(TEMPOITALIA.IT) Viviamo costantemente in balia di quelli che vengono chiamati cambiamenti climatici, però a volte si fa molta confusione perché questo fenomeno tende a essere politicizzato. E sì, perché numerosi studi hanno dimostrato quanto il cambiamento climatico sia determinato dalle attività umane, ed è così per una percentuale che oscilla tra il 60 e il 70%. Il resto del cambiamento climatico deriva dalle fluttuazioni naturali del clima.
Questo non significa che il cambiamento climatico sia da sottovalutare, infatti molto probabilmente non si parla di questo 30% circa perché ci sono di mezzo la politica e gli interessi economici.
Forse questo 30% tende a sminuire l’importanza della prevenzione per ridurre le emissioni di gas serra, mentre il clima sta cambiando in maniera davvero preoccupante. Se oggi questa percentuale è del 70% sul cambiamento climatico, in futuro aumenterà notevolmente perché andrà a influenzare anche le fluttuazioni del clima e le temperature galopperanno verso l’alto, soprattutto dopo il 2050, portandosi su valori stratosferici, trasformando le nostre città durante l’estate in vere e proprie fornaci invivibili e durante l’inverno in stagioni che somiglieranno più all’autunno che all’inverno che conosciamo, già cambiato rispetto a venti o trent’anni fa, se non meno.
Quindi, mentre si forma in questi giorni la calotta polare, che non è mai scomparsa nel Polo Nord, il suo picco minimo di estensione c’è stato intorno al 10 settembre, come dichiarato dalla NASA, adesso stiamo assistendo a un suo aumento, facilitato anche da eventi di freddo.
C’è infatti una fortissima ondata che sta interessando la Siberia settentrionale, così come l’Alaska, mentre alcune aree dell’Oceano Artico, al Polo Nord, registrano temperature decisamente sotto la media. Sotto la media è stata anche l’Islanda, improvvisamente colpita da un’ondata di freddo che ha portato la neve. Come evidenziato dal recente studio sui ghiacci artici, la banchisa polare continua a riformarsi durante l’inverno nonostante il riscaldamento globale.
Poi c’è da definire la situazione di quello che viene chiamato blob atlantico, una vasta area dell’Oceano Atlantico – quello a ovest dell’Europa – che mostra temperature più basse della media.
La spiegazione ufficiale ancora manca: ci sono vari studi e ricerche, ma si tratta probabilmente di un evento legato alle fluttuazioni del clima. Non è di certo la Corrente del Golfo che si sta attenuando, perché al momento è ancora attiva e infatti non favorisce l’espandersi dei ghiacci della banchisa polare verso sud.
Di conseguenza, i porti della Scandinavia restano sgombri dai ghiacci, così come quelli islandesi, mentre alla stessa latitudine, ad esempio in America settentrionale, tutte le isole del Canada vengono ricoperte dai ghiacci e i bacini del Nord America si congelano, compresi alcuni laghi posti addirittura alla latitudine dell’Italia settentrionale. Solo per dare un’idea, nel Labrador, che si trova alla stessa latitudine delle isole britanniche, fa un freddo incredibile con temperature che scendono fino a -40 °C, mentre lì a stento si verificano nevicate.
Quindi, la Corrente del Golfo esiste ancora. Ovviamente, se dovesse sparire, le condizioni atmosferiche e soprattutto termiche in Europa sarebbero molto diverse, ma al momento non è questo il contesto che ci interessa. Il punto attuale è che ci stiamo avviando, nonostante un ottobre che si annuncia più mite della media, verso l’inverno.
E tutto questo sta accadendo proprio sotto i nostri occhi, osservando le mappe con il raffreddamento del Polo Nord, e della Siberia settentrionale, dove sta anche nevicando. Gli ultimi dati sui cambiamenti climatici artici mostrano come le temperature globali stiano influenzando i pattern stagionali. Le nevicate si sono verificate in zone disabitate, quindi disponiamo di pochi dati, anche per motivi legati probabilmente alla politica, ma i dati che abbiamo confermano che il fenomeno è reale.
Le ricerche sulla navigazione artica evidenziano come i cambiamenti climatici stiano modificando rapidamente il paesaggio marino del Polo Nord.
In conclusione, ci sono moltissime aree che prevalgono con temperature sopra la media nel nostro globo e nel nostro emisfero, ma allo stesso tempo ci sono zone molto più fredde rispetto alla media, e queste segnano l’arrivo della stagione invernale, anche se non imminente. Le anomalie termiche documentate per febbraio 2025 confermano questa tendenza complessa del clima globale.
Come evidenziato dagli studi più recenti sui cambiamenti climatici, l’Europa sta diventando sempre più vulnerabile agli effetti del riscaldamento globale, con estati sempre più calde e inverni sempre meno rigidi.

Credits
Le informazioni contenute in questo articolo si basano su dati e ricerche provenienti da fonti autorevoli internazionali:
- NASA – Arctic Sea Ice Reaches Annual Low 2025
- National Snow and Ice Data Center (NSIDC) – 2025 Arctic Sea Ice Minimum
- NOAA Climate.gov – Arctic Sea Ice Summer Minimum
- NOAA National Centers for Environmental Information – Gulf Stream Resilience
- IPCC Sixth Assessment Report – Climate Change 2023
- IPCC Special Report on Ocean and Cryosphere in a Changing Climate
- NASA Earth Observatory – Arctic Sea Ice Ties for 10th-Lowest on Record
- NOAA – 2025 Winter Maximum Sea Ice Extent in Arctic Smallest on Record








