
(TEMPOITALIA.IT) La stagione degli uragani sull’Atlantico alza ancora l’asticella. Melissa si è rafforzata rapidamente fino a categoria 3 con venti attorno a 193 km/h e il Centro Nazionale Uragani (NHC) indica un’ulteriore intensificazione, con la possibilità concreta di toccare la rarissima categoria 5 entro Lunedì pomeriggio. L’occhio del ciclone si trova circa 201 km a sud-sudest di Kingston e avanza lentamente, appena 8 km/h: una velocità da lumaca che, in meteorologia tropicale, è spesso sinonimo di guai.
La lentezza è già un problema per Haiti e Repubblica Dominicana, investite da bande di pioggia torrenziale per gran parte della settimana. Il rischio ora si sposta in primo piano su Giamaica, dove vige un Hurricane Warning e dove le autorità parlano senza giri di parole di una situazione potenzialmente catastrofica per piogge, vento e mareggiata. Le precipitazioni più intense inizieranno tra Sabato e Domenica e potranno durare diversi giorni, mentre Lunedì o Martedì non è escluso un impatto diretto sull’isola.
Perché l’allerta è così alta
Il primo motivo è la stazionarietà. Quando un uragano procede a passo d’uomo, la pioggia si accumula sugli stessi bacini per ore o giorni, come accadde con Harvey nel 2017 e con Dorian nel 2019. In scenari simili, non conta solo l’intensità del vento: sono l’acqua e il tempo di permanenza a trasformare un evento severo in una calamità.
Il secondo elemento è la geografia. Le montagne di Haiti, Giamaica e Repubblica Dominicana forzano l’aria umida a sollevarsi, spremendo altra pioggia dal sistema come fosse una spugna. Con pendii ripidi e terreni saturi, frane e colate di fango diventano quasi inevitabili.
Il terzo tassello è l’energia dei Caraibi. Il calore oceanico non è solo in superficie ma si estende in profondità, fornendo carburante extra a Melissa. Quando l’acqua calda penetra per decine di metri, l’oceano non riesce a “rimescolare” abbastanza freddo da indebolire il ciclone: il risultato è una finestra favorevole a un’ulteriore rapida intensificazione.
La traiettoria e le tempistiche
I modelli portano Melissa a muoversi generalmente verso ovest fino a Domenica notte, restando lenta e instabile nel passo. Il corridoio più probabile per gli impatti maggiori include Giamaica, il sud di Haiti e la parte meridionale della Repubblica Dominicana. Tra Lunedì e Martedì l’occhio potrebbe passare molto vicino alla Giamaica o toccare terra, uno scenario che, se confermato a categoria 4–5, metterebbe alla prova anche le strutture più robuste.
Subito dopo, gli effetti si estenderebbero a Cuba orientale, Bahamas meridionali e Turks e Caicos, con vento forte, mareggiate e piogge abbondanti. Il continente degli Stati Uniti non è al momento sotto minaccia diretta, ma onde lunghe e correnti di risacca potranno raggiungere la costa Est nel corso della prossima settimana.
Piogge, vento e mareggiate: cosa aspettarsi
Sui rilievi del sud-ovest di Haiti e su ampie porzioni della Giamaica sono attesi accumuli fino a circa 760 mm, con picchi locali che potrebbero superare 1.000 mm. Su Cuba orientale si potranno superare 450–460 mm. Con simili quantità, è realistico prevedere allagamenti estesi, piene improvvise e danni diffusi alla viabilità, con comunità isolate anche per giorni.
Il vento diventerà un fattore dominante tra Domenica e Lunedì, quando le raffiche da uragano potranno estendersi su gran parte della Giamaica. Caduta di alberi, interruzioni elettriche e danni strutturali sono scenari plausibili, soprattutto se Melissa dovesse avvicinarsi all’isola nel suo picco di intensità.
Il terzo pilastro del rischio è l’innalzamento del mare. Nelle zone esposte, in prossimità e a est del punto di eventuale impatto, l’onda di tempesta potrà raggiungere 2,1–3,4 m sopra il livello del suolo, abbastanza da erodere coste, inondare aree basse e rendere difficoltose le operazioni di soccorso.
Preparazione
Le autorità giamaicane hanno attivato misure straordinarie. Gli ospedali pubblici sono in modalità di emergenza per aumentare i posti letto, mentre i principali scali aerei, tra cui il Norman Manley International Airport e il Sangster International Airport, modulano l’operatività in base all’evoluzione del tempo. I messaggi istituzionali – a partire dagli appelli del primo ministro Andrew Holness – insistono su un punto semplice: proteggere le abitazioni, mettere in sicurezza tetti e finestre, predisporre sacchi di sabbia dove necessario e pianificare eventuali evacuazioni nelle zone soggette a esondazioni.
Sulle coste, pescatori e operatori turistici conoscono bene la differenza tra un passaggio rapido, come quello di Beryl nel Luglio 2024, e un ciclone lento come Melissa. Il primo graffia e se ne va, il secondo insiste, spinge acqua nei canali, satura i terreni, stressa argini e infrastrutture. A Kingston, la pulizia del Sandy Gully – il canale lungo circa 20 km che costeggia la parte occidentale della città – corre contro il tempo per ridurre il rischio che detriti e piena compromettano ponti e collegamenti.
La traiettoria successiva
Le onde generate da Melissa si propagheranno a distanza, aumentando il rischio di correnti di risacca lungo tratti della costa orientale degli Stati Uniti. È un promemoria di come gli uragani siano sistemi con effetti che vanno ben oltre l’area di impatto: i Caraibi fanno da cassa di risonanza, e l’energia che un ciclone accumula in quelle acque calde trova sfogo su più fronti, non solo lì dove l’occhio tocca terra.






