• Privacy
mercoledì, 27 Maggio 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A Scelta della Redazione

Quando la Val Padana sfiora i -30 gradi: dagli inverni storici a La Niña di oggi

Nevicate e gelo estremo: il peso di La Niña

Federico De Michelis di Federico De Michelis
22 Nov 2025 - 18:00
in A Scelta della Redazione, Cambiamento Climatico, Meteo News
Share on FacebookShare on Twitter

Nevicate in Val Padana e il segnale di La Niña

(TEMPOITALIA.IT) Più che una suggestione nostalgica d’inverni “di una volta”, è una possibilità concreta: le attuali tendenze meteo, sommate all’influenza di La Niña, aumentano la probabilità di nuove nevicate in Val Padana. Non un copia-incolla del gennaio 1985, sia chiaro, ma scenari che potrebbero riportare fiocchi abbondanti sulla pianura del Nord Italia, con episodi meno generosi ma non esclusi anche su Firenze e Roma.

Un Vortice Polare più debole – quello che, semplificando, tiene “imbrigliato” il grande freddo alle alte latitudini – potrebbe aprire la porta a irruzioni di aria gelida sull’Europa. Quando questo serbatoio si allenta, l’aria fredda riesce a scivolare più facilmente verso sud e a interagire con le depressioni mediterranee: è lì che spesso nasce il mix ideale per nevicate diffuse, anche su aree che solitamente vedono solo pioggia.

Insomma, il contesto attuale non esclude affatto nevicate in zone tradizionalmente meno coinvolte, pur in un clima mediamente più caldo rispetto al passato.

 

La Niña, il Riscaldamento Globale e gli inverni estremi

Il ruolo di La Niña, fenomeno climatico globale legato al raffreddamento delle acque del Pacifico equatoriale, è tutt’altro che marginale. In alcune configurazioni può amplificare l’afflusso di correnti gelide dalla Siberia verso l’Europa, favorendo quelle irruzioni di aria continentale che, quando incontrano il Mediterraneo, possono trasformarsi in ondate di freddo e neve di tutto rispetto.

Qui entra in gioco il paradosso apparente: il Riscaldamento Globale aumenta le temperature medie, ma contribuisce anche a rendere più frequenti gli eventi meteorologici estremi, inclusi episodi di gelo intenso. Non è una contraddizione, è il risultato di un sistema atmosferico più energico, fatto di contrasti più marcati tra masse d’aria calda e fredda.

Gli inverni del 1956 e del 1985 restano esempi da manuale: particolari configurazioni bariche, blocchi anticiclonici, scambi meridiani esagerati. Bastano pochi ingredienti messi “al posto giusto” per generare condizioni eccezionali, anche in un mondo che nel frattempo si è già scaldato.

Dopo il 1985, la minore frequenza di inverni davvero gelidi in Italia va letta soprattutto alla luce delle diverse strutture bariche prevalenti: gli schemi circolatori non hanno più favorito con la stessa insistenza il passaggio diretto di aria siberiana sulla Penisola.

 

Memoria storica del meteo: dal 1956 al 2012

Chi segue da anni la meteorologia italiana sa bene quanto sia importante la memoria storica. Le oscillazioni climatiche, prima o poi, tendono a riproporre – in forme simili ma mai identiche – eventi estremi paragonabili a quelli del gennaio 1985. Qualcosa di analogo, seppure meno estremo, accadde nel febbraio 2012.

In quei giorni, in Pianura Padana si scesero spesso sotto i -15°C, con punte fino a -20°C nelle pianure del Piemonte. Il freddo c’era, eccome. Eppure la neve fu scarsa su buona parte del Nord Italia, fatta eccezione per l’Emilia-Romagna, sepolta da accumuli ingentissimi.

La circolazione atmosferica del 2012 era infatti molto diversa rispetto a quella del 1985. Nonostante ciò, la neve arrivò più volte fino in pianura e persino sulle coste di molte regioni del Sud Italia, compresa la Sardegna. A Roma le nevicate furono ripetute, evento che da solo basterebbe a rendere quell’ondata memorabile per milioni di persone.

