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Meteo e Anticiclone delle Azzorre: ecco perché d’Inverno piove sempre meno

Antonio Romano di Antonio Romano
14 Ago 2025 - 15:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Un nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience afferma che l’anticiclone delle Azzorre si presenta più esteso durante gli inverni dell’epoca industriale rispetto agli ultimi dodici secoli, riducendo le perturbazioni atlantiche e togliendo acqua a un’agricoltura già fragile in Spagna e Portogallo. Lo studio non prende in considerazione l’Italia, ma sappiamo quando anche la nostra nazione sia influenzata dall’anticiclone delle Azzorre.

 

Alta pressione in espansione dal 1850
La ricerca, firmata da scienziati della Woods Hole Oceanographic Institution e di università statunitensi, dimostra che l’alta subtropicale dell’Atlantico orientale ha guadagnato superfici mai viste nei secoli precedenti, in coincidenza con il forte aumento dei gas serra. Le simulazioni climatiche dell’ultimo millennio indicano che la dinamica osservata non si spiega con vulcani, aerosol, variabilità solare né cambiamenti orbitali, ma solo con la concentrazione antropica di anidride carbonica e metano.

 

Impatti sulla pioggia invernale
Un anticiclone ampliato blocca le correnti umide da ovest e riduce la piovosità nel bacino occidentale del Mediterraneo. Nel XX secolo sono state registrati in media quindici inverni con un’alta delle Azzorre eccezionalmente espansa, contro i dieci di ciascun secolo precedente. Nell’ultimo quarto di secolo (1980-2005) la frequenza sale a sei-sette inverni su venticinque, rendendo oggi due-tre volte più probabile un periodo asciutto rispetto alla fase 1850-1980.

 

Prove dal sottosuolo portoghese
I ricercatori hanno confrontato i modelli con il segnale contenuto in una stalagmite della grotta Buraca Gloriosa, in Portogallo, che registra la variazione di isotopi di carbonio legata all’umidità. Il reperto conferma un periodo medievale più secco, una Piccola Era Glaciale umida e un nuovo trend verso la siccità dal XIX secolo, coerente con la progressiva espansione dell’anticiclone.

 

Conseguenze per colture e risorse idriche
Secondo l’autrice Caroline Ummenhofer, l’allargamento dell’alta subtropicale è una “notizia pessima” per i campi iberici, già sottoposti a stress idrico. Il professore Alan Wanamaker aggiunge che gli archivi paleoclimatici mostrano come l’attuale fase arida sia collegata quasi esclusivamente ai gas serra, al contrario delle oscillazioni passate guidate da variazioni endogene al sistema atmosferico.

 

Raffronto senza precedenti storici
La serie modellistica Last Millennium Ensemble attribuisce all’era industriale un incremento del 50 % delle grandi strutture anticicloniche invernali, un valore che non trova analogie in oltre un millennio di simulazioni. Il primo firmatario Nathaniel Cresswell-Clay sottolinea che l’integrazione di osservazioni, proxy e modelli ha permesso di identificare con chiarezza l’impronta del riscaldamento umano sul clima nord-atlantico.

 

Influenze in Italia
Sebbene lo studio non tratti nello specifico l’Italia, l’alta pressione delle Azzorre influenza il regime pluviometrico anche della nostra nazione. Anche le nostre regioni meridionali, che hanno nell’inverno la stagione delle piogge, soffrono della presenza ingombrante dell’anticiclone delle Azzorre in quel periodo dell’anno. Ne sono evidenza anche gli inverni recenti, spesso non in grado di garantire un sufficiente apporto idrico per far fronte alla normale siccità estiva.

 

Fonti consultate:

Scientists link the changing Azores High and the drying Iberian region to anthropogenic climate change

https://www.nature.com/articles/s41561-022-00971-w

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Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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