(TEMPOITALIA.IT) Secondo diversi esperti, il riscaldamento attuale della stratosfera non sarebbe affatto finito. Anzi, si ipotizza che, poco dopo l’Immacolata, possa verificarsi un nuovo improvviso e intenso riscaldamento stratosferico. Un episodio potenzialmente molto più forte di quello in corso, con effetti decisamente più marcati sulla circolazione in quota.
Al momento abbiamo già osservato un’inversione delle correnti in alta quota, intorno ai 60° di latitudine nord e al livello di 10 hPa, durata però meno di 24 ore. Un evento breve, quasi un assaggio. Un episodio che, per la sua limitata estensione temporale, non ha avuto ripercussioni significative sulla troposfera, cioè quello strato dell’atmosfera in cui si manifestano i fenomeni atmosferici che viviamo ogni giorno.
Eppure, mentre sopra di noi la situazione resta relativamente tranquilla, dall’altra parte dell’Atlantico si sta sviluppando una nuova ondata di gelo sul Nordamerica. Nulla di eccezionale su scala climatica, in realtà: sono le normali oscillazioni del jet stream, che lì convoglia le correnti da nord-ovest e trascina il grande freddo in discesa dal Canada. Da noi, se arrivassero correnti con la stessa identica provenienza, farebbero tutt’altro effetto.
Le masse d’aria che ci raggiungono da nord-ovest, infatti, arrivano in genere dall’Islanda, attraversano l’Oceano Atlantico mitigato dalla corrente del Golfo, investono le Isole Britanniche – che certo non sono ricoperte di ghiaccio – passano sulla Francia e solo dopo raggiungono l’Italia. Insomma, le stesse latitudini, ma un percorso completamente diverso: il mare “addolcisce” le temperature e il gelo nordamericano, da noi, semplicemente non arriva con la stessa forza. La geografia, diciamolo, conta eccome.
Per avere davvero grande freddo sulla Italia servono correnti di tutt’altro tipo. Ne abbiamo parlato spesso: occorre un’irruzione di aria fredda di origine artico-polare, oppure – scenario ancora più raro – una forte inversione delle correnti in quota dovuta a un riscaldamento molto intenso della stratosfera (un possibile Stratwarming). In questo secondo caso, il segnale stratosferico riesce a propagarsi alla troposfera, va a disturbare il Vortice Polare e può invertire il flusso da ovest verso est, aprendo un corridoio ideale per trascinare il grande gelo dalla Siberia verso l’Europa.
Quando succede questo, ce ne accorgiamo tutti. Le ondate di gelo siberiano portano temperature molto basse sulla Italia e vengono ricordate a lungo: entrano negli annali, nelle cronache locali, perfino nei racconti di famiglia.
Durante la cosiddetta piccola era glaciale, questi episodi non erano affatto eccezionali. Avevano spesso una durata molto lunga e si ripetevano con una certa frequenza, più o meno ogni anno. Le cause precise, per quel periodo, non le conosciamo fino in fondo – mancavano osservazioni sistematiche, indici come AO e NAO, strumenti moderni – però abbiamo testimonianze visive e documenti storici.
Basta cercare su Internet: esistono fotografie e incisioni che mostrano il Tamigi completamente gelato a Londra o la Senna bloccata dai ghiacci a Parigi, soprattutto fino ai primi decenni dell’Ottocento e grosso modo fino attorno al 1850. Immagini che oggi sembrano quasi irreali.
Non bisogna neppure andare così indietro nel tempo per trovare fiumi gelati in Europa. Anche nel 2017, ad esempio, diversi corsi d’acqua dell’Europa centrale si sono ghiacciati; in quell’occasione gelò addirittura il Danubio, complice una violenta ondata di gelo in arrivo dalla Siberia.
Quell’irruzione raggiunse anche l’Italia, ma con intensità diversa da zona a zona. Il grande freddo colpì soprattutto il versante Adriatico, dove si registrarono tempeste di neve di rilievo, mentre altrove il gelo fu più secco ma comunque intenso. In molte località la temperatura scese su valori eccezionali, talvolta da record, anche senza bisogno di grandi nevicate.
E arriviamo all’oggi, o meglio al “possibile domani”. Come accennato all’inizio, si intravede all’orizzonte la possibilità di un nuovo forte riscaldamento della stratosfera nelle prossime settimane. Potrebbe essere – e qui il condizionale è d’obbligo, perché nessuno è in grado di garantirlo – un episodio molto violento, in grado di predisporre un quadro ideale per una nuova intrusione di aria gelida dalla Siberia verso l’Europa e la Italia.
Capisco che tornare più volte su questo tema possa risultare un po’ snervante, sia per chi legge sia per chi lo racconta. Però queste sono, semplicemente, possibilità tipiche della stagione invernale, soprattutto quando in stratosfera si osservano dinamiche anomale come quelle attuali. E queste dinamiche possono ancora evolvere.
Va tenuto presente che siamo in una fase ancora relativamente precoce per gli eventi più estremi. Se certe configurazioni stratosferiche si sono già fatte vedere in Novembre, è lecito aspettarsi che tra Dicembre, Gennaio e Febbraio possano ripresentarsi, magari con maggiore forza. È proprio per questo che molti meteorologi stanno monitorando con grande attenzione ciò che accade in quota: perché da lì, talvolta, nascono gli inverni che si ricordano per anni.
La prima finestra temporale potenzialmente favorevole a un’irruzione di aria fredda siberiana sembra coincidere addirittura con il periodo natalizio. Un’ipotesi, certo, non una promessa. Ma se andasse davvero così, alcune zone della Italia potrebbero vivere un bianco Natale.
Sapete bene, però, quanto questo sia raro nel nostro Paese: la storia meteo ce lo insegna senza pietà. E tuttavia, proprio in questa epoca di cambiamenti climatici, in cui il meteo estremo è sempre più presente nelle nostre cronache, non si può escludere che il puzzle atmosferico si incastri nel modo giusto e ci sorprenda con un evento di questo tipo. Soprattutto per chi, con un po’ di nostalgia, continua a sognare a occhi aperti un inverno “come una volta”.
Fonti indicative di analisi e dati meteorologici: ECMWF, NOAA (TEMPOITALIA.IT)