 

Quando il cambiamento climatico sembrava solo estivo

Già allora si parlava apertamente di cambiamento climatico, ma per molti italiani l’inverno continuava a raccontare un’altra storia. Soprattutto al Nord e in pianura, le nevicate abbondanti non mancavano, talvolta addirittura a ridosso della primavera.

Il riscaldamento appariva concentrato sulle estati, mentre le stagioni fredde sembravano ancora “normali”. Eppure, se si guardava alla media stagionale complessiva, i valori erano già superiori alle vecchie medie di riferimento. L’estate 2003 resta un simbolo: caldo eccezionale, prolungato, di tipo quasi sperimentale, che oggi ritroviamo in forma diversa ma con una frequenza disarmante nelle estati recenti.

Ognuno, volendo, potrebbe raccontare un proprio “gennaio 1985”. C’è chi non era ancora nato, chi era bambino, chi ricorda solo fotogrammi confusi ma vivissimi: strade trasformate in cunicoli di neve, rumore ovattato, tubi dell’acqua congelati. Non è solo nostalgia: è un riferimento concreto a un evento estremo che, secondo molti scienziati, potrebbe ripetersi anche in futuro. Magari non uguale, ma paragonabile per impatto.

 

Gennaio 1985: come iniziò il grande gelo

Quello che ci interessa, qui, è proprio questo: rimettere in fila quell’episodio, collegarlo ad altri eventi più recenti o più antichi, guardare a cosa succede nel resto del mondo e provare a capire quali scenari futuri siano plausibili.

Un esempio forte è proprio il febbraio 2012: un’area relativamente circoscritta, ma colpita da una nevicata di intensità eccezionale, con pesanti ripercussioni su popolazione e trasporti. Emilia-Romagna e Marche furono le regioni più colpite. In alcune località di bassa montagna, intorno ai 600 metri, si superarono i tre metri di neve al suolo. Il tutto accompagnato da venti violenti che sollevavano e ridistribuivano il manto nevoso, rendendo la situazione ancora più critica.

Due o tre anni fa un altro episodio, meno freddo ma estremamente nevoso, fu legato alla formazione di un Medicane, un ciclone mediterraneo, lungo il versante adriatico. Anche in quel caso le stesse aree furono bersagliate da quantità imponenti di neve, soprattutto a quote di bassa montagna. In pianura, invece, l’effetto fu molto più limitato.

E qui c’è un punto spesso ignorato: eventi così intensi, se circoscritti e senza danni catastrofici o vittime, faticano a trovare spazio nel dibattito pubblico. Dal punto di vista meteorologico, però, restano casi di studio di prim’ordine.

 

Dall’Epifania al gelo: il film del gennaio 1985

Nel gennaio 1985, i primi segnali del grande gelo si manifestarono già attorno all’Epifania. La sera del 5 gennaio la neve comparve dalla Sardegna fino a Roma. Il giorno dopo, un nucleo gelido di aria continentale siberiana iniziò a dilagare sull’Italia.

Le temperature scesero rapidamente sotto lo zero su vaste aree, con un freddo complessivamente molto più marcato rispetto al febbraio 2012. Subito si attivarono nevicate in pianura su parte del Nord-Est, in particolare tra Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche. In Sardegna la neve cadde fino al livello del mare: uno di quei dettagli che, da soli, raccontano la portata dell’evento.

Poi arrivò il gelo vero, quello con le massime sotto zero anche di giorno in molte località italiane. Qualcosa di simile, ma molto più rapido, si ripropose il 27 dicembre 1996, quando l’Italia fu investita nuovamente dal Buran, il vento siberiano gelido che porta con sé aria continentale secchissima.

Una curiosità, ancora oggi al centro di discussioni accesissime quando si commentano i bollettini nazionali: raramente un’ondata di gelo coinvolge l’intera Italia con anomalie termiche perfettamente uniformi. Questo porta spesso a sottovalutare o sminuire singoli eventi perché altrove, magari, le temperature restano più “normali”.

Accade soprattutto quando la neve cade su alcune regioni per via di depressioni tra le Baleari, la Sardegna e il Mar Tirreno. Configurazioni del genere favoriscono nevicate su città come Roma, Firenze e molte altre località del Centro, mentre in altre zone prevalgono vento secco e gelo senza precipitazioni.

