Ciò che si sta verificando in questi ultimi giorni di marzo entro quella stratosfera che spesso tendiamo a ignorare finché non produce effetti macroscopici, ha dell’incredibile per tempismo e vigore. Siamo di fronte a un Final Warming piuttosto precoce che certamente non resterà confinato nei manuali di meteorologia, ma che potrebbe diventare il vero protagonista della stagione primaverile. Non ci sorprenderebbe se ci ritrovassimo a dondolare su un’altalena, dove il confine tra un maglione pesante e una t-shirt diventerebbe sottilissimo nel giro di pochi giorni.
Il collasso del Vortice Polare
Il Vortice Polare ha letteralmente alzato bandiera bianca, infatti quando i venti zonali invertono la rotta così bruscamente, la nostra atmosfera perde quella linearità rassicurante a cui vorremmo aggrapparci in vista della primavera, lasciando spazio a scambi meridiani spietati, con l’aria artica che viaggia verso le basse latitudini e i richiami di aria calda che risalgono con determinazione verso nord. Esiste poi la questione dell’Oceano Pacifico, con questa transizione da La Niña verso una fase neutrale che aggiunge ulteriore incertezza a un quadro già abbastanza complicato. Da un lato la stratosfera spinge per la formazione di robusti blocchi anticiclonici e una corrente a getto che si ondula, dall’altro lato l’oceano cerca di ripristinare il classico flusso dell’Oceano Atlantico decisamente più tranquillo.
Sinceramente, prevedere chi avrà la meglio da questo braccio di ferro è una sfida che mette a dura prova anche i modelli fisico-matematici più sofisticati, poiché la dinamicità atmosferica sarà tale che ogni previsione oltre i cinque o sette giorni rischia di naufragare radicalmente, rendendo complicata la pianificazione stagionale. Tra i mesi di marzo e aprile, in effetti, si intravede un’Europa spesso sotto scacco delle basse pressioni, con il nostro Mar Mediterraneo che agirà come una calamita per i cicloni. Senza dubbio non sarà la classica primavera tutta rose e fiori.
Sbalzi termici sull’arco Alpino
Aspettiamoci quindi piogge abbondanti, forse persino esagerate a ridosso dell’Arco Alpino, e sbalzi termici ad intervalli regolari. Una stagione che non prosegue linearmente, ma che inciampa spesso e volentieri tra un’irruzione fredda e un richiamo caldo pre, frontale. Crediamo fermamente che la percezione collettiva sarà quella di una primavera che non vuole saperne di mettersi in moto, anche se in realtà sarà, meteorologicamente parlando, iperattiva e per nulla statica. Una volta giunti a maggio, la stratosfera inizierà a rimettersi in riga, lasciandoci in balia dell’inevitabile riscaldamento solare e delle dinamiche puramente primaverili.
Il rischio di un passaggio brusco verso il caldo africano
A questo punto il discorso si fa più delicato e, se vogliamo, preoccupante. Potremmo passare, in effetti, direttamente dal freddo al caldo rovente. Il Mar Mediterraneo è ormai un hotspot di energia troppo influente per restare inerte di fronte alle prime avvezioni di aria calda di origine nordafricana. Il rischio, in questi casi, è quello di trovarsi ad avere a che fare con temporali di una violenza inaudita, di quelli che nascono dal nulla in un pomeriggio apparentemente tranquillo e che scaricano quantità d’acqua torrenziali in pochi minuti, con grandinate che poco hanno a che fare con la delicatezza primaverile. La sensazione sarà quella di aver saltato un capitolo del libro, un brusco balzo dall’inverno a un’estate precoce e indisciplinata. Forse dobbiamo rassegnarci all’idea che la primavera, intesa come periodo di equilibrio e transizione graduale, sia un concetto che appartiene sempre più al passato, sostituito da fenomeni sempre più estremi, in un senso o nell’altro.
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