Corrente del Golfo in bilico: perché l’Artico che si scalda ci porta più gelo
(TEMPOITALIA.IT) Difficile non notarlo: il clima, ormai, sembra muoversi a scatti. Una settimana di mitezza quasi primaverile, poi all’improvviso l’irruzione gelida. Succede più spesso, succede più in fretta. E non è un paradosso. Il Riscaldamento Globale, quello vero, sta modificando alcuni ingranaggi cruciali dell’atmosfera e degli oceani. Ingranaggi che, una volta fuori fase, possono spalancare la porta a ondate di freddo inattese su Europa e Nord America. Sembra un controsenso, insomma: più caldo globale, più freddo locale. Ma il meccanismo è sorprendentemente coerente.
La Corrente del Golfo che perde vivacità
Capita di dimenticarlo, ma la Corrente del Golfo non è un’entità immutabile. È un nastro trasportatore di acqua calda che sale dal Golfo del Messico e sfiora le coste dell’Europa settentrionale, addolcendo gli inverni che altrimenti sarebbero rigidissimi. Poi, certo, negli ultimi anni i modelli dell’ECMWF e della NOAA hanno iniziato a segnalare una cosa fastidiosa: l’oceano Atlantico si sta scaldando, e non di poco.
L’acqua più calda può innescare vortici più frequenti e più intensi. E quei vortici – lo dico perché l’ho visto nei dati mille volte – hanno la pessima abitudine di rallentare, deviare o addirittura bloccare alcuni rami della Corrente del Golfo. Se quel flusso di calore non raggiunge più il Nord Europa in modo regolare, la temperatura dell’aria cambia. Scende. E lo fa rapidamente.
Per chi vive in Irlanda o in Scozia, per esempio, questo può tradursi in giornate che ricordano più il Labrador che l’Atlantico europeo. Con un gelo improvviso, quasi sospeso tra incredulità e routine. Una di quelle situazioni in cui ti chiedi: “Ma non doveva fare sempre più caldo?”. E invece no. Almeno non sempre.
Il Vortice Polare che si sfilaccia
Poi c’è lui: il Vortice Polare, gigantesca trottola di aria gelida che ruota sopra il Polo Nord. Finché gira compatta, il freddo resta confinato. Ma basta che l’Artico si scaldi troppo in fretta – e ormai succede ogni anno, a un ritmo quasi irritante – perché quel confine inizi a traballare.
L’Artico si riscalda più velocemente del resto del pianeta. La differenza di temperatura tra le alte e le medie latitudini si riduce. Il vortice polare si indebolisce. E quando si indebolisce si deforma, si stira, si “spacca” in lobi irregolari. Uno di questi lobi può tranquillamente scivolare verso sud, portando con sé masse d’aria gelida capaci di far precipitare i termometri sotto i -15°C anche a quote quasi pianeggianti.
L’ho visto succedere nel Gennaio 2021, quando un lobo del Vortice Polare venne giù sul Midwest degli Stati Uniti come un sipario di ghiaccio. In città abituate al freddo, certo, ma non a quel tipo di freddo. Il risultato? Un gelo da record e settimane di disagi. Situazioni che non dovrebbero essere così frequenti, e che invece si ripetono con puntualità inquietante.
Le correnti a getto che ondeggiano come non mai
A rendere tutto ancora più instabile ci pensa il jet stream. Di solito corre veloce, quasi lineare, separando l’aria fredda a nord da quella calda a sud. Una frontiera dinamica, flessibile, ma abbastanza stabile per garantire stagioni riconoscibili.
Negli ultimi anni, però, quella linea si è fatta un po’ pigra. Il Riscaldamento Globale e il surriscaldamento dell’Artico la rendono più lenta, più ondulata. È come se il jet stream, stanco di seguire un percorso ordinato, si concedesse improvvise serpentine. Una curva troppo accentuata e l’aria artica può sprofondare fino al Mediterraneo. Un’altra curva, e l’aria calda tropicale risale verso la Scandinavia.
Ecco perché assistiamo a quelle situazioni quasi surreali in cui in Italia si gela mentre in Finlandia si cammina con la giacca leggera. O viceversa. Situazioni che, diciamolo, fino a vent’anni fa erano eccezioni e oggi sembrano diventare la norma.
Un clima che non riconosciamo più
In effetti, tutto si tiene: oceani più caldi, Vortice Polare più fragile, correnti a getto irrequiete. Non è un singolo fenomeno a cambiare il gioco, ma la combinazione. E questa combinazione crea un’atmosfera più capricciosa, quasi nervosa. Un clima che tende agli estremi e che fatica a trovare equilibrio.
A volte mi capita di ripensare a certe mattine d’inverno degli anni Novanta, quando il freddo arrivava piano, con gradualità, senza colpi di scena. Oggi invece – basta aprire la finestra – sembra che tutto avvenga di colpo: una giornata di tepore, poi il gelo. Una pioggia intensa, poi la quiete. Un susseguirsi rapido, come se il tempo meteorologico avesse perso la pazienza.
Il Riscaldamento Globale non si manifesta solo con il caldo. Si manifesta con gli squilibri. Con quella sensazione persistente che il clima “non sia più lui”. E in fondo, non lo è più.
Crediti e fonti
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
https://www.ecmwf.int - NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
https://www.noaa.gov - Copernicus Climate Change Service (C3S)
https://climate.copernicus.eu - IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change
https://www.ipcc.ch










