(TEMPOITALIA.IT) In questi giorni il web, soprattutto in Italia, è un fiume in piena di opinioni contrastanti su cosa stia succedendo e su come evolverà il tempo nelle prossime settimane. C’è chi vede un inverno rigidissimo, chi già parla di “primavera” a dicembre. Risultato? Un’enorme confusione.
Proviamo allora a rimettere ordine: guardiamo cosa sta succedendo adesso, cosa ci attende nel breve e cosa potrebbe accadere nel corso di dicembre, basandoci non sulle sensazioni, ma su mappe, proiezioni e sulle famose teleconnessioni.
Per farlo ci affidiamo ai dati del Centro Europeo ECMWF, uno dei riferimenti mondiali. Con una premessa importante: il rischio di errore è elevato. Si parla di proiezioni che si spingono fino a 46 giorni, quindi ben oltre Capodanno. Insomma, non sono “previsioni” classiche, ma scenari probabili.
Indice AO e Vortice Polare: cosa sta facendo il Nord
Partiamo dall’indice polare, l’AO (Arctic Oscillation), che descrive lo stato del Vortice Polare. Secondo le proiezioni ECMWF, nelle prossime settimane il Vortice Polare tenderà a rafforzarsi. Questo, in effetti, favorirà anche l’arrivo di una fase di alta pressione sui nostri territori.
In particolare, nei giorni successivi e soprattutto nella prima parte della prima decade di dicembre, sull’Italia sarà probabile una forte alta pressione. Tempo più stabile, temperature sopra la media in molte zone, poche perturbazioni in ingresso.
Poi, però, lo scenario cambia di nuovo: il Vortice Polare tenderà a perdere vivacità. Non sarà un vortice forte come quello che abbiamo vissuto lo scorso anno. E questo dettaglio conta tantissimo.
Che cosa vuol dire, in pratica? Che per tutto il mese di dicembre – perché questa è la linea di tendenza generale – aumenta la possibilità di ampi scambi lungo i meridiani, quindi flussi d’aria che si muovono più da nord a sud e viceversa, invece che da ovest a est.
Un Vortice Polare relativamente debole fa scivolare più facilmente aria fredda verso sud. L’aria fredda che ha raggiunto e raggiungerà l’Italia non si è materializzata dal nulla: è proprio l’assetto instabile del Vortice Polare che ha permesso l’invio di un getto più freddo del solito, con temperature scese su valori sotto la norma per il periodo.
Indice NAO: l’Atlantico tiene il piede in due scarpe
Passiamo a un altro indice fondamentale per l’Europa e per l’Italia: l’NAO (North Atlantic Oscillation), che regola il gioco tra alta pressione e basse pressioni sull’Atlantico Nord.
Nella proiezione a lungo termine per tutto dicembre, si nota una certa oscillazione all’inizio del mese – cosa che, in effetti, abbiamo già intuito: prima l’arrivo dell’alta pressione, poi una nuova tendenza al cambiamento, quindi ancora alta pressione ma non in modo continuo e pulito.
Tradotto in parole semplici: la prima decade di dicembre potrebbe presentare un tempo piuttosto incerto, con un’alternanza di fasi stabili e fasi più dinamiche. E l’incertezza, a quanto pare, rischiamo di trascinarla per gran parte di tutto dicembre 2025.
Perché? Perché secondo il run ufficiale del modello ensemble, l’indice NAO si manterrebbe praticamente prossimo allo zero. Naturalmente con un certo margine di incertezza: un ensemble tiene conto di molte simulazioni leggermente diverse, che possono portare a scenari anche abbastanza distanti tra loro, dall’NAO molto positiva alla molto negativa.
Il run ufficiale, però, indica un valore vicino allo zero. E questo che cosa significa per l’Italia, soprattutto per il Centro e il Sud?
Significa che il Paese potrebbe essere raggiunto con più facilità da perturbazioni atlantiche, da basse pressioni e da scambi meridiani attivi tra masse d’aria diverse. In altre parole: possibilità sia di ondate di freddo, sia di richiami di aria molto più calda del normale, con passaggi di perturbazioni anche organizzate.
Dopo l’“esplosione” dell’alta pressione, quindi, potrebbe subentrare un cambiamento atmosferico piuttosto rilevante.
Alta pressione, caldo anomalo e limite dei 20°C
Un chiarimento importante: questa fase di alta pressione non significa automaticamente 20°C in Pianura Padana, come a volte si legge in giro.
In vari articoli si è parlato di possibili picchi di 20°C, ma questi valori più elevati sembrano riguardare quasi esclusivamente la Sardegna, forse parte della Sicilia e alcuni tratti delle coste tirreniche, in particolare le coste centro-settentrionali, dove il mare ancora relativamente mite e la compressione dell’aria possono giocare un ruolo.
Anche il Sud, in parte, può “patire” questa anomalia termica con valori sopra media. Sono condizioni che in dicembre possono avvenire: non è la prima volta che succede, lo abbiamo già visto altre volte.
