
(TEMPOITALIA.IT) Il quadro meteorologico sul Vecchio Continente ha subito uno stravolgimento totale. Quella bolla di aria gelida che aveva imprigionato gran parte dell’Europa nella prima settimana di Gennaio 2026 è stata letteralmente spazzata via. A dettare legge ora sono le impetuose correnti dell’Oceano Atlantico, che hanno ripreso a scorrere con vigore da ovest verso est, confinando il freddo artico alle latitudini più estreme, verso la Scandinavia e la Russia.
Siamo passati, nel giro di poche ore, da paesaggi siberiani a un clima autunnale, umido e ventoso. Le temperature hanno subito un’impennata verticale, con variazioni anche di 15 gradi in meno di due giorni su nazioni come la Germania e la Polonia. Tuttavia, questa tregua dal gelo nasconde insidie ben peggiori per la sicurezza del territorio.
Il disgelo rapido e la paura per le piene dei fiumi
L’attenzione degli enti di monitoraggio si è spostata drasticamente: dall’allerta neve all’allarme piene. La massa enorme di neve caduta recentemente sulle pianure dell’Europa Centrale sta fondendo a ritmi accelerati a causa delle piogge e delle temperature miti. Il terreno, in molte aree ancora gelato (fenomeno noto come frozen ground), agisce come una lastra impermeabile, impedendo l’assorbimento dell’acqua.
Di conseguenza, fiumi importanti come il Reno, la Mosa e l’Elba stanno vedendo i loro livelli idrometrici salire pericolosamente. In Francia e nella Germania occidentale, la situazione è monitorata minuto per minuto. Il rischio di alluvioni lampo è concreto, specialmente nelle vallate più strette dove l’acqua di fusione si somma alle precipitazioni portate dalle nuove perturbazioni atlantiche.
Venti di tempesta sulle Isole Britanniche
Mentre il centro del continente gestisce l’acqua, il Nord Europa combatte con il vento. Una serie di profondi cicloni extratropicali sta sferzando le Isole Britanniche. In Scozia e lungo le coste dell’Irlanda, le raffiche hanno superato i 100 km/h, creando disagi ai trasporti marittimi e aerei. È il prezzo da pagare per il risveglio del flusso zonale atlantico, che porta mitezza ma anche molta energia cinetica.
L’Italia tra piogge e mitezza apparente
Anche l’Italia risente di questo cambio di circolazione. L’alta pressione sta cedendo, aprendo la porta alle perturbazioni che bagneranno soprattutto il Nord e le regioni tirreniche. La neve tornerà, ma solo a quote medio-alte sulle Alpi, mentre gli Appennini vedranno la pioggia anche sulle vette a causa dello zero termico in risalita.
Lo scenario di fine gennaio: il ritorno del freddo russo?
Se l’immediato futuro è segnato dall’umidità atlantica, le proiezioni a lungo termine per la fine di Gennaio 2026 dipingono uno scenario inquietante. I modelli matematici più prestigiosi, come quelli dell’ECMWF, ipotizzano una nuova manovra a tenaglia. L’Anticiclone delle Azzorre potrebbe spingersi verso nord, bloccando le correnti oceaniche (blocco atlantico).
In questa configurazione, il serbatoio di aria gelida continentale, attualmente parcheggiato sulla Russia e sugli Urali, potrebbe mettersi in moto retrogrado (da est verso ovest). Il “Generale Inverno” potrebbe quindi tornare a bussare alla porta dell’Europa e del Mediterraneo proprio nei giorni della Merla, portando un nuovo crollo termico e neve in pianura. Tutto dipenderà dalla tenuta del Vortice Polare Stratosferico, che mostra segni di instabilità.
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