 

Le temperature del 5 gennaio 1985

Il 5 gennaio 1985 segna l’inizio ufficiale del grande gelo. Ecco le temperature registrate quel giorno, con minime e massime nell’ordine:

Bolzano: -5°C; -2°C
Torino: -7°C; 0°C
Cuneo: -8°C; -4°C
Milano: -6°C; +1°C
Trieste: -4°C; -3°C
Venezia: -5°C; -2°C
Bologna: -7°C; -2°C
Forlì: -10°C; +1°C
Genova: -2°C; +1°C
Pisa: -2°C; +1°C
Firenze: -3°C; 0°C
Perugia: -4°C; 0°C
Ancona: -3°C; +3°C
L’Aquila: -4°C; +2°C
Pescara: -1°C; +8°C
Roma Ciampino: -2°C; +8°C
Campobasso: -2°C; +4°C
Napoli: +2°C; +11°C
Bari: +3°C; +5°C
Potenza: -1°C; +5°C
Reggio Calabria: +7°C; +15°C

Nel Sud Italia, il flusso freddo non era ancora arrivato davvero, come dimostrano massime oltre i +15°C in alcune località. Valori che, evidentemente, con il gelo hanno poco a che spartire. Ma quando l’aria fredda riesce a dilagare fin lì, il Meridione può diventare una delle aree più esposte alle ondate di freddo estremo, con episodi di neve fino alle coste.

 

Montagne glaciali e il confronto con Mosca

Nel Nord Italia, le montagne registrarono temperature minime decisamente glaciali:

Passo Rolle: -19,9°C
Monte Paganella: -21,4°C
Monte Cimone: -20,0°C

Su scala europea, quei giorni furono contrassegnati da freddo diffuso, ma non eccezionale in Russia. A Mosca la minima scese a -20°C, ben lontana dai -30°C che la città può toccare nei casi di Buran più intenso. E molto distante dal record assoluto di -42,1°C misurato il 17 gennaio 1940.

 

L’apice del gelo: 11 e 12 gennaio 1985

In Italia, il gelo siberiano si consolidò nei giorni successivi. Tra l’11 e il 12 gennaio 1985, dopo le nevicate e il maltempo dell’8 e 9 gennaio, il tempo si stabilizzò con cieli sereni su gran parte della Penisola. In quota le temperature risalirono leggermente, ma al suolo la situazione fu completamente diversa.

La combinazione tra massa d’aria gelida, assenza di vento e forte effetto albedo del suolo innevato portò le temperature a livelli mai sperimentati prima in molte località. Il risultato? Una serie di minime da record.

 

Le temperature dell’11 gennaio 1985

L’11 gennaio 1985 resta uno dei giorni simbolo della climatologia italiana. Minime e massime:

Bolzano: -12°C; +2°C
Torino: -12°C; +2°C
Cuneo: -7°C; 0°C
Milano: -11°C; -5°C
Trieste: -4°C; +2°C
Venezia: -12°C; 0°C
Bologna: -16°C; -6°C
Ferrara: -19,4°C; -8°C
Piacenza: -19,0°C; -2,8°C
Brescia: -19°C; -4°C
Padova: -19°C; -4°C
Genova: -3°C; 0°C
Pisa: -14°C; +4°C
Firenze: -21,4°C; -0,4°C
Perugia: -10°C; 0°C
Forlì: -18°C; -2°C
Rimini: -17°C; -2,8°C
Grosseto: -12,4°C; +3°C
L’Aquila: -22°C; -5°C
Rieti: -20°C; -8°C
Piana del Fucino: -26,5°C; -15,8°C
Guidonia: -10°C; +2°C
Roma Ciampino: -11°C; 0°C
Frosinone: -18°C; +6°C
Campobasso: -8°C; -3°C
Napoli: -5°C; +4°C
Potenza: -9°C; -2°C

La temperatura più bassa di tutto l’episodio venne registrata il 13 gennaio 1985 a San Pietro Capofiume (frazione di Molinella, provincia di Bologna): -28,8°C. Un valore che ancora oggi fa impressione solo a leggerlo.

