(TEMPOITALIA.IT) Sale la voglia di sapere come sarà l’inverno. Prima di addentrarci nell’analisi dei possibili scenari per la prossima stagione invernale, però, è necessario chiarire un concetto essenziale. Non si tratta di vere e proprie previsioni meteo, ma di proiezioni probabilistiche. Si tratta, per dirla in parole povere, di strumenti utili per delineare l’andamento climatico generale dei mesi futuri.
Rimarchiamo il concetto
Non possiamo sapere se un determinato giorno di dicembre sarà caratterizzato da freddo intenso o da nevicate diffuse. A distanza di mesi. Non lo potremo sapere mai. Nemmeno in un futuro remoto. C’è proprio un limite fisico alla previsione precisa. Ma possiamo stimare – con un certo grado di affidabilità statistica – come potrebbe comportarsi il clima nel suo complesso.
La Niña
Un punto di partenza cruciale riguarda la Niña, ormai ufficialmente confermata dalla NOAA. Questo fenomeno nasce quando le acque del Pacifico centrale ed orientale si raffreddano più del normale, influenzando gli equilibri atmosferici su scala globale. Sebbene si sviluppi a migliaia di chilometri di distanza, le sue ripercussioni possono raggiungere aree molto lontane
Le più recenti analisi dei principali centri di calcolo europei, tra cui ECMWF, indicano la presenza di una Niña debole, capace comunque di imprimere lievi effetti anche sul nostro continente. Non bisogna però pensare automaticamente a un inverno gelido o particolarmente nevoso.
Al contrario, i modelli suggeriscono temperature mediamente più alte rispetto alla norma stagionale. Ciò non toglie però che questa teleconnessione aumenta un po’ la possibilità di fenomeni meteo intensi e talvolta anche freddi. Questo è un dato su cui partire.
Alcune delucidazioni
Le proiezioni stagionali, per loro natura, non sono del tutto concordi. Secondo ECMWF, tra novembre e dicembre si prospetta una diminuzione complessiva delle nevicate su gran parte dell’Europa, con accumuli particolarmente rilevanti. Ma solo Alle alte quote. L’area mediterranea mostrerebbe invece un marcato deficit di neve. Questo vuol dire che non nevicherà praticamente mai a quote di collina o peggio ancora di pianura e costa.
Per quanto riguarda l’evoluzione stagionale, gennaio e febbraio potrebbero risultare piuttosto statici, con scarsi scossoni atmosferici e prevalenza di fasi anticicloniche. Il mese di dicembre, invece, sembra destinato a essere il più movimentato, caratterizzato dal ritorno di perturbazioni atlantiche e da una maggiore dinamicità meteorologica. Ma la neve, come detto, apparirebbe solo alle quote medio-alte.
Per concludere, un aspetto importante
Sulle tendenze a lungo termine, è bene ricordare che l’analisi del limite tra pioggia e neve rimane qualcosa di Arduo. Impossibile prevedere a che quota ci sarà pioggia e a quale neve Tra qualche mese. Ma seguite bene Il mio concetto
Se il flusso atlantico resterà attivo, quindi arriveranno perturbazioni con frequenza, non mancheranno episodi di neve anche a quote collinari. Per tutto contro, qualora la porta atlantica dovesse chiudersi, le alte pressioni potrebbero dominare la scena. Spesso è successo così negli ultimi anni. Ragion per cui le nevicate sono state praticamente assenti e ovviamente anche le andate di freddo.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando i dati dei modelli meteo ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (TEMPOITALIA.IT)