La differenza, però, è la frequenza. Tali episodi si stanno ripetendo sempre più spesso. Questo perché ci troviamo in una fase di cambiamento climatico, che ha come effetto una marcata estremizzazione del clima: il tempo diventa molto più mutevole, spesso con oscillazioni brusche di temperature e fenomeni più intensi.
E questo rende più complicate anche le previsioni meteo.
Dicembre, Siberia e blocchi anticiclonici: cosa è plausibile
Secondo alcune proiezioni del Centro Europeo ECMWF, nel corso di dicembre non si esclude neppure la possibilità di un evento freddo di matrice siberiana. Parliamo di aria molto fredda in arrivo dalla Siberia verso l’Europa.
Attenzione, però: nessuno può dire ora, con serietà, che “arriverà il gelo dalla Siberia” sull’Italia. Sono solo scenari possibili, tutti da confermare e da valutare con attenzione man mano che ci si avvicina nel tempo.
La già citata estremizzazione climatica può significare non solo colpi di freddo, ma anche situazioni di blocco: ad esempio la formazione di un campo di alta pressione sull’Europa in grado di ostacolare per molte settimane il transito delle perturbazioni oceaniche.
E qui entra un’altra sfumatura interessante: anche se gli indici di comportamento del clima – le teleconnessioni, appunto – non mostrano per ora un chiaro segnale orientato verso lunghi blocchi come in alcuni degli ultimi anni, dicembre è comunque un mese che, storicamente, ha spesso ancora caratteristiche invernali “medie” più marcate rispetto a gennaio e febbraio.
Paradossalmente, proprio gennaio e febbraio sono diventati mesi molto diversi dalla loro “normalità” climatica di qualche decennio fa.
Milano Linate: com’era il freddo una volta
Per capire quanto sia cambiato il quadro, è stata fatta una piccola analisi – molto sommaria, ma significativa – sulle temperature di Milano Linate.
Negli anni ’50 e ’60 la temperatura massima media di gennaio era attorno ai 4°C. Oggi, considerando gli ultimi 60-70 anni, la massima media di gennaio si aggira intorno agli 8°C. Un aumento enorme.
Si tratta di un esempio di come sono cambiati gli inverni, ma anche di quanto incidano i microclimi e le condizioni locali: urbanizzazione, diversa frequenza di nebbie, varia distribuzione delle precipitazioni, fasi prolungate di alta pressione sulla Val Padana.
Negli ultimi anni, infatti, la Pianura Padana e buona parte dell’Italia sono state spesso interessate da alte pressioni tenaci nel corso di gennaio, con cieli sereni o poco nuvolosi e meno nebbia persistente. Tutti elementi che influenzano direttamente le temperature.
Insomma, i cambiamenti climatici non sono un concetto astratto: si vedono nei numeri, nei grafici, ma anche nella percezione quotidiana di chi vive questi luoghi da decenni.
Estremizzazione climatica: freddo, caldo e fenomeni più violenti
Qui sta il punto centrale: il fatto che si possano avere ondate di freddo non significa affatto che non ci sia cambiamento climatico o Riscaldamento Globale. Anzi, dentro questo nuovo equilibrio – o squilibrio – rientra anche la tendenza a una maggiore estremizzazione climatica.
Che cosa vuol dire, concretamente, estremizzazione climatica? Vuol dire che il tempo tende a presentare variazioni di temperatura e di condizioni meteorologiche molto forti in tempi ristretti, con fenomeni più intensi della media.
E gli esempi, purtroppo, non mancano.
Abbiamo appena vissuto un’ondata di freddo anomala nel mese di novembre, che da sola vale più di tante chiacchiere teoriche. Qualcuno ha parlato di vento gelido dalla Siberia: in realtà, se fosse arrivata davvero una massa d’aria così rigida come in alcune situazioni di settembre, oggi probabilmente le coste adriatiche sarebbero state sommerse di neve. Non è successo, e questo dà la misura di come vadano contestualizzati i termini.
A settembre, peraltro, abbiamo avuto effettivamente un episodio con ventilazione fredda di origine siberiana – facile dimenticarselo, ma c’è stato. Anche quello è meteo estremo, così come lo sono state le temperature elevate di ottobre e le ondate di caldo dell’estate appena trascorsa.
Nel quadro dell’estremizzazione climatica, il “caos” meteorologico può quindi sfociare sia in ondate di freddo, sia in episodi di caldo anomalo, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Non è “dire tutto e il contrario di tutto”: è descrivere un sistema che reagisce in modo più nervoso e amplificato.
E poi ci sono i fenomeni intensi: di recente abbiamo visto un’alluvione estrema in Friuli, e violenti nubifragi tra Liguria e Toscana. Eventi che in quelle zone possono anche ripetersi con una certa cadenza storica, è vero, ma che spesso oggi risultano più intensi e concentrati.
Per avere un quadro davvero completo, bisognerebbe allargare lo sguardo all’intero pianeta, non limitarlo alla sola Italia. Solo così si può cogliere fino in fondo quanto il clima stia diventando più estremo. (TEMPOITALIA.IT)