 

Un freddo da record… ma da contestualizzare

Questi numeri rappresentano, per molte località, il record di freddo almeno dal dopoguerra. In alcune aree, però, il febbraio 1956 portò valori ancora più bassi (come i -22°C di Torino), mentre altrove il primato resta legato al 1929.

I confronti con il passato, però, vanno maneggiati con cura: le tecniche di misura sono cambiate, così come l’urbanizzazione e la cementificazione, che amplificano l’effetto di isola di calore urbano. In Italia, spesso sono le inversioni termiche – freddo che ristagna nei bassi strati – a generare le minime più estreme, a differenza del Nord America, dove il gelo è accompagnato da venti fortissimi che “mescolano” l’aria e neutralizzano parte dell’effetto urbano.

Il gelo colpì duramente le vallate dell’Italia centrale, come l’Aquilano, il Reatino, il Frusinate e altre zone appenniniche. Nella Piana del Fucino si toccarono -26,5°C, mentre nell’Appennino bolognese, a Pracchia, si arrivò fino a -30°C.

 

Le temperature del 12 gennaio 1985

Il 12 gennaio non fu da meno, con altre minime straordinarie:

Bolzano: -13°C; -3°C
Torino: -13°C; -2°C
Cuneo: -8°C; -3°C
Milano: -14°C; -6°C
Trieste: -3°C; +3°C
Venezia: -11°C; 1°C
Bologna: -12°C; -5°C
Ferrara: -18,7°C; -5°C
Piacenza: -18,4°C; -1,8°C
Brescia: -18°C; -3°C
Padova: -15,1°C; -5°C
Genova: -0,3°C; +5°C
Pisa: -14°C; +2°C
Firenze: -23°C; 0°C
Perugia: -16°C; -1°C
Forlì: -19°C; -2°C
Rimini: -17°C; -0,8°C
Grosseto: -7,4°C; +2,8°C
L’Aquila: -17°C; -6°C
Rieti: -20°C; -8°C
Piana del Fucino: -26,5°C; -15,4°C
Guidonia: -6°C; +4°C
Roma Ciampino: -6°C; +2°C
Frosinone: -11°C; +1°C
Campobasso: -6°C; -1°C
Napoli: -2°C; +5°C
Potenza: -9°C; -1°C

Il dato di Firenze, -23°C, è tuttora clamoroso: ha spazzato via il record precedente di -12,8°C registrato nel gennaio 1968. Difficile, per chi vive oggi in città, persino immaginare un freddo del genere sull’Arno.

 

Dopo il gelo, l’evento da manuale: neve al Nord

Dopo il picco di gelo arrivò un peggioramento meteorologico eccezionale, con nevicate abbondantissime sul Nord Italia. In molte città il manto nevoso sfiorò il metro, mentre nelle zone prossime ai rilievi si superò di gran lunga quella soglia.

La Val Padana, soprattutto la Lombardia e il sud del Trentino, venne letteralmente sommersa, con disagi enormi ma anche con immagini che sarebbero entrate a pieno titolo nella storia del meteo italiano del XX secolo.

È proprio questo tipo di dinamica – prima gelo secco, poi perturbazione nevosa intensa – a rappresentare un “evento da manuale”. E sì, episodi di gelo così forte potrebbero ripetersi. Non sappiamo quando, né esattamente dove, ma casi analoghi registrati in Paesi vicini all’Italia mostrano che il cambiamento climatico non elimina le ondate di gelo: in certe condizioni, può persino accentuarne l’intensità.

 

Tempesta Filomena: la neve storica su Madrid

Un esempio lampante arriva dalla Spagna. Tra l’8 e il 9 gennaio 2021, la tempesta Filomena investì Madrid con una nevicata storica. In città si accumularono tra i 30 e i 50 centimetri di neve, paralizzando completamente la capitale.

La circolazione fu messa in ginocchio, gli alberi crollarono sotto il peso del manto nevoso, e nei giorni successivi, nelle periferie, le minime scesero fino a -15°C, valori mai registrati prima in quell’area urbana. Anche qui, siamo in piena epoca di Global Warming – o Riscaldamento Globale – ma l’evento non contraddice affatto il riscaldamento: ne è, in un certo senso, una conseguenza indiretta.

