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Perché l’Italia vede sempre più fulmini

Nei cieli italiani compaiono temporali dall'attività elettrica impressionante, simili a quelli delle regioni desertiche: ecco perché accade, cosa c'entrano i mari caldi e come l'estate 2026 sta cambiando le regole del gioco.

Andrea Meloni di Andrea Meloni
05 Lug 2026 - 11:15
in A La notizia del Giorno, Cambiamento Climatico, Wiki Meteo
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Temporali come nel deserto: perché l’Italia vede sempre più fulmini e tempeste estreme

Perché i temporali del deserto sono così violenti

Chi ha avuto la fortuna, o la sfortuna, di osservare un temporale in una regione desertica sa che si tratta di uno spettacolo quasi irreale, e si, per la quantità di fulmini e lampi che si osservano. Nei deserti, dal Sahara e arabico al Sudovest degli Stati Uniti, l’aria è rovente e il suolo, arido, cede calore in quantità enormi. Quando in quota arriva aria più fresca (nemmeno fredda), il contrasto termico diventa esplosivo: le correnti ascensionali raggiungono velocità straordinarie e il cumulonembo si sviluppa fino a 15-18.000 metri di altezza, penetrando persino nella stratosfera. Si formano nubi così gigantesche che gli aerei che viaggiano a oltre 10 km di altezza devono evitare per non subire danni.

In queste condizioni meteo estreme, la macchina elettrica del temporale lavora a pieno regime. Le collisioni tra cristalli di ghiaccio  nella parte gelida della nube, e più in basso polvere in sospensione, separano cariche elettriche con un’efficienza tale da produrre un’attività elettrica quasi continua: nei sistemi temporaleschi più intensi si arriva a superare 1 fulmine al secondo, con il cielo notturno che resta illuminato a giorno per decine di minuti. La base delle nubi resta generalmente molto alta per la secchezza dei bassi strati. Tali temporali, possono favorire anche qui il vento violentissimo, il downburst, raffiche discendenti violentissime che sollevano muri di sabbia e polvere. E poi rilasciare locali violentissimi nubifragi che possono persino allagare aree desertiche.

Quando il deserto arriva in Italia

Da alcuni anni questo tipo di temporale non è più un’esclusiva delle terre aride. Però, va detto che temporali con cariche elettriche frequenti si verificano in regioni a clima tropicale, non ovunque, ma alcune aree sono particolarmente investite da queste tempeste di fulmini.

In Italia lo abbiamo visto comparire dapprima al Nord, dove le notti estive di Giugno, Luglio e Agosto vengono sempre più spesso squarciate da lampeggiamenti incessanti, con migliaia di fulmini in poche decine di minuti. Più recentemente, fenomeni analoghi, seppur isolati, sono stati osservati anche lungo la Penisola, dal versante tirrenico all’Adriatico.

La causa va cercata nel cambiamento climatico e quindi nel Riscaldamento Globale: temperature sempre più elevate e un Mar Mediterraneo ormai bollente, che quest’anno ha toccato anomalie fino a 8°C sopra la media, con acque superficiali, ad esempio, attualmente sino a 29°C nel Mar Ligure.

Un mare così caldo pompa nell’atmosfera quantità enormi di vapore acqueo, il vero carburante dei temporali. Più energia disponibile significa correnti ascensionali più potenti, grandine di grosse dimensioni e, appunto, una produzione di fulmini paragonabile a quella dei grandi sistemi convettivi tropicali e desertici.

 

Il Nord Italia, laboratorio dei temporali estremi

La Pianura Padana è da sempre una delle aree più temporalesche d’Europa, e non è un caso. Tra l’altro, nelle mappe che censiscono il numero di fulmini che cadono in un anno, è quella che ne vede di più.

Chiusa tra Alpi e Appennino, accumula per giorni aria caldissima e umidissima; quando una goccia fredda in quota scavalca le montagne, l’innesco è immediato e la stagione dei temporali violenti entra nel vivo con supercelle, nubifragi e grandinate devastanti. Nelle annate più calde, l’attività elettrica di questi sistemi è tale che le reti di rilevamento registrano frequenze di fulminazione un tempo impensabili alle nostre latitudini, con episodi in cui la soglia del fulmine al secondo viene ampiamente superata.

Il paradosso è che più fa caldo, più i temporali diventano rari ma feroci. L’energia si accumula per settimane sotto la cappa anticiclonica e, quando finalmente si libera, lo fa in modo brutale, come già raccontato analizzando luglio rovente e i suoi temporali violenti. Il fulmini sono così fitti che a terra si udisce un boato continuo geneato dal tuono.

 

L’estate 2026 tra siccità e fiammate africane

Questo 2026 ne è la dimostrazione perfetta. L’anticiclone africano ha dominato gran parte di Giugno con temperature tropicali, lunga serie di giornate di siccità e notti soffocanti, e dopo una breve pausa è già pronto a tornare protagonista. Il risultato è che i temporali, al Nord Italia come altrove, risultano diradati nel tempo: possono passare due o tre settimane senza una goccia di pioggia. Poi, alla prima infiltrazione fresca in quota, l’atmosfera esplode con una nuova feroce ondata di fenomeni estremi alternati a caldo da record, in un copione che si ripete fiammata dopo fiammata.

È esattamente la dinamica dei climi aridi e quelli tropicali con eventi convettivi di violenza estrema.

 

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Le proiezioni per il cuore dell’estate indicano il probabile ritorno di lunghe fasi stabili e roventi, come già evidenziato osservando l’attenuazione solo temporanea del caldo africano. Infatti, ci stiamo avviando verso una nuova ondata di calore che non sappiamo quanto durerà.

Ogni cedimento dell’alta pressione, anche locale, perché questa è poi un’altra peculiarità, specie al Nord Italia, vedrà temporali con cieli illuminati a giorno e un’attività elettrica fuori scala. Uno spettacolo affascinante, certo, ma da osservare rigorosamente al riparo.

 

Credit:

  • NOAA NSSL – Lightning Basics
  • NOAA NSSL – Thunderstorm Basics
  • Copernicus Marine Service
  • ESA,
  • EU Space – Copernicus
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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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