesi hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi, impegnandosi a contenere il riscaldamento entro 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. L’obiettivo non è casuale: secondo la comunità scientifica rappresenta il limite oltre il quale gli impatti rischiano di diventare catastrofici.

Un riscaldamento stabile di 1,5 °C porterebbe già conseguenze pesanti. Ma a 2 °C gli scenari diventerebbero molto più gravi: più persone esposte a ondate di calore, maggiore innalzamento del mare, riduzione della sicurezza alimentare, diffusione di malattie tropicali come la dengue, estinzione di numerose specie, perdita quasi totale delle barriere coralline.

Il timore più grande riguarda i cosiddetti punti di non ritorno. Sono soglie oltre le quali il sistema climatico potrebbe innescare reazioni irreversibili. Tra queste vi è il possibile collasso della calotta glaciale della Groenlandia, l’indebolimento delle correnti dell’Oceano Atlantico e la distruzione irreversibile della foresta amazzonica.

Secondo l’IPCC, oggi circa 3,3-3,6 miliardi di persone vivono in aree altamente vulnerabili. Paradossalmente, le comunità più povere, spesso responsabili di una minima quota delle emissioni globali, sono quelle destinate a subire i danni peggiori. Questo solleva un enorme problema di giustizia climatica.

Gli effetti, però, non rimarranno confinati a livello locale. Un cattivo raccolto in una regione del mondo, causato da eventi estremi, può far aumentare i prezzi dei generi alimentari a livello globale.

 

L’impegno dei governi

L’IPCC ha indicato una strada chiara: raggiungere la neutralità carbonica, cioè emissioni nette di CO2 pari a zero. Questo implica ridurre drasticamente le emissioni e allo stesso tempo rimuovere parte della CO2 già presente nell’atmosfera.

Molti Paesi hanno fissato obiettivi di neutralità, puntando su energie rinnovabili, veicoli elettrici e nuove tecnologie. Tuttavia, le emissioni globali restano ancora a livelli record. Con le politiche attuali, la traiettoria porta a un aumento di quasi 3 °C entro la fine del secolo.

Durante la COP29, tenuta nel novembre 2024, le nazioni più ricche si sono impegnate a destinare almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 per sostenere i Paesi in via di sviluppo nella lotta climatica. Ma secondo molte stime questa cifra è ancora lontana dal necessario.

L’appello a un rapido abbandono dei combustibili fossili non è stato tradotto in azioni concrete. Il prossimo grande appuntamento sarà la COP30 in Brasile, prevista per novembre 2025, dove si spera possano arrivare decisioni più vincolanti.

 

Credits

  • IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change
  • Copernicus Climate Change Service
  • Met Office – UK National Weather Service
  • World Weather Attribution
  • United Nations Climate Change
  • Arctic amplification feedbacks and accelerated warming
  • Jet stream amplification and extreme mid-latitude weather
  • North Atlantic Oscillation dynamics
  • Arctic Oscillation influence on European weather
  • hWy Europe is warming faster than average (Le Monde)

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: cambiameto climatico
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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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