La destabilizzazione del jet stream e le modifiche della circolazione atmosferica favoriscono discese di masse d’aria fredda verso latitudini insolite, aumentando la probabilità di meteo estremo.

 

Gelo in Grecia e Mediterraneo orientale

Anche la Grecia ha vissuto negli ultimi anni ondate di gelo di rilievo. Nel gennaio 2022, una forte irruzione fredda portò neve abbondante fino ad Atene e alle isole dell’Egeo, comprese Rodi e Creta. A ovest della capitale, le minime scesero fino a -14°C: un valore eccezionale per l’area.

Già nel febbraio 2008 una massa d’aria artica aveva portato nevicate intense su Atene, con accumuli oltre i 40 centimetri in alcune zone. Per regioni poco abituate a gestire queste condizioni, eventi del genere rappresentano sfide logistiche e infrastrutturali enormi.

 

Nord America: quando il Vortice Polare si spezza

Spostando lo sguardo sul Nord America, troviamo episodi di gelo altrettanto impressionanti. Nel gennaio 2019, Chicago registrò temperature minime prossime a -30,5°C, il valore più basso dai medi anni ’80.

In quel caso, la causa fu una potente incursione di aria artica legata all’indebolimento del Vortice Polare. Una parte dell’aria gelida che solitamente rimane “confinata” attorno al Polo scivolò verso sud, investendo le Grandi Pianure e il Midwest con un’ondata di gelo e vento che rese le temperature percepite ancora più proibitive.

 

Un clima di contrasti: caldo record e gelo estremo

Mentre continuiamo a registrare episodi di gelo eccezionale, le cronache climatiche sono dominate – sempre più spesso – da ondate di caldo prolungate, siccità estreme e notti tropicali persino in città di pianura. Diciamolo: il clima moderno è un clima di contrasti.

Gli scienziati sottolineano come il Riscaldamento Globale possa favorire proprio questo dualismo: da un lato ondate di caldo sempre più lunghe, diffuse e intense; dall’altro ondate di gelo meno frequenti, ma potenzialmente più estreme quando si verificano, a causa dei forti contrasti tra masse d’aria caldissima e irruzioni di aria gelida.

Gli eventi recenti, in Italia, in Spagna, in Grecia e nel Nord America, raccontano un clima sempre più difficile da incasellare in schemi semplici. Meno lineare, più nervoso, più estremo. E con un dato che conviene tenere a mente quando si pensa alle prossime nevicate in Val Padana o a Roma: il fatto che il pianeta si stia scaldando non significa affatto che il grande freddo appartenga solo ai libri di storia.

  (TEMPOITALIA.IT)

Seguici su Google News
Tags: cambiamento climaticogelo 1985La Ninanevicate val padanaondate di gelovortice polare
CondividiTweet
Articolo precedente

Dicembre in bilico: anticiclone o freddo? Il segnale del riscaldamento stratosferico

Prossimo articolo

Prossima settimana di brutto TEMPO: ancora FREDDO, piogge, NEVE

Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

Prossimo articolo

Prossima settimana di brutto TEMPO: ancora FREDDO, piogge, NEVE

Meteo: Prossime ore, dal grande Caldo ai forti temporali al Nord

27 Maggio 2026

Caldo eccezionale di fine Maggio: il meteorologo dice tra il 3 e 8 Giugno rinfrescata

27 Maggio 2026
L'anticiclone perderà qualche colpo favorendo temporali

L’alta pressione cede ai temporali, meno caldo e arriva la grandine

26 Maggio 2026

Inizio GIUGNO 2026 tra caldo e sorprese: l’ESTATE non è ancora completa

26 Maggio 2026

Apice del caldo Mercoledì 27 e Giovedì 28, poi temporali e leggero calo termico

26 Maggio 2026
Temperature elevate per il resto di maggio, poi possibile stop

L’anticiclone africano con caldo verso il culmine, ma si cambia a Giugno

25 Maggio 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.