Notti tropicali, quando il caldo non dà tregua: perché succede e come difendersi
Cosa sono davvero le notti tropicali
Si parla di notte tropicale quando la temperatura minima non scende sotto i 20°C. Tutto qui. Una soglia fissata dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), che però dice parecchio su come stanno cambiando le nostre estati. Il corpo umano, per riposare bene, ha bisogno di una temperatura ideale durante la notte; quando l’aria resta calda anche dopo il tramonto – e questo è tipico, per esempio, della Valle Padana e delle città – quel meccanismo si inceppa, la temperatura scende con lentezza e il caldo, come in questo periodo e in tante altre stagioni estive, può restare ben superiore alla soglia dei 20°C.
La differenza con una semplice giornata bollente è sostanziale. Di giorno il caldo lo metti in conto, ti organizzi. È la notte calda che logora, perché toglie all’organismo la finestra in cui dovrebbe smaltire lo stress termico accumulato. Il caldo spezza il sonno con risvegli continui, e al risveglio resta quella sensazione di non aver chiuso occhio: chi ha passato un’estate in un appartamento all’ultimo piano, senza un filo d’aria, sa benissimo di cosa parlo.
Quando la città trattiene il caldo
E qui entra in scena il vero protagonista urbano: l’isola di calore urbana. Asfalto, cemento, vetro e mattoni si comportano come spugne termiche: assorbono l’irraggiamento solare per tutto il giorno e lo restituiscono lentamente di notte, proprio quando ci aspetteremmo un po’ di refrigerio. Strade strette, palazzi alti, poco verde: l’aria calda fatica a defluire, ristagna, e il termometro scende a rilento.
Il risultato? In un centro città le minime notturne possono essere parecchi gradi più alte rispetto alla campagna circostante. Non è una semplice percezione: è un dato misurato da stazioni meteo ufficiali. In alcune grandi città, e in determinate condizioni, si possono registrare anche oltre 5°C in più rispetto alla campagna. Va poi considerato che questo scarto è maggiore laddove la vegetazione è scarsa o assente, tra i condomini e ai piani alti degli edifici.
Aggiungiamo al calore l’umidità, che fa sembrare ancora più rovente ciò che già lo è, e il quadro è completo. Le grandi conurbazioni di pianura, dalla Pianura Padana alle aree del Centro, sono tra le più esposte, ma nessuna metropoli ne è davvero immune.
Un fenomeno raddoppiato in vent’anni
I dati lasciano poco spazio all’interpretazione. In Italia il numero di notti tropicali, in buona parte dei capoluoghi, è raddoppiato nell’arco di due decenni. Città che un tempo ne registravano poche all’anno oggi ne contano decine, con stagioni calde che cominciano prima e si chiudono sempre più tardi. Insomma, la finestra del caldo notturno si allunga, anno dopo anno, dal Nord alle Isole. E attenzione: il fenomeno si è accentuato laddove il clima è continentale, come nella Valle Padana occidentale, e si sta estendendo anche ai primi rilievi, tanto che sino a 800 metri di quota, sulle Alpi, troviamo ormai parecchie notti calde di questo tipo. Qualcosa che dieci anni fa capitava molto di rado, oggi si ripete ogni estate e persino per settimane.
Dietro tutto questo c’è il Riscaldamento Globale, certo, ma da noi si aggiunge un secondo motore: il riscaldamento del Mediterraneo. Un mare più caldo cede energia alle coste anche di notte, e i due effetti si sommano. Per questo le fasce costiere e il Sud guidano da sempre le classifiche delle nottate bollenti. Non è una stranezza tutta nostra, sia chiaro – il fenomeno cresce in tutta Europa e nel resto del Mondo -. Ma in Italia corre più veloce.
Il ruolo del climatizzatore
C’è chi non lo accetta, c’è chi sostiene che aumenti le emissioni di gas serra. Ma di notte, anche se questo elettrodomestico non piace a tutti, si rivela utile, se non indispensabile, per dormire bene; e, come si sa, i medici avvertono che un buon sonno riduce il rischio di malattie e di malesseri.
Aprire le finestre la sera, vecchio rimedio della nonna, in molte città ormai non basta più: fuori l’aria è torbida di calore, a volte persino peggio che dentro casa. La soluzione più efficace, a oggi, resta il climatizzatore dotato di modalità notturna. L’idea è semplice: accenderlo poco prima di coricarsi, portare la camera intorno ai 26°C – o comunque a un valore che ritenete accettabile, ideale per il vostro sonno – e soprattutto abbattere il tasso di umidità, che è poi il vero responsabile di quella sensazione appiccicosa addosso.
Sui consumi, però, qualche luogo comune va sfatato. Un climatizzatore moderno, usato con criterio, pesa sulla bolletta meno di quanto si pensi: in diversi casi i consumi sono inferiori a quelli di un comune frigorifero domestico, che invece resta acceso ventiquattr’ore su ventiquattro. C’è poi lo scoglio dell’investimento iniziale, quello che frena tante famiglie. E qui le cose si stanno muovendo: sempre più compagnie elettriche propongono installazione e pagamento dilazionato direttamente in bolletta, anche su cinque anni. Una formula che spalma la spesa e rende l’impianto accessibile senza un esborso immediato.
Resta il buon senso, che non guasta mai. Schermare le finestre nelle ore più calde, non esagerare con il freddo, puntare a un divario ragionevole tra interno ed esterno. Perché dormire bene, in fondo, non è un capriccio – è la condizione minima per reggere la giornata che verrà -.
Credit
- Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO): monitoraggio del caldo estremo e dell’indicatore delle notti tropicali
- Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) : rischi sanitari delle ondate di calore e del caldo notturno
- Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) : scenari e proiezioni delle notti tropicali in Europa
- Nature – npj Urban Sustainability : le città italiane e l’aumento delle ondate di calore
- Bulletin of Atmospheric Science and Technology (Springer) : studio sull’intensità dell’isola di calore urbana