Temporali come nel deserto: perché l’Italia vede sempre più fulmini e tempeste estreme
Perché i temporali del deserto sono così violenti
Chi ha avuto la fortuna, o la sfortuna, di osservare un temporale in una regione desertica sa che si tratta di uno spettacolo quasi irreale, e si, per la quantità di fulmini e lampi che si osservano. Nei deserti, dal Sahara e arabico al Sudovest degli Stati Uniti, l’aria è rovente e il suolo, arido, cede calore in quantità enormi. Quando in quota arriva aria più fresca (nemmeno fredda), il contrasto termico diventa esplosivo: le correnti ascensionali raggiungono velocità straordinarie e il cumulonembo si sviluppa fino a 15-18.000 metri di altezza, penetrando persino nella stratosfera. Si formano nubi così gigantesche che gli aerei che viaggiano a oltre 10 km di altezza devono evitare per non subire danni.
In queste condizioni meteo estreme, la macchina elettrica del temporale lavora a pieno regime. Le collisioni tra cristalli di ghiaccio nella parte gelida della nube, e più in basso polvere in sospensione, separano cariche elettriche con un’efficienza tale da produrre un’attività elettrica quasi continua: nei sistemi temporaleschi più intensi si arriva a superare 1 fulmine al secondo, con il cielo notturno che resta illuminato a giorno per decine di minuti. La base delle nubi resta generalmente molto alta per la secchezza dei bassi strati. Tali temporali, possono favorire anche qui il vento violentissimo, il downburst, raffiche discendenti violentissime che sollevano muri di sabbia e polvere. E poi rilasciare locali violentissimi nubifragi che possono persino allagare aree desertiche.
Quando il deserto arriva in Italia
Da alcuni anni questo tipo di temporale non è più un’esclusiva delle terre aride. Però, va detto che temporali con cariche elettriche frequenti si verificano in regioni a clima tropicale, non ovunque, ma alcune aree sono particolarmente investite da queste tempeste di fulmini.
In Italia lo abbiamo visto comparire dapprima al Nord, dove le notti estive di Giugno, Luglio e Agosto vengono sempre più spesso squarciate da lampeggiamenti incessanti, con migliaia di fulmini in poche decine di minuti. Più recentemente, fenomeni analoghi, seppur isolati, sono stati osservati anche lungo la Penisola, dal versante tirrenico all’Adriatico.
La causa va cercata nel cambiamento climatico e quindi nel Riscaldamento Globale: temperature sempre più elevate e un Mar Mediterraneo ormai bollente, che quest’anno ha toccato anomalie fino a 8°C sopra la media, con acque superficiali, ad esempio, attualmente sino a 29°C nel Mar Ligure.
Un mare così caldo pompa nell’atmosfera quantità enormi di vapore acqueo, il vero carburante dei temporali. Più energia disponibile significa correnti ascensionali più potenti, grandine di grosse dimensioni e, appunto, una produzione di fulmini paragonabile a quella dei grandi sistemi convettivi tropicali e desertici.
Il Nord Italia, laboratorio dei temporali estremi
La Pianura Padana è da sempre una delle aree più temporalesche d’Europa, e non è un caso. Tra l’altro, nelle mappe che censiscono il numero di fulmini che cadono in un anno, è quella che ne vede di più.
Chiusa tra Alpi e Appennino, accumula per giorni aria caldissima e umidissima; quando una goccia fredda in quota scavalca le montagne, l’innesco è immediato e la stagione dei temporali violenti entra nel vivo con supercelle, nubifragi e grandinate devastanti. Nelle annate più calde, l’attività elettrica di questi sistemi è tale che le reti di rilevamento registrano frequenze di fulminazione un tempo impensabili alle nostre latitudini, con episodi in cui la soglia del fulmine al secondo viene ampiamente superata.
Il paradosso è che più fa caldo, più i temporali diventano rari ma feroci. L’energia si accumula per settimane sotto la cappa anticiclonica e, quando finalmente si libera, lo fa in modo brutale, come già raccontato analizzando luglio rovente e i suoi temporali violenti. Il fulmini sono così fitti che a terra si udisce un boato continuo geneato dal tuono.
L’estate 2026 tra siccità e fiammate africane
Questo 2026 ne è la dimostrazione perfetta. L’anticiclone africano ha dominato gran parte di Giugno con temperature tropicali, lunga serie di giornate di siccità e notti soffocanti, e dopo una breve pausa è già pronto a tornare protagonista. Il risultato è che i temporali, al Nord Italia come altrove, risultano diradati nel tempo: possono passare due o tre settimane senza una goccia di pioggia. Poi, alla prima infiltrazione fresca in quota, l’atmosfera esplode con una nuova feroce ondata di fenomeni estremi alternati a caldo da record, in un copione che si ripete fiammata dopo fiammata.
È esattamente la dinamica dei climi aridi e quelli tropicali con eventi convettivi di violenza estrema.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Le proiezioni per il cuore dell’estate indicano il probabile ritorno di lunghe fasi stabili e roventi, come già evidenziato osservando l’attenuazione solo temporanea del caldo africano. Infatti, ci stiamo avviando verso una nuova ondata di calore che non sappiamo quanto durerà.
Ogni cedimento dell’alta pressione, anche locale, perché questa è poi un’altra peculiarità, specie al Nord Italia, vedrà temporali con cieli illuminati a giorno e un’attività elettrica fuori scala. Uno spettacolo affascinante, certo, ma da osservare rigorosamente al riparo.
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